mercoledì, Luglio 22, 2026

La “dorata beatitudine” della musica: intervista agli Ananda Mida

SERRAVALLE PISTOIESE – La forza di un collettivo aperto ad altri artisti, una trilogia discografica per dare continuità al progetto, il richiamo a un rock psichedelico in continua evoluzione.

Il prossimo sabato 1 agosto nella suggestiva cornice della Rocca di Castruccio la decima edizione di Serravalle Rock accoglie gli Ananda Mida, collettivo di musica stoner e psychedelic rock, guidato da Max Ear (già batterista degli OJM e direttore artistico della Go Down Records) insieme a Matteo Pablo Scolaro. Nata nel 2015, la band si è esibita con diverse formazioni da tre a sei membri, sia strumentali che con la partecipazione di cantanti: la formazione attuale è costituita da Conny Ochs (voce), Max Ear (batteria), Davide Bressan (basso), Matteo Pablo Scolaro e Alex Tedesco (chitarre) .

Portatrice di un sound ispirato al rock degli anni Settanta con influenze elettroniche e psichedeliche, nell’autunno del 2016 la band ha pubblicato il suo primo album completo, Anodnatius, coprodotto da Go Down Records e Vincebus Eruptum Recordings, che evoca le forze positive e le vibrazioni sottili presenti dentro e intorno a noi. Nel gennaio 2019 è uscito il secondo capitolo, Cathodnatius, con la partecipazione del cantante Conny Ochs, che descrive le forze opposte e le vibrazioni oscure che incontriamo oggi.

Nel giugno 2021, la band ha pubblicato l’EP live Karnak in un’edizione deluxe con copertina illustrata, con la partecipazione speciale dell’icona del desert rock Mario Lalli alla chitarra.

Il loro terzo disco in studio, Reconciler, è uscito nel novembre 2023, completando in maniera ideale questa prima “trilogia” di concept album. Nel luglio 2024 gli Ananda Mida hanno pubblicato il loro primo album dal vivo, Live at Duna Jam, per l’etichetta Heavy Psych Sounds, suggellando perfettamente il loro primo decennio di attività.

Nel corso di questa estate gli Ananda Mida fanno tappa a Serravalle Rock nell’ambito del loro Psych’n’Roll Tour, e per l’occasione li abbiamo intervistati per sapere qualcosa di più sul loro percorso artistico.

La formazione attuale degli Ananda Mida

Qual è il significato del vostro nome? C’è un qualche richiamo alla cultura buddhista e al mito greco del re Mida?

Il nostro nome deriva dalla parola spagnola anandamida, in inglese anandamide, e designa un recettore prodotto naturalmente dal corpo umano. Fu scoperto dallo stesso medico che per primo isolò il THC e usò apposta questa parola in sanscrito per meglio “sacralizzare” questa sua scoperta. Ci piaceva sia come suona la parola sia l’idea che esprime, solo decidemmo di scinderla per rifarci al mito del re Mida, così che il significato che solitamente diamo al nostro nome è una “dorata beatitudine”. Ci piace pensare che, ascoltando la nostra musica, qualcuno possa raggiungere una qualche beata profondità dentro di sé, qualunque essa sia.

Qual è stata l’idea di fondo che vi ha spinti a dare vita a questo progetto artistico?

Intorno al 2013 Pablo e Max hanno iniziato a suonare assieme, pensando di preparare il prossimo disco degli OJM; l’idea poi naufragò per vari motivi ma i brani che avevano abbozzato finora sembravano validi e quindi decisero di continuare, cercando altri compagni per questa nuova avventura. Dopo innumerevoli tentativi, si trovò in Bressa il bassista perfetto per il progetto e poco dopo Max coinvolse Alex Germany, suo chitarrista negli OJM di Under the Thunder. Tre furono le idee di fondo che dettarono la fisionomia di Ananda Mida: definirsi un collettivo, e non una band, espressione della Go Down Records, coinvolgendo il maggior numero di artisti dell’etichetta; Pablo e Max erano il nucleo fondamentale, indispensabile per ogni futuro live a prescindere da chi fossero gli altri elementi dal vivo (si sono così collezionate negli anni ben 16 formazioni diverse); pubblicare tre dischi, così da dare una sicura continuità e crescita al progetto e nella fattispecie Pablo decise che sarebbero stati parte di una trilogia dedicata a I racconti di Belzebù a suo nipote di Gurdjieff.

