mercoledì, Settembre 9, 2026

Israele e Palestina: superare la creazione del “nemico” per arrivare alla pace

PISTOIA – Un “fazzoletto di terra” da millenni crocevia di popoli, culture, religioni, da troppo tempo sconvolta da un conflitto che ha provocato migliaia di vittime civili e ha alimentato un vortice di odio, intolleranza e razzismo.

In occasione del Giorno della Memoria la terza edizione della rassegna “Le parole di Hurbinek” pone all’attenzione del pubblico, accorso numeroso in un Teatro Bolognini gremito, una conversazione a più voci tra passato e presente per riflettere attentamente su una delle più grandi tragedie della contemporaneità, quel conflitto israelo-palestinese che solo adesso lascia intravedere qualche spiraglio di tregua e di speranza dopo una striscia di sangue lunga quindici mesi.

All’incontro di oggi pomeriggio hanno preso parte Paola Caridi e Gad Lerner, giornalisti e saggisti, Stefano Levi Della Torre, scrittore e critico d’arte, Arturo Marzano, docente di Storia e istituzioni dell’Asia all’Università di Pisa e Eliana Princi, insegnante del Liceo Artistico Petrocchi di Pistoia.

Gli ospiti della conferenza per “Le parole di Hurbinek” al Teatro Bolognini di Pistoia (fotografie di Stefano di Cecio)

In apertura Massimo Bucciantini, ideatore della rassegna, riallacciandosi al significato del Giorno della Memoria e alle parole di Primo Levi, ha avvertito il pubblico della necessità di non limitare questa data alla commemorazione e al ricordo, ma di sforzarsi a comprendere il passato anche per capire il presente.

“Questo ponte fra passato e presente, che si connette allo sguardo del bambino Hurbinek, è esposto al rischio della semplificazione di un mondo diviso nel classico schema bipartitico tra buoni e cattivi, e a quello che il passato venga manipolato in chiave ideologica. Le soluzioni sono prendersi più tempo per riflettere, non giungere a conclusioni affrettate, ascoltare più voci: tanto più se l’argomento in questione è oggetto di distorsioni, disinformazione, letture che privelegiano l’aspetto emozionale piuttosto che quello razionale”.

Ad aprire l’incontro il collegamento online da Doha con la giornalista e storica Paola Caridi, esperta di mondo arabo e studiosa della questione palestinese, per un ragguaglio sui negoziati che in queste settimane proseguono a seguito della fragile tregua raggiunta tra Israele e Hamas dopo quindici mesi di conflitto. “Quando parliamo di negoziati di pace tra le due parti in guerra – ha ammonito – facciamo sempre riferimento ai grandi attori internazionali, agli Stati e ai vari organismi politici, ma non teniamo quasi mai conto dei popoli.

È una distorsione questo non voler sentire o non dare importanza alla voce popolare: in questo senso il fiume umano che in questi ultimi giorni sta attraversando la striscia di Gaza dai campi profughi verso il centro città, per tornare alle aree abbandonate con la forza a causa dell’invasione e dei bombardamenti israeliani, è un segnale forte che noi stentiamo a comprendere. Un fatto diametralmente opposto a quanto ipotizzato dai poteri politici, come il neo presidente americano Trump o l’ex segretario Blinken, che hanno entrambi suggerito, pur con modi e toni diversi, di svuotare ed evacuare la Striscia per poi valutare cosa fare. In questo senso sono i popoli a decidere il proprio destino e la propria storia, e di fronte a questi avvenimenti le parole dei leader politici sembrano già datate e fuori luogo”.

Gli ospiti dell’incontro con Paola Caridi in collegamento video da Doha

Stefano Levi Della Torre, abbracciando una prospettiva storica di lungo periodo, ha poi sottolineato l’eredità della Shoah ponendo due fondamentali questioni, già affrontate da Arendt e Levi nei loro scritti: “il primo problema si ricollega alla questione della banalità del male e il rischio ancora oggi concreto di una sua assuefazione, l’altro problema è quello del rapporto tra i carnefici e i loro collaborazionisti, che diventano complici di crimini efferati per passività o convenienza”.

