mercoledì, Settembre 9, 2026

La “fame” dei giovani e il mondo degli adulti: Michela Marzano apre i Dialoghi di Pistoia

di Susanna Daniele

PISTOIA – L’argomento scelto dalla direttrice Giulia Cogoli per l’edizione 2024 è “Siamo ciò che mangiamo? Nutrire il corpo e la mente”.

Sotto il “tendone” di piazza Duomo, la filosofa Michela Marzano ha inaugurato il festival di antropologia del contemporaneo impostando il suo intervento sulla “fame” dei giovani di essere ascoltati e accettati per quello che sono. Si è subito addentrata nell’analisi del disagio giovanile, troppo spesso – a suo dire – collegato alle misure prese in conseguenza della recente pandemia che invece ha messo in luce vuoti e malesseri già presenti ma non avvertiti in modo così esplicito.

La filosofa Michela Marzano e alcuni momenti dell’apertura della quindicesima edizione dei Dialoghi di Pistoia (fotografie di Simone Tofani)

Da stime dell’Unicef, 15 milioni di giovani fra i 15 e i 19 anni stanno soffrendo per varie forme di disagio. Marzano ha asserito, mutuando fatti anche dalla sua personale esperienza, che il disagio giovanile è il sintomo delle mancanze della generazione precedente.

Ha poi illustrato in modo chiaro e schematico come interrompere il circolo vizioso che genera sofferenza attraverso cinque parole-chiave: ascolto, alterità, autostima, amore, autenticità.

Offre quindi alcune indicazioni alla generazione degli adulti: imparare ad ascoltare, accettare l’alterità del giovane rispetto alle attese di genitori e insegnanti, favorire l’autostima, dare spazio a ciò che non si è o non si ha. Parla anche di amore come riconoscimento e accettazione per quello che l’altro è e non per quello che gli adulti avrebbero voluto che fosse.

Ribadisce più volte che il disagio dei giovani e specchio dell’inadeguatezza degli adulti. “I figli sono i farmaci dei propri genitori, colmano ciò che loro non sono stati”.

Ha parlato di sofferenza che riguarda la sfera dell’identità: “Non so chi sono”, sente spesso ripetere dai suoi studenti. Marzano indica come sia necessario per tutti convivere con la fluidità. Decostruire determinati stereotipi significa accogliere la propria alterità che per certi aspetti può dare fastidio perché comprende debolezze, errori, fragilità.

L’autostima deriva dal riconoscimento degli altri, ed è strettamente correlata alla fiducia che si è disposti a dare.

Marzano denuncia l’ipocrisia della società, in cui tutti fanno finta di saper dominare qualsiasi situazione, di non sbagliare mai e ribadisce che i giovani hanno bisogno di verità, di autenticità, di accettazione della condizione di imperfezione.

Conclude, riprendendo il titolo dei Dialoghi, che effettivamente siamo ciò che mangiamo: la violenza, l’odio, il dominio, gli abusi, nascono da ciò di cui ci siamo nutriti.

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