di Andrea Dami
PISTOIA – Mentre la pandemia continua, anche noi continuiamo le visite agli artisti e oggi vado ad incontrare il fotografo Nicolò Begliomini.
Approfitto della sua preziosa disponibilità per chiedergli un’intervista per il giornale, inerente al suo lavoro e al suo pensiero sullo “stato dell’arte”.
In questa anomala situazione pandemica, dovuta al Covid-19, come stai reagendo?
Il periodo della pandemia è stato molto complicato per tutti, ma ha anche consentito di approfondire il lavoro già fatto e soprattutto pensare e mettere in cantiere nuovi progetti. La pandemia è stata distruttiva anche per l’arte e la cultura ma questo lungo periodo in cui abbiamo giocoforza dovuto cambiare le nostre abitudini ha di fatto obbligato tutti noi a rallentare il nostro ritmo abituale favorendo la crescita del nostro percorso interiore individuale.

Hai presentato o hai intenzione di presentare i lavori di questo ultimo periodo in una personale o in una pubblicazione?
No, in questo momento no, anche perché nell’ultimo anno ho realizzato una mostra sull’Altare Argenteo di San Iacopo a Pistoia che ha avuto grande successo prima nell’estate scorsa a Santiago di Compostela e poi da ottobre a inizio febbraio 2022 a Pistoia, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Leone.
Notizia recentissima è che la mostra da fine aprile – grazie alla preziosa collaborazione della Dott.sa Barbara Jatta, Direttrice dei Musei Vaticani – sarà a Roma nella Cappella della Scala Santa in Piazza San Giovanni.
Un lavoro fatto di immagini di grande impatto realizzate con light box in formato extralarge che consente ai visitatori di immergersi nei più piccoli dettagli di un capolavoro che ha coinvolto alcuni tra i migliori artisti dell’arte orafa tra il ‘200 e il ’400.
Si tratta di un “lato” del mio lavoro fotografico che riguarda la riproduzione delle opere attraverso il progetto editoriale “Avvicinatevi alla Bellezza”.
Il successo della mostra ha fatto sì che la prestigiosa rivista specializzata “Il fotografo” si sia interessata al mio lavoro dedicandomi un lungo articolo a cura della critica e curatrice di mostre fotografiche Benedetta Donato.

Tornando all’oggi, quale “luce”, forte o flebile, vedi in fondo a questo inaspettato “tunnel”? Per rimanere nel “mondo” dell’arte: c’è una speranza per i giovani artisti?
È un periodo difficile per l’arte, perché la pandemia ha di fatto bloccato per lungo tempo condivisione, interazione tra le persone, eventi e mostre, cioè il vero e proprio “motore” dell’arte e della cultura: spero sinceramente in un futuro più roseo che lo rimetta in moto con grande fervore e al più presto in modo da consentire a tutti gli artisti di esprimersi al meglio.
Mi interesserebbe una tua riflessione sul tuo percorso artistico, su quelle opere, se ci sono state, che ti hanno fatto “deviare” da quella linea immaginaria che ti eri prefissato, scoprendo un altro “cammino”, o una strada senza uscita…
La mia passione per la foto nasce fin da piccolo ma è con l’esperienza di Art Director della rivista NATURART che si è consolidata, grazie al fatto sia di aver potuto raccontare al mondo con le mie foto il territorio e le bellezze artistiche della nostra città che di realizzare gli scatti per tutti i libri della collana “Avvicinatevi alla Bellezza”.
In questo percorso artistico è stato importantissimo il corso master svolto presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, che mi ha aperto gli occhi verso nuovi linguaggi e espressioni artistiche personali con foto che tendono ad esaltare il contrasto tra luci ed ombre e il profondo legame tra luoghi, persone e sensazioni.

Vorrei terminare questo incontro con quest’ultima domanda: com’è oggi, intendo nel XXI secolo, lo “stato dell’arte” per Nicolò?
Oggi l’arte è profondamente condizionata dai nuovi linguaggi come il web e social, che ogni giorno ci consentono di vedere una grande quantità di immagini.
Questo ha senza dubbio mutato la percezione comune e quindi in questo momento storico c’è sempre più la necessità di nuove visioni che però, per mantenere la forza e la qualità del messaggio espresso, pescano ancora nella tradizione.
Mentre l’artista ripone le opere fotografiche inerenti alla bella città di Pistoia, gli confermo che concordo pienamente nella necessità di mantenere la forza e la qualità del messaggio che l’operatore vuole far passare e questo va al di là sia delle tecniche espressive che vengono usate, sia degli “stili” nuovi o che fanno riferimento ad un passato storico-artistico.
Ormai sulla porta, mi congedo da Nicolò e dopo alcuni passi, alzando il braccio in alto per salutarlo, gli dico: “Speriamo di vedere prestissimo una tua mostra…”
Non so se è riuscito a sentirmi… Lo spero…