Gad Lerner, riflettendo sul significato del Giorno della Memoria e sulla sua attualità politica, ha posto l’accento sulla nuova ondata di fanatismo e di nazionalismo che ha coinvolto allo stesso modo il popolo israeliano e quello palestinese, entrando in una spirale di violenza che fino a questo momento ha portato a una cessazione delle ostilità e ma non a una vera ricerca di una pace e di una convivenza durature.

“Entrambi i leader di Israele e Hamas si scambiano reciproche accuse di nazismo, come risultato dello scontro più violento e feroce che si è consumato in quasi un secolo di guerra tra i due popoli. C’è un uso strumentale e ideologico di paradigmi novecenteschi, di richiami a un passato tragico che viene utilizzato per delegittimare l’altro, per identificare e colpire il nemico. Siamo di fronte a due popoli straordinari e dalla storia millenaria, che hanno quella terra dove entrambi possono e hanno il diritto di vivere in pace.

Ci siamo a lungo interrogati se quello perpetrato dalle forze di Israele nella Striscia di Gaza in questi ultimi quindici mesi si possa definire un genocidio contro il popolo palestinese, come d’altronde se i fatti tragici del 7 ottobre siano stati un genocidio contro il popolo israeliano, ma la questione è un’altra: entrambi gli schieramenti hanno adottato una visione collettiva del nemico, vedendo in ogni civile inerme un potenziale terrorista o una minaccia diretta alla propria esistenza.

Genocidio, strage, crimini di guerra e contro l’umanità, terrorismo: non è una questione di termini e parole, ma è la sostanza di un conflitto che si alimenta grazie alla propaganda, alla deumanizzazione del nemico, alla pretesa di essere gli unici depositari della verità e della giustizia”.

Massimo Bucciantini, Gad Lerner e Stefano Levi Della Torre

C’è stato poi uno scambio di opinioni tra i relatori sul ruolo dei media e dei giornalisti, di entrambi gli schieramenti, che con coraggio hanno denunciato i crimini a danno della popolazione civile e hanno sfidato sistemi in cui a prevalere erano la censura, la presenza di letture distorte della realtà e la volontà di una “autorimozione” delle proprie azioni.

Un aspetto problematico soprattutto per noi in Occidente, dove lo spazio informativo si è di fatto diviso nel “tifo” acritico per l’una o l’altra parte in conflitto, un “tifo” molto spesso sostenuto da ragioni puramente ideologiche che non ha affatto contribuito alla comprensione dei fatti, ma a una loro semplificazione e banalizzazione sulla base di opposte “simpatie” politiche.

Quale futuro, infine, per questa terra bellissima e martoriata, crocevia millenario di popoli, culture e religioni?

Ci sono state sfumature diverse tra i relatori, ma tutti hanno concordato con la necessità di un riconoscimento reciproco tra Israele e Palestina per dare vita a due Stati autonomi e sovrani. Sono stati ricordati i numerosi errori che nei decenni passati le leadership di entrambi i popoli hanno commesso tra collusioni, fanatismi religiosi, accordi sfumati a pochi passi dalla linea d’arrivo; forse a questo punto israeliani e palestinesi dovrebbero fare un passo indietro per “farne due avanti” e giungere a un compromesso che possa consentire ai due popoli di costruire insieme un futuro di prosperità e pace.

Troppo a lungo l’estrema destra nazionalista e ortodossa di Israele e le formazioni politiche radicali palestinesi, di ispirazione islamista o marxista, hanno boicottato tutti i passati tentativi di giungere a una conciliazione, nell’illusione di poter costruire un unico Stato cacciando via il popolo nemico, ma di fatto protraendo all’infinito una situazione di odio, violenza e conflitto.

Il pubblico del Teatro Bolognini durante l’incontro

Numerosi gli spunti di riflessione scaturiti dall’incontro, che certamente non aveva la pretesa di poter esaurire nell’arco di un’ora e mezzo i molti e delicati aspetti legati all’argomento, ma che ha avuto il merito di stimolare un dibattito costruttivo (merce rara di questi tempi) stimolando osservazioni e domande da parte del pubblico.

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