mercoledì, Settembre 9, 2026

La lettura, testimone della staffetta tra generazioni. Intervista a Rossella Chietti

di Monica Dati*

PISTOIA – E’ stata pubblicata sul sito http://www.madeleineinbiblioteca.it, una bella intervista di Monica Dati a Rossella Chietti. La dottoressa Chietti è presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca San Giorgio di Pistoia, insegnante con laurea in Pedagogia all’Università degli Studi di Firenze e Master di Coordinatore pedagogico, ora in pensione. I ricordi di Rossella Chietti hanno al centro la figura di sua nonna, una donna emancipata e indipendente che le ha trasmesso l’amore per i libri e la consapevolezza della loro importanza. Una memoria che parla di una staffetta tra generazioni che ha per testimone la lettura.

Rossella Chietti

Qual è il tuo primo ricordo di lettura?

Pinocchio, il primo ricordo, perché la mia nonna paterna era di Borgo a Buggiano, vicino a Collodi. Lei era una persona che mi leggeva molto quando ero piccola, anche i libretti delle opere liriche, che io conosco bene. Questa nonna è quella toscana, la nonna materna era irlandese! Una grande donna, è stata anche traduttrice. La sua famiglia cattolica, a Dublino aveva fondato una comunità letteraria con scrittori illustri. Si erano dopo stabiliti a Milano prima della Grande Guerra. Nonna era di madrelingua inglese, insegnava alla British School a Milano. Io quindi conoscevo l’inglese fin da piccola: la nonna mi leggeva Agatha Christie a 12 anni. Quando veniva a Pistoia a trovarci, portava una valigia piena di libri questa donna incredibile! Lei leggeva in continuazione e di notte. Ho cominciato così a conoscere tutti i classici inglesi, come Dickens ecc. Tutti questi libri erano sì in italiano, ma lei me li narrava in inglese. Alle medie “my grandmother is irish” era il modo di pormi rispetto agli altri.

Quindi il primo impatto con la lettura è rappresentato dalla figura della nonna e dalla letteratura inglese, una cosa particolare per l’infanzia di una bambina italiana….

Certo, poi certi autori li ho approfonditi da grande: Henry James, i romantici ecc. Nonna aveva studiato lingua italiana ad Oxford, venne in visita a Napoli dove conobbe mio nonno, si innamorarono ed è rimasta qua in Italia però era completamente presa, nonostante sei figli, dall’insegnamento della madrelingua, l’inglese. È stata anche premiata, prima che morisse, dal console Éamon de Valera, negli anni ’60, per aver diffuso la lingua inglese e aver creato a Milano questa comunità irlandese di scrittori ecc. Molti di loro erano scappati da Dublino, durante i conflitti tra protestanti e cattolici.

Rossella Chietti

Come si chiamava tua nonna?

Nina Esposito, perché la famiglia era di origini anche napoletane. Erano diversi fratelli, trasferiti poi a Firenze. Uno di questi era un famoso compositore di musica. A Castellamare di Stabia c’è anche il cippo nella piazza, per dirti, una famiglia in vista, molto conosciuta. La nonna è seppellita al cimitero monumentale di Milano, gli altri fratelli e sorelle sono al cimitero inglese qua a Firenze. Lei aveva questo suo modo di porsi e intorno a sé aveva altre persone scappate dall’Irlanda che però facevano cultura e letteratura all’interno della comunità di Milano.

Una bellissima testimonianza…

Ne sto scrivendo la storia, un libro autobiografico, perché ho avuto un’esperienza unica grazie a lei. La mia nonna irlandese era una donna diversa. Ti immagini quando arrivava in Toscana negli anni ‘50, che camminava da sola, prendeva il tram da sola, veniva da Milano con il treno da sola, una storia particolare per quegli anni. Una nonna toscana, una nonna irlandese, non è da tutti, lo so! Storie che si intrecciano, strane però, bisogna metterle insieme e non dimenticarle. L’esperienza di una bambina come me a Pistoia che prendeva il treno con la mamma e si trovava a Milano. Mia mamma ha sempre sofferto questo cambiamento di vita: Piazza della Scala, la Rinascente, un altro mondo!

E a scuola?

Alle medie, quando mi trovavo davanti al professore di inglese, dovevo scoprire le carte, sono cresciuta con una “irish grandmother”. Poi quando si andava a Milano (si stava dei mesi, all’epoca era un viaggio lungo) se parlavi con la nonna o capivi l’inglese o niente, non c’era traduzione.

Alle scuole superiori?

Alle scuole superiori c’è stato un “handicap”. I miei genitori avevano una torrefazione di caffè e quindi volevano che la figlia facesse Ragioneria anche se in realtà ero portata per le materie umanistiche. Quindi ho scelto l’indirizzo linguistico anche con il tedesco. Ma finita ragioneria indovina cosa ho fatto? Mi sono iscritta a Psicologia! Io ero da Magistrali o da Liceo Classico, ma ho lavorato tre mesi in banca e ho smesso subito, non era un lavoro per me, così ho iniziato a insegnare ai bambini. Mi sono laureata in Psicologia dell’età evolutiva. Ho fatto questa scelta. Un percorso diverso.

Un percorso in linea con la tua personalità.

Per me la lettura è tutto, nella mia vita è fondamentale, ricordo che leggevo La primula rossa della baronessa Orczy, a 14 anni… lo leggevo sempre:

La cercan qui, la cercan là,

dove si trovi nessun lo sa.

Che catturar mai non si possa

quella dannata Primula Rossa?

