mercoledì, Settembre 9, 2026

In viaggio con Fedi e Vance alla scoperta delle “parole dimenticate”


PISTOIA – Che cos’è la bòzzima? E un’ecolalia? Chi è un barullo? E un archilèo?

Parole strane, desuete, dimenticate perchè troppo difficili o specifiche, ma che fanno comunque parte del nostro vocabolario, testimoniandoci ancora una volta la ricchezza e la vitalità della lingua italiana, fra termini dialettali e voci che rimandano a lingue antiche.

La copertina del libro “L’opificio delle parole dimenticate”

Con “L’opificio delle parole dimenticate” (Alvivo Edizioni, 2021, 15 euro) Nico Fedi (autore delle illustrazioni) ed Emilio Vance (scrittore dei testi) danno vita a un piccolo “atlante” di parole quasi mai più utilizzate, prendendo spunto dagli strumenti meccanici di un “opificio” fantastico e straordinario.

Caleidoscopio eruttivo, faro bulbifero, ingranditore flipperico, raschianuvole: sono solo alcuni dei surreali macchinari della “fabbrica delle parole” ai quali gli autori affidano il compito di masticare, impastare, costruire, ricomporre una serie di termini – le “parole dimenticate”, appunto – da sottoporre all’attenzione del lettore, come se esse costituissero l’esito finale di un processo produttivo. E in parte è così, dal momento che in una lingua viva le parole non sono dei “monoliti” fissi e immutabili, ma cambiano e si evolvono, mutano significato, si intrecciano con altre lingue, si adattano a nuovi contesti.

Un volumetto in diciassette schede tutto da leggere e da sfogliare, grazie a testi accattivanti che stimolano la curiosità e ai coloratissimi disegni che animano le pagine, fra contrasti cromatici e ardite geometrie. Una missione investigativa ma divertente tra fantasie pittoriche e letterarie, densa di citazioni e rimandi da scoprire in ogni angolo di pagina.

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