mercoledì, Settembre 9, 2026

La Fiera di Roma “Più libri più liberi”, “macchiata” dalla provocazione nazifascista


di Giacomo Martini

ROMA – La Fiera del libro di Roma “Più libri più liberi”, la più importante manifestazione di promozione del libro e della lettura del nostro paese, dopo la Fiera del libro di Torino. La fiera romana propone tutta la produzione libraria della piccola e media editoria accompagnata da una foltissima serie di incontri con gli autori, i critici, i distributori e le librerie; un’occasione unica per conoscere questa importante industria editoriale e scoprire nuovi e vecchi autori, tendenze critiche e artistiche.

Lo stand della Toscana Effigi alla Fiera del libro di Roma

Quest’anno sono stati 604 gli espositori che possiamo suddividere per aree geografiche: 219 dal nord, 254 dal centro, 124 dal sud e isole; dall’estero 7, tra Città del Vaticano, Grecia, Spagna e svizzera.

Molto interessanti sono i numeri dei piccoli editori: 5192 nel 2022, 5358 nel 2023, 5349 nel 2024 con un calo del 0,2% rispetto al 2023. Da aggiungere anche i dati relativi agli e-book: 1397 nel 2022; 1371 nel 2023, 1414 nel 2024 con un incremento del 3,1%.

Nel complesso un dato positivo se consideriamo gli anni del Covid e della situazione dei lettori che continuano a segnare numeri inferiori a quelli della media europei. Per intenderci gli italiani leggono poco. Da sempre questa fiera è vissuta come una festa anche per la sostanziosa presenza di moltissimi studenti di ogni ordine di scuola, dalle elementari al liceo e università; parte degli spazi della fiera, infatti, sono dedicati interamente a loro.

Quest’anno la festa del libro è stata turbata da una provocazione nazifascista per la presenza di uno stand dove erano esposti e ben in vista simboli, manifesti e libri di propaganda nazifascista. Il fatto ha creato fortissime reazioni da parte di molti editori e autori che hanno rinunciato a partecipare alla fiera.

Questo grave atto di provocazione ha una chiara e precisa responsabilità riscontrabile nella AIE, Associazione italiana editori, giustificata nel rispetto della libertà di partecipazione garantita in un paese democratico. Una spiegazione inaccettabile e ipocrita, per non dire opportunista, basta rileggersi la Costituzione Italiana e la lontana legge Scelba, ministro degli interni negli anni ’50, in cui era vietato qualsiasi atto di propaganda fascista, pena una condanna. Per evidenziare che l’alibi della “libertà” era del tutto fuori posto.

Adesso dopo lo scandalo e la vergogna, attendiamo che i responsabili di questo grave attentato alla democrazia vengano rimossi.

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