mercoledì, Settembre 9, 2026

Jair Messias Bolsonaro, lei non è il benvenuto a Pistoia

di Alberto Vivarelli

PISTOIAJair Messias Bolsonaro, la sua presenza a Pistoia non è gradita. Sappiamo di essere una voce piccola e flebile, ma tante flebili voci possono diventare grida assordanti.

Lei è stato eletto democraticamente Presidente del Brasile e in quanto tale ha tutto il diritto di rappresentare il suo Paese dove e quando vuole, ma a Pistoia lei non è gradito per i valori che esprime, contrari all’essenza stessa della libertà e della democrazia.

La politica non c’entra niente, se fosse stato di sinistra avremmo scritto la stessa cosa.

Il 2 novembre sarà davanti al Monumento votivo militare brasiliano – che è terra brasiliana -, renderà omaggio ai soldati che combatterono e morirono per liberare le nostre terre dal nazifascismo, una delle dittature più feroci del secolo scorso, insieme al comunismo; il sacrificio e il sangue di quei 550 giovani sono ancora ben incisi nella nostra memoria, il cimitero brasiliano è diventato per tutti i pistoiesi un luogo simbolo.

Lei si inchinerà davanti a quel monumento che è un grido di libertà, quella libertà contro la quale più volte si è pronunciato.

“Sono a favore di una dittatura. Non risolveremo mai i problemi della nazione con questa democrazia irresponsabile”, disse nel 1992, una democrazia così irresponsabile da consentirgli di diventare presidente del Brasile.

“Non cambierà mai nulla in questo paese attraverso il voto. Niente. Assolutamente niente. Le cose cambieranno solo quando inizierà una guerra civile e noi faremo il lavoro che il regime militare non ha fatto”, affermò nel maggio 1999 per ribadire il concetto.

Non è stato dammeno sui diritti civili.

“Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido”, affermò nell’ottobre 2002, concetto rafforzato nel giugno 2011: “Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò un ipocrita: preferirei che mio figlio morisse in un incidente”. E due anni dopo affrontò di nuovo il tema, alla sua maniera: “Ai brasiliani non piacciono gli omosessuali”.

E che dire della sua concezione sul ruolo delle donne? Agghiacciante.

“Ho detto che non ti violenterei perché non te lo meriti”, disse nel dicembre 2014 a Maria do Rosario e a proposito dei suoi figli: “Ho cinque bambini. Quattro di loro sono maschi, ma per il quinto ho avuto un momento di debolezza ed è uscita una femmina”, questa perla è del 2017.

Medesimo disprezzo per i suoi connazionali neri: “Non corro il rischio di vedere i miei figli uscire con donne nere. Sono molto ben educati”, affermò nel marzo 2011; “Sono andato a visitare un quilombo (un insediamento fondato dai discendenti di schiavi fuggiaschi). Il più leggero lì in mezzo pesava 100 chili. Non fanno nulla, non penso che siano nemmeno buoni per procreare”. Era il 2017, non un secolo fa.

Lei è l’epigono di una cultura violenta, misogina, omofoba, negazionista.

Ci consola il fatto di non essere soli, Jair Messias Bolsonaro, anche a Padova la sua presenza non è gradita, nonostante le origini patavine dei suoi trisnonni e il discusso conferimento della cittadinanza onoraria di Anguillara Veneta.

Da mesi i vescovi del Brasile denunciano violenze, soprusi, strumentalizzazioni della religione, devastazione ambientali e l’aggravarsi di una grave crisi sanitaria, economica, etica, sociale e politica, intensificata dalla pandemia.

“Non si nasconde – scrive il vescovo di Padova Claudio Cipolla -, che il conferimento della cittadinanza onoraria ci ha creato forte imbarazzo, stretti tra il rispetto per la principale carica del caro Paese brasiliano e le tante e forti voci di sofferenza che sempre più ci raggiungono e non possiamo trascurare, gridate da amici, fratelli e sorelle”.

Il vescovo non sarà ad accogliere il Presidente. E non ci sarà nemmeno il sindaco Sergio Soldani. Visiterà la Basilica del Santo come semplice credente.

Ci auguriamo che il 2 novembre nessun rappresentante delle istituzioni pistoiesi sia al suo fianco, perché anche l’assenza può esprimere plasticamente il dissenso.

Jair Messias Bolsonaro, lei non è il benvenuto in questa terra.

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