Poi c’è un libro che non ho più ritrovato, che mamma mi leggeva sempre in inglese, Il castello di Morant. La nonna, addirittura, me lo leggeva in inglese. Non sono riuscita più a trovarlo, ho fatto tante ricerche….

Non ne hai una copia?

No, sai i traslochi, chissà…

E “Il castello di Morant”?

È un libro letto da bambina, un libro che la mamma mi leggeva. Lo conoscevo a memoria: un libro gotico: su una famiglia aristocratica, con un mistero.

A proposito esiste un libro, un autore che ti ha segnato?

Virgilia Woolf, Una stanza tutta per sé, Gita al faro, Mrs Dalloway…

Con una nonna inglese….

Lei me ne ha sempre parlato, ha studiato all’Università di Oxford, nei primi del ‘900, la Virginia mi ha toccato le corde, l’ho riletta negli anni ‘70. Poi la De Beauvoir, la Ginzburg, la Dacia Maraini, “La vita no”, “L’Agnese va a morire”; le scrittrici donne della Resistenza.

Hai studiato a Firenze?

Sì, in Via della Pergola. Ho fatto un percorso non solo di Psicologia: tra gli esami ho messo Italiano, Storia.

Immagino pertanto tu non abbia mai letto di nascosto….

La lettura a casa mia non è mai stata fatta di nascosto. C’erano libri a cui non mi avvicinavo, Moravia e Pasolini li ho letti a scuola. A Ragioneria ho avuto insegnanti di italiano “molto aperti” e non è poco. Io andavo bene a matematica, avevo nove, anche a chimica ma le materie umanistiche le bevevo come acqua così come tutto quello che era letterario. Ricordo la professoressa Serafini, ci consigliò Moravia per l’estate e mia mamma: “Che fai leggi Moravia?” E io “sì me lo ha dato la professoressa” e finiva lì. Andavo in biblioteca o me lo compravo ma la mamma non mi ha mai proibito di leggere. Moravia, La romana, argomenti più scabrosi per gli anni ‘60, ecco, mi si è aperto un mondo anche lì, Pasolini Ragazzi di vita, la De Beauvoir. Certe volte dormivo da una mia amica a Firenze passavo dalla libreria sotto casa sua ad acquistare libri nuovi. Ma mamma non mi ha mai proibito niente perché sua madre le aveva aperto un mondo e anche lei leggeva molto.

C’è un libro legato ad un episodio particolare della tua vita?

Tanti. Ricordo la nonna leggeva La Recherche di Proust, leggeva anche i francesi e così ho cominciato con Balzac, Stendhal; Il rosso e il nero non so quante volte l’ho letto. Come ho letto tantissimo Anna Karenina, per me un libro fondamentale della mia adolescenza, Rebecca, la prima moglie della Du Maurier. Ecco, nonna arrivava e quelli erano i libri del cuore. Era un donare a me… Agata Christie l’ho conosciuta così: Dieci piccoli indiani …. Poi Conan Doyle con il Mastino di Baskerville! Mi venivano i brividi, gli incubi notturni ma lo volevo leggere. Ah! Jane Eyre! Mamma mia! E poi Lawrence, L’amante di Lady Chatterly. La mamma quando me lo vide in mano mi disse “Che fai? lo leggi?”, le risposi “mamma non ti preoccupare” e mi lasciò leggere. Erano situazioni al limite! Per tante mie amiche le loro madri avrebbero vietato queste letture, erano gli anni ‘50-‘60, c’era la Carrà che cantava il “Dadaunpa” o il Carosello, ecco. Io leggevo tanto la notte. La nonna: “chiudi la luce, chiudi la luce”, ma io leggevo perché poi andavo a scuola e quindi avevo poco tempo per la lettura, le mie amiche la domenica andavano in discoteca, ma io leggevo.

Il tuo rapporto con le biblioteche?

Ho avuto fortuna, anche dove ho fatto Ragioneria, al Pacini, c’era una bella biblioteca, poi la Forteguerriana di Pistoia. I libri si compravano dal “Rinfreschi” vicino al liceo, la storica bancarella dei libri usati. In casa mia ci sono sempre stati i libri. Non ne posso fare a meno di avere libri intorno.

Non a caso sei la presidente degli Amici della San Giorgio di Pistoia….

La famiglia mi ha dato l’imprinting. Le miei amiche leggevano libri da “ragazzine”, io leggevo Agatha Christie, perché li vedevo in mano agli adulti e l’emulazione c’era. Era un modo per fare parte maggiormente della loro vita. La nonna sul tram mi parlava di quello che leggeva. Buffissime situazioni. Quando si entrava negli scompartimenti dei treni per andare a Firenze era strano, difficile, vedere una donna con la nipote accanto che leggevano. Gli altri parlavano, scherzavano e noi si leggeva, e per di più in inglese! Il nostro tempo era gestito dai libri, a volte mi imbarazzava quando si andava a Fiesole con la corriera e si parlava inglese, ci guardavano tutti però la situazione era questa.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Virginia Woolf è il mio mito. Tra i libri anche La donna spezzata di Simone de Beauvoir, sul divorzio, sul fare da sé, realizzare la propria via, un libro miliare del femminismo, poco conosciuto.

Un’infanzia privilegiata…

Certo i problemi c’erano… però queste differenze erano importanti. Da un lato vedevi una donna indipendente autonoma, una donna importante a Milano, premiata a livello internazionale per aver portato la propria madrelingua in Italia. Dall’altro c’era la realtà pistoiese, dove l’altra nonna era casalinga, già in cucina la mattina presto. Io sono sempre stata in bilico tra due realtà femminili.

*http://www.madeleineinbiblioteca.it

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