SIENA – Nel cuore pulsante della città di Siena, incastonata come un gioiello nel maestoso Duomo, si trova una meraviglia che incanta chiunque abbia la fortuna di scoprirla.
È la Libreria Piccolomini, piccolo e ancora poco conosciuto scrigno di bellezza e cultura, autentico capolavoro del Rinascimento italiano: accessibile tramite una porta laterale lungo la navata a sinistra della cattedrale, questo ambiente a pianta rettangolare, oltre a rappresentare una testimonianza tangibile della cultura umanistica, custodisce un tesoro artistico senza pari. Le sue quattro pareti sono interamente ricoperte dal ciclo degli affreschi eseguiti dall’artista umbro Bernardino di Betto, noto come Pinturicchio (1452-1513) e dalla sua scuola, costituendo uno dei cicli pittorici più estesi e meglio conservati del primo Rinascimento.
La storia della Libreria Piccolomini è strettamente legata alle vicende civili e politiche di questa nobile famiglia senese, che nel corso del Quattrocento, grazie a un’ascesa economica favorita dalle attività mercantili e bancarie, divenne uno tra i casati più potenti e influenti della città, dando i natali a illustri personaggi che si distinsero nelle cariche pubbliche, nelle scienze, nelle arti e nel portare avanti spesso una politica di mecenatismo, rivelando una forte sensibilità verso le nuove istanze della cultura umanistica.

Un rinnovato prestigio fu acquisito dalla famiglia con l’elevazione al soglio pontificio di Enea Silvio Piccolomini, eletto papa con il nome di Pio II (1458-1464) e ben presto distintosi come una delle figure più importanti del Quattrocento italiano e uno dei pontefici più significativi di questo secolo.
Difensore dell’alta dignità del magistero papale e sostenitore della supremazia del pontefice rispetto al concilio, Pio II si distinse per il tentativo di respingere la minaccia turca rappresentata da Maometto II (a tal proposito tentò senza successo di organizzare una “crociata” contro gli Ottomani), per la sua vasta cultura umanistica e l’ammirazione per la letteratura greca e latina, per l’accoglienza di numerosi uomini di cultura greca esuli da Costantinopoli da pochi anni caduta sotto il dominio ottomano, per la ricostruzione del borgo natale di Corsignano, poi ribattezzato con il nome di Pienza in suo onore, secondo i dettami dell’architettura e dell’urbanistica rinascimentali.
Una figura per certi aspetti eccezionale, che il nipote Francesco Todeschini Piccolomini, anch’egli papa con il nome di Pio III (nel 1503, per un brevissimo pontificato durato meno di un mese), decise di onorare e celebrare avviando nel 1492 la costruzione della Libreria. Lo spazio, originariamente destinato a conservare il ricco patrimonio librario della famiglia Piccolomini, assunse ben presto una funzione celebrativa dell’intero casato, mettendo in risalto la potenza politica ed economica raggiunta, attraverso l’illustrazione tramite una serie di affreschi delle imprese e delle azioni compiute dall’illustre Enea Silvio durante il periodo del suo cardinalato e poi negli anni del pontificato.

Appena varcata la soglia della Libreria, si viene accolti da un’esplosione di colori e dettagli raffinati che adornano ogni angolo della stanza. Le pareti, riccamente decorate, sono suddivise in dieci grandi scene, ognuna delle quali narra un episodio significativo della vita di Pio II.
Gli affreschi, realizzati tra il 1502 e il 1507, videro all’opera non solo il Pinturicchio, coadiuvato dagli artisti della sua bottega, ma anche il giovane Raffaello Sanzio, al tempo allievo di Pietro Perugino, che secondo le testimonianze più accreditate contribuì nella realizzazione dei disegni preparatori per gli affreschi.
Ogni scena è un racconto visivo che cattura l’attenzione con la sua vivacità e la precisione dei dettagli. Siamo di fronte non solo a una pittura dai chiari intenti celebrativi, ma anche a un vero e proprio “compendio” di storia, dal momento che vengono illustrati alcuni fatti e avvenimenti storici che hanno segnato la metà del XV secolo, e dei quali Pio II è stato testimone o protagonista diretto.
Le narrazioni spaziano dall’elezione di Enea Silvio a cardinale fino alla sua ascesa al soglio pontificio e alle azioni politiche, diplomatiche e religiose portate avanti nei suoi sei anni di pontificato. Dalla partecipazione al Concilio di Basilea alla missione diplomatica presso la corte di Scozia, fino alla canonizzazione di Santa Caterina da Siena e all’indizione di una nuova Crociata contro i Turchi, quello rappresentato sulle pareti della Libreria è un viaggio visivo attraverso alcuni tra i momenti più significativi di un’epoca di forti cambiamenti e di transizione verso l’età moderna.
Pinturicchio, con la sua maestria, non si limita a raffigurare gli eventi, ma riesce a infondere in ogni scena una profondità emotiva e un senso di movimento che rendono vivi i personaggi e le storie rappresentate. In questo senso uno degli affreschi più affascinanti è senza dubbio quello che ritrae l’incoronazione poetica di Enea Silvio da parte dell’imperatore Federico III, in cui Pinturicchio dipinge un’imponente cerimonia alla presenza di una moltitudine di figure, tutte caratterizzate da espressioni e pose uniche. L’abilità del pittore si manifesta nella capacità di combinare elementi architettonici, paesaggi e personaggi in una composizione armoniosa e dinamica, attingendo ai modelli della classicità.

Ma la bellezza della Libreria Piccolomini non si esaurisce nei suoi affreschi. Il soffitto, con le sue intricate decorazioni a grottesche, presenta volte in cui sono raffigurate scene a contenuto mitologico, mentre al centro domina lo stemma della famiglia Piccolomini. Lungo le pareti, al di sotto degli affreschi, le teche originali evocano il fascino dei tempi in cui custodivano preziosi manoscritti miniati, anch’essi testimonianza dell’amore per la cultura e l’arte della famiglia, e sono oggi occupati da antifonari del XVI secolo.
Interessanti anche le due sculture in marmo presenti in questo ambiente: al centro della Libreria su un piedistallo si erge il gruppo delle tre Grazie, copia romana di un originale ellenistico già proprietà di Francesco Todeschini Piccolomini, simbolo di splendore e prosperità; l’edicola in stucco che sorge al di sopra della porta d’accesso vede invece raffigurata al suo interno la scena della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, copia di uno degli scomparti marmorei della Fonte Gaia in piazza del Campo di Jacopo della Quercia.
Visitare questo luogo significa immergersi in un’esperienza estetica e culturale di incomparabile valore, riscoprendo la bellezza nascosta di un capolavoro senza tempo.










