FIRENZE – Dopo l’esonero di Stefano Pioli e il breve interregno di Daniele Galloppa, sarà Paolo Vanoli il nuovo allenatore della Fiorentina, incaricato di condurre i viola fino al termine della stagione.
Il tecnico varesino, la scorsa stagione sulla panchina del Torino, subentra alla guida della prima squadra della Fiorentina in uno dei momenti più difficili e critici della sua storia recente, con i viola tristemente all’ultimo posto in classifica e ancora a secco di vittorie dopo dieci giornate di campionato.
Anche la situazione ambientale non è certo delle più rosee: oltre all’ex tecnico Pioli, sul banco degli imputati da parte dei tifosi sono finiti anche la società, dalla quale in molti si aspettano chiarezza e decisioni nette circa il futuro del progetto tecnico, e soprattutto la squadra, che in questi primi due mesi ha avuto un rendimento a tratti imbarazzante e certamente inferiore al valore del giocatori, in particolare se rapportato a quanto fatto vedere la scorsa stagione.

Vanoli e il suo staff dovranno quindi prima di tutto lavorare sulla mentalità dei giocatori: nelle ultime uscite la squadra è sembrata andare in crisi psicologica di fronte alle prime difficoltà, incapace di reagire e di rimanere unita e coesa, qualità necessarie e fondamentali per poter giocare con efficacia e determinazione e soprattutto per poter uscire in fretta da una situazione di classifica molto pericolosa, alla quale ben pochi giocatori viola sono abituati.
E poi c’è l’aspetto tecnico: la squadra sta attraversando una preoccupante involuzione, calciatori che l’anno scorso erano stati tra i migliori e artefici di un’ottima stagione, in questi mesi sembrano copie sbiadite, timorosi a giocare la palla e impauriti nel saltare l’uomo. Per “colpa” anche di un mercato che forse non ha portato le necessarie alternative tattiche, la Fiorentina con Pioli è rimasta ancorata al 3-5-2 o alla variante del 3-4-2-1, rinunciando alla difesa a quattro dal momento che in rosa ci sono sei difensori centrali ma poche alternative sulle fasce e sugli esterni; anche il reparto offensivo ha posto diversi interrogativi, con tre prime punte fisiche (Kean, Dzeko e Piccoli) schierate spesso a rotazione con il supporto di un Gudmundsson ancora a corrente alternata.
Vanoli dovrà decidere se giocare con il modulo a due punte oppure se lasciare una prima punta supportata da uno o due trequartisti, ma difficilmente potrà mettere mano a rivoluzioni tattiche o stravolgere il sistema di gioco della squadra: il tecnico non avrà grandi margini di manovra e non potrà attuare quel gioco sugli esterni fatto lo scorso anno a Torino, e il suo lavoro si dovrà concentrare, almeno nelle prime settimane, sulla motivazione del gruppo e sul far recuperare la propria identità a una squadra smarrita.
Per Vanoli si tratta a tutti gli effetti di un ritorno a Firenze: da calciatore, dopo alcune brillanti stagioni con le maglie di Verona e Parma (con i ducali, sotto la gestione Malesani, ha vinto una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa Italiana), ha militato per due stagioni in maglia viola, dal 2000 al 2002. Il primo anno, sotto la guida del turco Fatih Terim e poi di Roberto Mancini, è stato tra i protagonisti del trionfo in Coppa Italia (sua la rete decisiva nella doppia finale contro il Parma), mentre il secondo anno, molto più difficile e travagliato, si è concluso con la retrocessione di una squadra viola che di lì a poche settimane sarebbe andata in fallimento per inadempienze finanziarie.
In totale Vanoli ha collezionato in viola 61 presenze e 4 reti in tutte le competizioni prima di proseguire la sua carriera da calciatore e in seguito da allenatore, segnalandosi subito come uno dei tecnici più interessanti sul panorama nazionale per la sua capacità di variare e adattare alle diverse situazioni i moduli di gioco e per il forte spirito di squadra che riesce a trasmettere a tutti i giocatori della rosa, facendo sentire importanti anche le “seconde linee”.

La sua carriera a bordocampo inizia nel 2010 come vice allenatore della selezione under-16 della Nazionale italiana, e prosegue negli anni successivi come collaboratore tecnico in seno alle nazionali giovanili, con una breve esperienza nella Nazionale maggiore tra il 2016 e il 2017, sotto la sfortunata gestione di Gian Piero Ventura. Abbandonata la Nazionale italiana, è collaboratore tecnico prima al Chelsea e poi all’Inter nello staff di Antonio Conte; ottenuta la licenza di allenatore professionista, nel dicembre 2021 si siede per la prima volta in panchina allo Spartak Mosca, condotto fino al termine di una stagione che risulterà piuttosto anonima per il club moscovita.
Le esperienze all’estero si rivelano però utili nel momento in cui Vanoli è chiamato al timone del Venezia, squadra che nel novembre del 2022 milita in serie cadetta e si trova a navigare in acque molto pericolose: il tecnico varesino riesce a compattare lo spogliatoio e trasmettere alla squadra determinazione e identità di gioco, con i lagunari che con il passare dei mesi recuperano terreno in classifica fino a concludere il campionato all’ottavo posto in piena zona playoff. Ma il capolavoro avviene nella stagione successiva: pur non essendo inserita nel lotto delle favorite alla vigilia, il Venezia a suon di vittorie e ottime prestazioni strappa il pass per la serie A e dopo due anni torna nella massima categoria.
Il nome di Vanoli, artefice della promozione, finisce sui taccuini di molti club di media classifica e alla fine la spunta il Torino, che lo sceglie per aprire un nuovo ciclo: sotto la Mole il tecnico varesino entra subito nel cuore dei tifosi granata per il senso di appartenenza e la grinta agonistica che trasmette ai giocatori in campo, ma anche per la sua affinità all’universo granata e per alcune prese di posizione senza troppi giri di parole sul progetto sportivo tanto decantato dal presidente Urbano Cairo. È stata la mancanza di sintonia con la proprietà granata, prima ancora che gli altalenanti risultati ottenuti sul campo (il Torino chiude il campionato all’undicesimo posto, con 10 vittorie, 14 pareggi e 14 sconfitte) a dividere le strade dei granata e di Vanoli al termine della scorsa stagione, dove l’allenatore avrebbe forse potuto fare meglio se supportato dalla dirigenza e aiutato da un mercato che in alcuni frangenti è sembrato molto deficitario.
Ora per Vanoli si aprono ufficialmente i cancelli del Viola Park: a lui la Fiorentina si affida per uscire dalle secche e per dare una svolta a una stagione partita malissimo, con la sfida salvezza di Genova che già incombe e, dopo la sosta per le Nazionali, il sentitissimo match contro la Juventus.









