mercoledì, Settembre 9, 2026

La “meraviglia” della vita con le sue imperfezioni raccontata da Claudio Bisio

PRATO – Un racconto “a ritroso” su una vita fatta di scelte, attimi, sbagli, errori, occasioni; un cammino accidentato ma allo stesso tempo meraviglioso, spesso governato dall’irrazionalità e dal caso.

Claudio Bisio porta in scena sul palco del Politeama “La mia vita raccontata male”, monologo accompagnato da musica e liberamente tratto dalla variegata produzione letteraria dallo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo.

È un racconto a metà fra il romanzo di formazione e l’autobiografia ironica e divertita, in cui si affastellano e si succedono ricordi di momenti vissuti, a volte grotteschi, a volte tremendamente seri, stemperati però da una battuta fulminante, da una vena comica e sarcastica nella quale Bisio si rivela maestro.

Claudio Bisio in una scena dello spettacolo (foto di Marina Alessi)

Un vero e proprio “catalogo degli inciampi” che hanno segnato la vita del protagonista, un personaggio dall’identità indefinita e sfuggente: quella messa in scena, infatti, non è la “vera vita” di Bisio, forse neppure di Piccolo. Ma in fondo non importa: ogni spettatore può lasciarsi trasportare dal racconto di vicende personali dal carattere verosimile, immedesimarsi nelle scelte e negli errori, sorridere di fronte alla disarmante sequenza di eventi tragicomici e paradossali.

Dagli anni Sessanta fino al giorno d’oggi, il monologo di Bisio è un continuo succedersi di situazioni, vicende, avvenimenti a volte insignificanti, a volte capaci di intrecciarsi con la “grande storia” d’Italia o con i personaggi della politica, della cultura e della televisione, in un carosello senza sosta che mantiene sempre l’ironia come chiave interpretativa della realtà e come “arma” migliore contro chi pretende di vivere “puro” nelle proprie certezze e sicurezze.

La vita di ciascuno di noi è straordinaria proprio per le sue imperfezioni, le sue deviazioni, le sue contraddizioni: questo sembra volerci dire Bisio, che errori, inciampi e scelte sbagliate fanno parte del “gioco”, e a volte servirebbe solo un po’ più di leggerezza per rendere sopportabili quelli che troppe volte definiamo dei drammi.

Partendo dalla propria adolescenza, il protagonista ci racconta di quando, nel 1968, rimase affascinato dal balletto delle gemelle Kessler nel programma “Canzonissima”, simbolo della volontà di evasione e di leggerezza negli anni della contestazione; oppure di quando “diventò comunista”, con grande delusione del padre, durante la visione della partita di calcio tra le due Germanie ai Mondiali del 1974; o ancora del suo sfortunato amore con una ragazza dei movimenti studenteschi, che in nome della “purezza” dei propri ideali rifiuta il pupazzo di Snoopy come regalo di San Valentino.

E poi c’è l’arrivo a Roma e l’ingresso nello scintillante mondo del teatro e della televisione: tanti gli episodi narrati, dall’avventuroso viaggio da capo all’altro di Roma fra metropolitane, autobus e coincidenze per un invito a cena, alla meraviglia per un viaggio in aereo in business class da Milano a Toronto, con il racconto ironico e gustoso dei “privilegi” concessi ai clienti della business rispetto ai “plebei” della economy. Fino all’epifania attesa per quasi una vita, l’incontro con un personaggio della televisione italiana come Mara Venier: un incontro non avvenuto di persona, ma attraverso il gioco telefonico di “Domenica In”, che darebbe al protagonista, rispondendo correttamente, la possibilità di una vincita milionaria. Ma a che prezzo? Ciò non andrebbe contro la sua dignità di artista?

Claudio Bisio ci consegna una sequenza di situazioni eccentriche e dai risvolti grotteschi in cui tutti noi ci possiamo rispecchiare: dall’amore alla famiglia, dal lavoro ai successi o agli insuccessi professionali, è un viaggio travolgente e senza un attimo di respiro attraverso quel “meraviglioso guazzabuglio” che è la nostra vita.

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