sabato, Agosto 8, 2026

Incidente sul lavoro, muore un operaio di 61 anni schiacciato dal muletto

CAMPI BISENZIO – Un uomo di 61 anni, originario dello Sri Lanka, ha perso la vita nell’azienda di imballaggi Capp Plast a Capalle, nel comune di Campi Bisenzio. L’operaio è rimasto schiacciato dal muletto che stava conducendo e che si è ribaltato. L’incidente intorno alla mezzanotte di ieri.

Sul posto sono intervenuti i sanitari, insieme al personale della prevenzione sugli infortuni sul lavoro della Asl Toscana Centro, ai carabinieri e ai vigili del fuoco.

Domani domenica 9 agosto, dalle 9 alle 10, la Rsu dello stabilimento Capp Plast di Campi Bisenzio partecipa a un momento di cordoglio davanti alla fabbrica.

“Siamo sconvolti per la tragedia accaduta – afferma l’azienda -. Sono in corso le verifiche da parte dell’autorità giudiziaria per ricostruire la dinamica dell’incidente: al momento non è possibile aggiungere altro. Ora possiamo solo stringerci intorno alla famiglia, ai suoi cari e a tutti i colleghi che hanno condiviso con lui il percorso professionale e umano. Un uomo che da tempo lavorava con noi, che era parte integrante del nostro staff. Siamo costernati. Desideriamo ricordarlo per il suo impegno, la sua professionalità e il contributo che ha offerto ogni giorno con dedizione. In 66 anni di attività non era mai accaduto nulla di simile. Una tragedia ancora più difficile da accettare perché siamo da sempre in prima linea sui corsi e sulla formazione per la sicurezza sul lavoro: una volta l’anno chiudiamo gli stabilimenti di Prato e Capalle per dare a tutti la possibilità di partecipare al Safety Day. Una tragedia che ci colpisce nel profondo”. Questo il commento della direzione aziendale di Capp Plast a seguito dell’incidente mortale avvenuto ieri sera nello stabilimento di Campi Bisenzio.

CGIL Firenze e Filctem CGIL Firenze esprimono profondo cordoglio per la morte del lavoratore. Al dolore si uniscono rabbia e sgomento per l’ennesima vita spezzata mentre si lavora.

“Chiediamo che sia fatta chiarezza sulla dinamica dell’accaduto – si legge in una nota – . Non possiamo rassegnarci a considerare gli infortuni e le morti sul lavoro come una tragica fatalità. Di lavoro si deve vivere, non morire. Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per tutti e ci ricorda quanto sia ancora necessario fare sul terreno della prevenzione e della sicurezza.Diciamo sempre in generale che servono più controlli, più prevenzione, più formazione e una maggiore attenzione all’organizzazione del lavoro e ai rischi presenti in ogni attività. La sicurezza non può mai essere subordinata ai tempi della produzione o considerata un costo: deve essere la priorità assoluta in ogni luogo di lavoro”.

«Quattro morti al giorno sono già una strage. E il dato reale rischia di essere ancora più drammatico – osserva Alessandro Grassini, presidente regionale dell’Anmil -. Ancora una volta siamo costretti a parlare di un lavoratore che non è tornato a casa.

Ancora una volta si aggiungono un nome e un volto alla lunga e inaccettabile lista delle vittime sul lavoro Dopo la morte, avvenuta pochi giorni fa, di un lavoratore di 44 anni di Massa-Carrara, rimasto schiacciato da alcune lastre, oggi la tragedia di Campi Bisenzio.

“Non possiamo più accettare che ogni volta ci si limiti ad aggiornare un numero – denuncia ANMIL Toscana – perché dietro quei numeri ci sono persone, famiglie, figli, genitori e comunità che vengono colpite per sempre da una tragedia».

Per troppo tempo si è parlato di una media di tre morti al giorno sul lavoro. Oggi il quadro è ancora più drammatico e i dati riconducibili agli infortuni mortali riconosciuti dall’INAIL indicano una media che arriva a circa quattro vittime al giorno. Un dato che, peraltro, non può raccontare interamente la realtà, perché rimangono difficili da intercettare le situazioni legate al lavoro sommerso e al lavoro nero.

A questo si aggiunge il dramma delle malattie professionali, che rappresentano un’altra forma, spesso silenziosa e meno visibile, di conseguenza mortale del lavoro: «Il caso dei lavoratori oltre i 60 anni deve farci riflettere».

Per ANMIL Toscana c’è però un ulteriore elemento sul quale le istituzioni devono interrogarsi: l’età dei lavoratori coinvolti negli incidenti mortali.

«Il lavoratore morto a Campi Bisenzio aveva 61 anni – sottolinea ANMIL Toscana – e vogliamo tornare proprio su questo dato. Possiamo continuare a pensare che sia normale chiedere a una persona di oltre 60 anni di affrontare determinate mansioni, turni notturni e condizioni di lavoro senza interrogarci sulla sostenibilità del lavoro a quell’età?».

Il tema, secondo ANMIL, deve essere affrontato anche alla luce dell’evoluzione delle politiche previdenziali e dell’innalzamento dell’età lavorativa.

«Non vogliamo affermare che l’età, da sola, sia la causa degli incidenti. Sarebbe semplicistico e non spetterebbe a noi stabilire le responsabilità di una singola tragedia. Ma non possiamo ignorare il problema: con l’aumentare dell’età lavorativa devono necessariamente aumentare anche le attenzioni, la prevenzione, la valutazione dei rischi e l’adeguamento delle mansioni alle condizioni effettive della persona».

«ANMIL chiede da tempo un confronto alla Regione Toscana»

ANMIL Toscana torna quindi a rivolgere un appello diretto alle istituzioni regionali, chiedendo l’apertura di un tavolo permanente di confronto sulla sicurezza e sulla prevenzione degli infortuni.

Il sindaco di Campi Bisenzio, Andrea Tagliaferri e l’Amministrazione Comunale esprimono la più profonda vicinanza alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone che erano vicine all’operaio che ha perso la vita sul luogo di lavoro. La perdita di una vita sul lavoro richiama ancora una volta l’importanza imprescindibile della sicurezza, della prevenzione, dei controlli e della tutela dei lavoratori. Non possiamo e non dobbiamo considerare una morte sul lavoro una fatalità, perché si lavora per vivere, non per morire.

Domani, alle ore 9, è previsto un momento di raccoglimento presso la ditta CAPP PLAST, per esprimere insieme il dolore e la vicinanza dell’intera comunità.

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