giovedì, Settembre 10, 2026

La chiesa di Aalto a Riola: un incontro tra fede e architettura moderna

RIOLA – Uno degli esempi più interessanti di architettura religiosa in stile moderno, un luogo dove fede e contemporaneità si fondono in armonia in un ambiente dalla forte spiritualità.

In località Ponte di Riola, frazione del comune di Grizzana Morandi, a pochi passi dalla stazione e dopo aver attraversato il fiume Reno, in fondo a un’ampia piazza sorge la chiesa di Santa Maria Assunta, nota anche come “chiesa di Aalto” dal nome del celebre architetto finlandese che ne sviluppò il progetto.

Un’architettura che a primo impatto può “spiazzare” il visitatore, incerto di trovarsi di fronte a un edificio sacro, vista la sua struttura assai diversa da quella “canonica” e tradizionale delle chiese cattoliche: ma l’intento di Aalto, a ben guardare, non era certo quello di sovvertire in maniera provocatoria le regole dell’architettura liturgica, bensì quello di dar vita a un ambiente capace di sintetizzare in maniera armonica l’architettura moderna e la tradizione cattolica, mantenendo al proprio interno una forte carica religiosa e spirituale.

Alcune immagini degli spazi interni e dell’esterno della chiesa di Santa Maria Assunta a Riola (fotografie di Andrea Capecchi)

Non a caso il progetto della chiesa di Santa Maria Assunta muove i primi passi alla metà degli anni Sessanta, in un periodo di grande fermento religioso della Chiesa bolognese, sulla scia dei rinnovamenti sanciti dal Concilio Vaticano II. In questa importante riunione ecumenica, che vedeva convergere a Roma tutti i vescovi cattolici del mondo, si pose l’accento sulla necessità di ridefinire il legame fra architettura e liturgia, sulla base delle complesse trasformazioni sociali e culturali che erano germogliate nel cinquantennio precedente in Europa e che avevano plasmato, in maniera tutt’altro che indifferente, un nuovo modo con cui il fedele del Novecento si rapportava a Dio.

Sostenitore di questa nuova sensibilità che si stava facendo largo anche tra le alte gerarchie ecclesiastiche fu in particolare il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, che nel novembre 1965 ebbe l’occasione di conoscere di persona Alvar Aalto in occasione di un’esposizione a Firenze dedicata alle realizzazioni e ai progetti dell’architetto finlandese. Il cardinale aveva già da tempo maturato l’idea di realizzare un ambiente di culto “moderno” sul territorio bolognese, mentre per Aalto la possibilità di progettare e costruire una nuova chiesa rappresentava di fatto il “coronamento” dei suoi ideali architettonici e l’occasione per poter mettere in pratica nuove soluzioni da lui stesso progettate.

Tra i due nacque subito un rapporto cordiale e una collaborazione destinata a svilupparsi in tempi rapidissimi, tanto che già agli inizi di gennaio del 1966 Aalto effettuò il primo sopralluogo a Riola, nel luogo prescelto in cui sarebbe sorta la nuova chiesa; sul finire del medesimo anno l’architetto finlandese presentò a Bologna, in Palazzo Magnani, il progetto definitivo del suo intervento. Ma l’entusiasmo iniziale che aveva coinvolto, oltre ai due principali protagonisti, anche la comunità riolese, venne frenato nei mesi successivi dalla mancanza di adeguati finanziamenti, nonostante alcune generose donazioni e il costante impegno del parroco di Riola, don Luigi Borri, convinto sostenitore del progetto, che si adoperò attraverso raccolte di offerte e piccoli lasciti testamentari.

D’altra parte le improvvise dimissioni di Lercaro dall’arcidiocesi bolognese nel febbraio del 1968 – ufficialmente per motivi di salute, ma furono le insistenti le voci che parlarono di un suo allontanamento per contrasti con la Curia romana – privarono il progetto del suo principale committente, e per i successivi dieci anni la chiesa di Aalto restò “nel cassetto”, anche se per fortuna l’idea non venne mai abbandonata e in molti, in primo luogo i parrocchiani di Riola, continuarono la loro raccolta di fondi per avviare la costruzione dell’edificio sacro.

Nel 1976 la Chiesa bolognese, adesso guidata dal cardinale Antonio Poma, dopo aver reperito i finanziamenti necessari diede finalmente avvio al cantiere della chiesa, affidato all’impresa edile del costruttore di origine riolese Mario Tamburini. Per un curioso caso del destino, sia Lercaro che Aalto scomparvero a pochi mesi di distanza nel corso del 1976, ed entrambi non riuscirono a vedere terminata la chiesa che tanto avevano desiderata: tuttavia il progetto iniziale era in ottime mani, perché venne ripreso e revisionato dalla seconda moglie di Aalto, Elissa, anch’ella architetto, coadiuvata durante i lavori di costruzione dall’architetto Vezio Nava.

Il 17 giugno 1978 l’arcivescovo bolognese benedice e consacra la nuova chiesa di Santa Maria Assunta a Riola, che tuttavia assumerà la sua forma attuale nel 1994 con la costruzione del campanile, la sistemazione della piazza e l’aggiunta degli ambienti parrocchiali sulla sinistra dell’edificio. Si giunge così a conclusione di un percorso lungo e travagliato durato trent’anni, nato da un’idea visionaria e innovativa a cui ha dato corpo l’estro di uno tra i più importanti maestri del Movimento Moderno, annoverato al pari di grandi architetti e designer come Le Corbusier, Lloyd Wright, Gropius, Ponti e Michelucci.

Se dall’esterno la chiesa si fa notare per la sua particolare struttura “a quattro vele”, è l’interno a suscitare meraviglia con la sua unica navata di tipo asimmetrico e il candore delle pareti, con il bianco che si lega in armonia con il legno delle panche e della croce in fondo al presbiterio. I sei archi portanti di forma irregolare della navata sembrano accogliere il fedele in un abbraccio, creando uno spazio ampio e luminoso in cui la luce solare penetra attraverso le vetrate della copertura superiore e si riverbera all’interno sul candido intonaco delle pareti perimetrali. A dominare l’interno sono il bianco, simbolo di purezza, e la luce, simbolo della manifestazione divina e della guida della fede, che grazie alla soluzione architettonica di Aalto – già sperimentata con successo nel 1935 con la biblioteca municipale di Vyborg – si diffonde in tutti gli spazi liturgici, andando poi a convergere verso l’altare.

Alla sinistra della navata, una porta collega la chiesa con la canonica e gli ambienti esterni, mentre alla destra della navata si trovano l’organo e il battistero, costruito in posizione più ribassata con vetrate che si affacciano direttamente sul fiume Reno, quasi a voler suggerire una connessione simbolica tra l’acqua del fiume e quella del battesimo.

Un ambiente, in definitiva, che pur nella modernità e nell’innovazione delle soluzioni architettoniche si lega alla tradizione nel riutilizzo di alcuni materiali “antichi”, come l’arenaria e il marmo di Carrara, e soprattutto è in grado di mantenere una forte carica spirituale e religiosa, simbolo tangibile di una Chiesa “in movimento” verso il futuro e animata da uno spirito di progresso e rinnovamento.

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