mercoledì, Settembre 9, 2026

La crisi delle sale cinematografiche: la denuncia dell’Anec

di Giacomo Martini

ROMA – Incassi crollati, sale vuote o addirittura con le saracinesche abbassate.

“Mancano all’appello dai dati Cinetel ben 500 schermi sui circa 3.600 in 1.300 strutture, andiamo verso un drammatico -20% e, se non si prendono provvedimenti presto, l’esercizio è a rischio”, dice all’ANSA il presidente ANEC Mario Lorini.

“Servono urgenti iniziative strutturali di sostegno, prima fra tutte la definizione ‘dinamica’ della finestra tra la distribuzione in sala e sulle piattaforme: 90 giorni potrebbe essere un primo fondamentale passo e poi c’è bisogno di una road map certa e condivisa sui passi da fare per cambiare rotta”, aggiunge.

L’ANEC ha convocato una conferenza stampa anche per chiamare all’unità tutto il settore: dagli attori – è intervenuto Fabrizio Gifuni in rappresentanza di UNITA – ai distributori, con il presidente Luigi Lonigro.

Gli incassi e le presenze hanno avuto una flessione nel 2021 rispetto agli ultimi anni pre-pandemici: si è perso oltre il 70%, in un mercato “già tradizionalmente debole rispetto all’Europa”.

Dice Lonigro: “oltre che presidio culturale le sale sono un presidio industriale, ne va del lavoro di tanti e se continua l’emorragia si chiude”. Le sale sono avamposti nei territori, sono luogo di socialità, sono importanti per la ripartenza economica e vanno difese, è l’appello di tutto il settore. Ma sono ancora così centrali in un’epoca che in due anni ha visto uno stravolgimento delle abitudini con spettatori inchiodati al divano, prima per obbligo sanitario e ora per scelta?

“Lo spettatore – riflette Lorini – è disorientato: dal tanto prodotto, dall’offerta ridondante delle piattaforme, per questo crediamo che mettere ordine sia fondamentale. Eravamo già vicini ad un accordo”.

Ma se sul cinema italiano ci si può arrivare, la richiesta è di avere la stessa finestra per il cinema internazionale. ‘Caso’ italiano significa anche caso di film italiani: quest’anno, e i dati non lasciano margine agli equivoci, performance bassissime in sala: delle 353 uscite, 153 erano made in Italy e la quota di incassi appena intorno al 20%, concentrata solo su 5 titoli, “i restanti film non sono stati visti, capiti, intercettati”, aggiunge.

Ma la contraddizione attuale è che la produzione va alla grande: 900 progetti di film, il 30% per le sale. Le ‘sirene’ delle piattaforme si fanno sentire, c’è il ragionevole sospetto che il pubblico non faccia più tanta differenza tra film e serie.

“L’unico strumento – ragiona Lonigro – è l’esclusività. La sala di colpo ha perso questa sua prerogativa e solo un intervento politico forte può cambiare le cose”.

Dopo la definizione di regole si passerà ad altro: ingressi senza mascherina come già accade altrove, popcorn come appena deliberato, promozioni forti per gli under 18, alfabetizzazione scolastica, nuovi spot, e infine cambiare in multiprogrammazione e dunque rendere più duttile la programmazione delle sale è una mossa che già trova tutti d’accordo.

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