di Rosalba Bonacchi*
Negli ultimi giorni alcuni autorevoli esponenti del centrosinistra hanno dichiarato di voler porre la Costituzione al centro della proposta politica della futura coalizione, sia come riferimento programmatico, sia, secondo alcune ipotesi, come elemento caratterizzante del suo stesso nome.
È certamente un fatto positivo che la Costituzione torni al centro del dibattito pubblico. Dopo anni in cui è stata spesso considerata un ostacolo alla governabilità o un testo da modificare, il suo richiamo rappresenta un segnale importante.
Proprio per questo, tuttavia, è necessario distinguere due piani.
Il primo riguarda i programmi. Richiamare l’attuazione della Costituzione è un orientamento pienamente condivisibile, ma non può sostituire un programma politico. Attuare la Costituzione significa indicare con quali scelte, con quali priorità e con quali strumenti si intendono rendere effettivi i diritti al lavoro, alla salute, all’istruzione, alla pace, alla partecipazione democratica e all’uguaglianza sostanziale. È su questo terreno che si misura la credibilità delle proposte politiche.
Il secondo riguarda l’uso della parola “Costituzione” come elemento identificativo di una coalizione elettorale.
Su questo punto credo sia opportuna una riflessione.
La Costituzione appartiene alla Repubblica e a tutto il popolo italiano. È il fondamento della nostra convivenza democratica e il frutto dell’incontro tra le grandi culture politiche che, dopo la Resistenza, diedero vita all’Assemblea Costituente. Per questo dovrebbe continuare a rappresentare il terreno comune sul quale possono confrontarsi tutte le forze che si riconoscono nei valori della democrazia e dell’antifascismo.
Trasformarla in un simbolo identitario di una parte politica, anche con le migliori intenzioni, rischia di indebolirne proprio quel carattere unitario che costituisce la sua forza.
L’ANPI, per la storia che rappresenta e per il legame profondo che unisce Resistenza e Costituzione, ha sempre affermato che la Carta non appartiene a uno schieramento, ma all’intera comunità nazionale. Difenderla significa difenderne anche il carattere inclusivo e universale.
In una fase politica in cui simboli e valori comuni vengono sempre più spesso trasformati in strumenti di contrapposizione, vale la pena ricordare un principio semplice ma essenziale: la Costituzione deve ispirare i programmi di tutte le forze democratiche, ma non può diventare il patrimonio esclusivo di nessuna di esse.
La Costituzione è la casa comune della Repubblica. Ed è proprio per questo che continua a unire gli italiani ben oltre le appartenenze politiche.
*Presidente provinciale ANPI – Comitato Provinciale di Pistoia











