venerdì, Maggio 8, 2026

Infermieri di famiglia: “Case di comunità senza personale”

FIRENZE – “La Regione continua a inaugurare Case di comunità senza preoccuparsi di chi dovrà mandarle avanti. Strutture nuove, tagli del nastro e annunci, ma senza infermieri sufficienti per garantire i servizi ai cittadini”.

È durissimo l’attacco del NurSind Toscana sulla situazione delle dotazioni organiche nelle nuove Case di comunità aperte grazie ai fondi del PNRR. L’allarme arriva direttamente dagli infermieri di famiglia e di comunità che operano sul territorio e che, denuncia il sindacato, vengono ormai sistematicamente spostati nelle nuove strutture per coprire turni e carenze, spesso ricorrendo anche allo straordinario.

“Si sta facendo un gioco pericoloso – attacca il segretario regionale del NurSind, Giampaolo Giannoni – perché il personale territoriale è già allo stremo e non può essere svuotato per riempire artificialmente Case di comunità e Punti di intervento rapido. Servono assunzioni vere, dedicate e immediate. Invece assistiamo all’ennesima operazione di facciata: si aprono strutture senza avere il personale necessario per farle funzionare”. Secondo il NurSind, la situazione è aggravata da una programmazione regionale fallimentare, incapace di affrontare la cronica carenza infermieristica.

“Da anni denunciamo un problema che la Regione continua a ignorare – prosegue Giannoni –. In Toscana mancano almeno 5mila infermieri e si continua a far finta di niente. A livello nazionale servirebbero circa 70mila professionisti per rendere operative le Case di comunità previste dal PNRR. Quegli infermieri semplicemente non esistono. E allora qualcuno deve avere il coraggio di dire la verità ai cittadini: senza personale queste strutture rischiano di trasformarsi in scatole vuote”.

Il NurSind chiede alla Regione Toscana un piano straordinario e immediato di reclutamento infermieristico, denunciando il rischio concreto di un ulteriore impoverimento dell’assistenza territoriale e di un’estate ingestibile sul fronte delle sostituzioni e della tenuta dei servizi.

“Di fronte a tutto questo – conclude Giannoni – persiste il silenzio assordante dell’assessora Monni, che rifiuta ogni momento di interlocuzione con la parte sindacale”.

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