sabato, Ottobre 10, 2026

La chiesa, la Fabroniana, le stanze dei Cavalieri: una visita al complesso di San Filippo

PISTOIA – Una chiesa rivestita di splendidi affreschi barocchi, una biblioteca pubblica con volumi preziosi e rari, stanze “riscoperte” che ripercorrono le molte storie della famiglia Fabroni.

In occasione delle Giornate FAI d’Autunno e grazie all’impegno dei volontari dell’associazione, che ringraziamo, è stato aperto al pubblico tramite visite guidate il complesso di San Filippo, articolato gruppo di edifici da considerare però in una prospettiva unitaria dal punto di vista storico e architettonico, costituito dalla chiesa dei Santi Prospero e Filippo e dall’adiacente Biblioteca Fabroniana. Una struttura frutto di modifiche e ricostruzioni a partire dall’età medievale, ma che assume una precisa fisionomia agli inizi del Settecento, quando l’intero complesso si lega a doppio filo alla storia dei suoi proprietari, la potente e ricca famiglia dei Fabroni.

Il percorso di visita proposto dalle guide del FAI prende le mosse proprio dallo scalone di accesso alla Fabroniana, caratterizzato dalla presenza ai mezzanini di affreschi illusionistici che rappresentano un emiciclo di un antico tempio romano: un’emblematica testimonianza del fascino esercitato dalle rovine architettoniche dell’antica Roma, che vogliono idealmente mettere in connessione il presente con la cultura del passato. L’età classica viene così vista come un’epoca di splendore culturale, culla delle arti e del sapere, chiamata a ispirare gli intellettuali e gli uomini di cultura dell’età contemporanea attraverso le memorie e i richiami delle sue vestigia.

La sala di conservazione della Biblioteca Fabroniana durante la visita guidata del FAI (foto di Stefano Di Cecio)

L’albero genealogico della famiglia Fabroni ricostruisce la storia di questa famiglia dalle molte ramificazioni e con discendenti viventi ancora oggi: si tratta di un casato di umili origini – erano fabbri e lavoratori del ferro – ma che annovera tra i suoi membri personaggi illustri tra cardinali, uomini politici, ricchi mercanti e cavalieri. Una famiglia che nel corso dei secoli e con il passare delle generazioni si è resa protagonista non solo nella vita politica della città, ma ha intrapreso viaggi per mare, commerci, avventure che l’albero genealogico non rinuncia a celebrare: all’interno del dipinto compaiono infatti numerosi animali esotici, come i pappagalli, che testimoniano proprio questo gusto per l’esotismo e l’idea di una famiglia che ha saputo ampliare i propri orizzonti ben oltre i limiti e i confini di Pistoia.

Attraverso un’altra porta illusionistica con sopra dipinti i veri libri della biblioteca, si accede nell’ampia ex sala di consultazione della Fabroniana, biblioteca pubblica istituita dal cardinale Carlo Agostino Fabroni nel 1726 con una donazione “inter vivos” grazie alla quale i suoi libri venivano lasciati alla città e parimenti era proclamata la scomunica contro chiunque li avesse sottratti dal patrimonio pubblico, come appare evidente dal cartiglio dipinto sulla porta d’accesso della sala di conservazione.

Quella che un tempo era la sala di consultazione, concepita con un criterio piuttosto moderno con l’apertura di tre ampie finestre per dare luce all’intero ambiente, appare oggi piuttosto disadorna, ma sono ancora visibili gli stucchi barocchi alle pareti, la statua in marmo del cardinale Fabroni e i due gruppi scultorei della Natività e della Crocifissione di Cristo che introducono alla sala di consultazione, il “cuore” della Fabroniana e sicuramente il luogo più affascinante e suggestivo dell’intera visita.

Le imponenti scaffalature in legno di noce che corrono lungo le quattro pareti conservano 15mila volumi catalogati e ordinati per disciplina – più 440 manoscritti che risalgono fino all’Alto Medioevo – con una particolare attenzione verso discipline come la teologia, la storia ecclesiastica, la geografia, il diritto canonico, la patristica e la filosofia morale. La collezione romana del cardinale fu trasferita da Roma alla foce del Tevere e via mare fino al porto di Livorno, scortata da due galere pontificie concesse da papa Benedetto XIII, giungendo infine a Pistoia dove i volumi vennero sistemati in questo ambiente, fatto costruire ex novo esattamente sopra la chiesa preesistente.

Aperta al pubblico nel 1730, la biblioteca ebbe dubito un grande successo e continuò a essere fruita con regolarità fino agli inizi del Novecento: in seguito, a causa della presenza di testi in prevalenza in latino e di materie specialistiche, la Fabroniana è stata frequentata da un pubblico sempre più ristretto e negli ultimi decenni si è evoluta in biblioteca storica e specializzata, dove studiosi e ricercatori vengono a consultare i libri antichi per ricerche e tesi di laurea.

Un particolare di uno dei volumi custoditi presso la sala di conservazione della Biblioteca Fabroniana (foto di Stefano Di Cecio)

Tra i volumi conservati si segnalano anche documenti molto significativi che il cardinale Fabroni aveva portato a Pistoia dai suoi uffici romani della Propaganda Fide, e che testimoniano i rapporti epistolari e le relazioni di viaggio dei missionari cattolici in Cina e in India, con alcuni pezzi unici originali. Importanti anche i documenti sulla nascita del giansenismo francese, argomento che riguardò molto da vicino l’epoca del Fabroni, e che ci permettono di ricostruire la storia religiosa e filosofica di questo movimento.

Lasciando la biblioteca e salendo alle soffitte del palazzo, recentemente restaurate, entriamo nelle stanze dedicate all’ordine dei cavalieri di Santo Stefano, fondati dal granduca Cosimo de’ Medici e con sede nell’omonimo palazzo nel centro di Pisa: un ordine nato come guardacoste per la protezione delle coste toscane dalle incursioni barbaresche, ma i cui membri non disegnavano la pirateria e la “guerra di corsa” con il pretesto di combattere gli infedeli turchi. Pistoia diede tanti cavalieri a questo ordine, e gli stessi Fabroni ebbero capitani di galera che ci hanno lasciato diari di viaggio, documenti di navigazione e alcuni libri in arabo probabilmente presi durante un saccheggio. Le stanze presentano anche un affresco a carboncino di Napoleone che attraversa le Alpi, copia del celebre quadro di David, e un modellino in legno di galera come quelle utilizzate dai cavalieri di Santo Stefano nelle loro missioni.

L’ex sala di consultazione della Fabroniana con la statua del cardiale Carlo Agostino Fabroni (foto di Stefano Di Cecio)

L’itinerario si conclude con una visita alla chiesa dei santi Prospero e Filippo, caratterizzata dai magnifici affreschi barocchi di Gian Domenico Ferretti che coprono le volte della navata e della cupola. La particolarità dell’intero complesso è data dalla soluzione architettonica ideata da Francesco Maria Gatteschi, architetto di fiducia del cardinale Fabroni, che modificò il tetto della chiesa preesistente per costruirvi sopra la biblioteca Fabroniana, creando così un sistema di contrafforti per reggere il peso della struttura superiore e per conferire un senso di unità architettonica all’intero edificio.

Una visita molto partecipata e apprezzata, che testimonia ancora una volta il prezioso lavoro svolto dal Gruppo FAI di Pistoia nell’ambito della valorizzazione dei luoghi di cultura e d’arte della città e della loro divulgazione al pubblico. E domani le aperture a Pistoia proseguono con le visite guidate ai locali dell’Accademia d’organo “Giuseppe Gherardeschi” presso la chiesa dello Spirito Santo.

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