Da dove è scaturita l’idea di riprendere e rielaborare in chiave originale le sonorità rock psichedeliche tipiche del periodo a cavallo tra anni Sessanta e Settanta? E quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzati o che per voi sono stati fonte di ispirazione?

L’idea è avvenuta spontaneamente, senza un particolare intento sottostante se non quello di non ripeterci e di non annoiarci, avendo fra gli artisti che più accomunano la coppia Pablo-Max Kyuss, QOTSA, Deep Purple e Pink Floyd. Due gruppi che sicuramente hanno influenzato molto la nostra visione musicale sono The Mars Volta e Motorpsycho, con le loro capacità di innovarsi continuamente.

La copertina di “Reconciler”, terzo album in studio della band (2023)

I vostri tre dischi in studio pubblicati fino ad oggi si configurano come veri e propri concept album con brani legati da un filo rosso: perchè una scelta così inconsueta e per certi aspetti controcorrente? Sentivate il bisogno di esprimervi attraverso questo tipo di strumento?

Max, dal punto di vista di un’etichetta discografica indipendente, ha sempre ripetuto che, per una nuova band, i risultati si vedono sulla medio-lunga distanza, arrivando a pubblicare almeno tre dischi (un esempio a noi vicino può essere Messa: tre dischi per delle etichette indipendenti e il quarto su una “major”). Al tempo Pablo era immerso nelle letture di Gurdjieff e, seguendo certi suoi dettami, ha voluto dare questa impostazione, creando così sia un programma concettuale per le musiche, i testi e le grafiche. Non sentivamo proprio il “bisogno” di esprimerci così, ma volevamo cercare di offrire qualcosa di diverso dal solito.

Secondo voi in questi dieci anni di attività come si evoluto il vostro sound, che cosa è cambiato e cosa invece è rimasto inalterato sia a livello di scrittura che di composizione?

Pensiamo che il nostro sound si sia evoluto nella nostra cifra stilistica, ovvero che siamo riusciti a elaborare un nostro stile più o meno originale. Tutti e tre dischi sono stati scritti prima musicalmente, in maniera alle volte corale e altre “dispoticamente”, e poi vi sono stati aggiunti i testi dai vari cantanti che si sono succeduti. Qualcosa però sta cambiando negli ultimi mesi.

Che cosa significa per voi prendere parte a una rassegna in forte crescita e affermazione come il Serravalle Rock? E quale piccola anticipazione potete dare al pubblico in previsione della vostra esibizione sul palco della Rocca di Castruccio?

Siamo sempre meravigliati nell’essere ospitati in manifestazioni come il Serravalle Rock e ciò ci dà la forza di continuare a credere in quello che stiamo facendo, donando il meglio che possiamo affinché festival come il vostro possa continuare per sempre. Probabilmente nella nostra esibizione live proveremo qualche pezzo nuovo!

Quali sono i vostri progetti in cantiere nel prossimo futuro? Vi concentrate più sui live oppure state già seminando le idee per il prossimo capitolo discografico? E qual è il vostro “sogno nel cassetto”?

Stiamo lavorando a due nuove uscite: uno split con una band americana e il prossimo album. In ambedue, la creazione dei brani sta avvenendo assieme al nostro cantante Conny, diversamente da come abbiamo lavorato precedentemente, dando maggior importanza ai testi e alla linea vocale.

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