martedì, Settembre 8, 2026

Io e Malcolm: un ricordo tra Pistoia e il cinema

PISTOIA – Nel paese dove abito io ricordo la parete di una casa in prossimità del ponte. Su quella parete venivano affissi i manifesti dei film in programmazione a Pistoia, all’epoca avevo poco più di dieci anni ma mi ricordo benissimo il tenebroso volto di Marlon Brando ne “Il Padrino”, la sensuale Laura Antonelli di “Malizia” e altri, fra questi l’inquietante sguardo beffardo di Malcolm McDowell di “Arancia meccanica”.

Troppo giovane allora per avere accesso alla sala cinematografica, ma nel giro di pochi anni quei film li ho visti tutti facendo crescere in me una profonda passione per l’arte cinematografica che, negli anni Settanta, forniva un capolavoro dopo l’altro senza interruzioni, da “Taxi driver” a “Todo Modo”, da “Il Cacciatore” a “American Graffiti”, “La febbre del sabato sera” o “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.

Questi film affiancavano, insieme alla musica e alle letture, la mia formazione e la crescita culturale.

Negli anni successivi, per uno strano scherzo del destino, ho avuto modo di incontrare di persona coloro che hanno avuto ruoli da protagonisti nella realizzazione di quelle pellicole cinematografiche a me molto care. Ultimo, in ordine di tempo, Albhy Galuten, produttore musicale dei Bee Gees e Grease, ma anche Paul Schrader sceneggiatore di Taxi Driver o Matthew Modine, il soldato Joker di Full Metal Jacket.

Nel 1989 invece ho fatto, per caso, la comparsa in un film di Ugo Gregoretti. Si intitolava “Maggio musicale”, molti gli interpreti noti nel mondo della lirica ma non solo, anche Carlo Monni e, mirabile dictu, Malcolm McDowell!

Fare la comparsa non è difficile, non servono doti particolari se non fare quel che ti viene detto di fare, la mia figura era quella di “tecnico di teatro” per cui, visto che il film parlava appunto della messa in scena di un’opera lirica, ho svolto per più di una settimana questa parte. Molti i momenti di attesa in cui non c’era da fare niente ma questo insieme agli interpreti del film, insieme al “capo drugo” Alex: Stanley Kubrick l’aveva scelto per “Arancia Meccanica” grazie a quel suo tipo di sorriso strafottente e ironico usato nel suo primo e importante film “If”, e adesso era lì con me.

Stefano Di Cecio con Malcolm McDowell al Lucca Film Festival

Ne approfittai, senza esagerare, per scambiare qualche chiacchiera e, vista la mia passione per la fotografia, scattargli qualche foto con la mia Pentax MX a pellicola ovviamente, era pur sempre il 1989. Non esistevano cellulari allora, niente selfie, niente social, solo diapositive da rivedere magari con gli amici.

Ieri, dopo la conferenza stampa del Lucca Film Festival, ho avuto modo di rincontrarlo e, dopo 36 anni, dargli le stampe di quelle foto che ovviamente non aveva mai visto. Fra queste una che lo ritrae con sua madre che era venuto a trovarlo in Toscana, quando l’hanno vista lui e suo figlio Beckett sono rimasti sorpresi e felici, “Non ho molte foto con mia madre – ha detto Malcolm – questa è fantastica!”.

Stesso stupore anche per le altre foto, insomma, anche se sono passati molti anni, una sorpresa gradita e accettata molto volentieri. Tutto questo è accaduto prima della serata che lo ha visto salire sul palco del Lucca Film Festival e ricevere un premo alla carriera.

Stefano metre mostra a Malcolm McDowell e al figlio Beckett alcuni scatti relativi al set del film “Maggio musicale”

Rindossando così le vesti di giornalista gli ho chiesto chi è stato il miglior regista con cui ha lavorato durante la sua carriera. “Domanda difficile – ha risposto – perché è terribile scegliere, ma va bene, te lo dico. Uno dei miei preferiti purtroppo non è più in vita e gli devo moltissimo perché mi ha scelto per il mio primo film, un film incredibile intitolato “If”. Il regista era Lindsay Anderson, con lui è stato come lavorare con un professore di Oxford, un grande professore brontolone. Si arrabbiava facilmente. Non con i suoi attori, ma se le cose non andavano bene in produzione, poteva fiutare le stronzate a un miglio di distanza, ma era molto poetico, molto vulnerabile, una bella persona. Sono stato molto fortunato ad averlo come primo regista in un film e all’inizio non mi rendevo conto di essere la star del film, sai, ma sono diventato il capo di questa gang. Kubrick ha visto quel film e mi ha scelto per il ruolo di Alex in “Arancia meccanica”.

La fotografia scattata da Stefano Di Cecio e raffigurante Malcolm con la madre con l’autografo e la dedica di McDowell

Quindi devo ringraziare molto Lindsay Anderson, ma ho lavorato con altri grandi registi, come Robert Altman, un uomo grandioso ed eravamo dei gran monelli insieme. Lo incontravamo ovunque fossi, in qualsiasi città, ricevevo una chiamata da lui, e diceva: “ehi, ragazzo, sono Bob”. E io rispondevo, “Oh, ciao, Bob, come va? Ehi, sei in giro? Stasera ho una festicciola”. Oppure ci incontravamo in un ristorante e la serata terminava all’alba del giorno dopo, era pazzesco, era un ragazzo fantastico.

L’altro giorno parlavo di un altro grande regista, Blake Edwards. Adoravo lavorare con lui perché era un regista comico fantastico. Quindi sono stato molto fortunato, davvero, anche di aver lavorato con registi esordienti. E’ così divertente vedere un giovane regista che cerca di capire come lasciare il segno in un film, quali sono le sue idee e come esprimerle. Il cinema  è davvero emozionante per me”.

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