PISTOIA – Venerdì 14 febbraio, alle ore 20.45, al Teatro Manzoni di Pistoia va in scena La morte e la fanciulla, di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni.
Il 14 febbraio arrivano a Pistoia Abbondanza/Bertoni, maestri del teatro danza italiano. Presentano La morte e la fanciulla, vincitore Premio Danza&Danza 2017 come miglior produzione italiana dell’anno e finalista al Premio Ubu 2017, uno spettacolo che affonda le radici in temi universali come la morte, la giovinezza, il destino e la memoria.

La musica di Franz Schubert si incarna nei corpi delle tre magnifiche danzatrici, Eleonora Chiocchini, Valentina Dal Mas, Claudia Rossi Valle, che ci accompagnano in una riflessione sulla fragilità e la transitorietà dell’esistenza, ma anche sulla speranza e la bellezza che la vita può offrire.
In scena, come si legge nelle note di regia tre capolavori: quello musicale, il quartetto in re minore “La morte e la fanciulla”, di Schubert, quello fisico, che rappresenta l’essere umano nell’eccellenza delle sue dinamiche, quello spirituale-filosofico, che ci mette davanti al mistero della fine e al suo continuo aleggiare su di noi.
“Come già Matthias Claudius nel testo del lied Der Tod und das Madchen e Franz Schubert nel quartetto d’archi in re minore, abbiamo seguito il tema della morte accompagnata a giovani figure femminili sul crinale di un confine oscuro tra sessualità e morte. Nello spettacolo questi due aspetti sono così distinti: piano coreografico (la fanciulla) e piano video (la morte)”, dicono Abbondanza/Bertoni, che proseguono così: “La danza e la musica di Schubert appartengono al mondo della “fanciulla”.
Sul palcoscenico orizzontale la coreografia, una sorta di stenografia bruciante, segue rigorosamente, fino all’evidenza e all’eccesso, gli impulsi musicali ottocenteschi e romantici. In questa direzione troviamo i corpi nella loro essenza, privi finanche di quell’ultima copertura possibile, fisica ed emotiva. Nudi, come al cospetto della morte”.
La scena, dal vivo, dialoga con i video, alle spalle delle danzatrici in cui viene restituita l’immagine che “la Morte” ha di noi, una visione invadente e sempre presente dell’antagonista delle fanciulle. Il suono è quello silente del velato e inquietante respiro della Morte, sospesa tra i quattro movimenti del quartetto d’archi.
Il tema del nascere e del morire, del cominciare e del finire, ha sempre accompagnato la ricerca di questi due artisti. L’impermanenza dell’essere, delle forme che continuamente mutano ha a che fare con l’arte coreutica perché la danza stessa è una composizione di forme che vanno e vengono ed è in questa dinamica che si trova l’insieme, si trova il senso. In questo lavoro si indugia sulle fasi di transizione, l’aspetto che i due definiscono “crepuscolare” della danza per poter così riflettere sui miracoli della nostra esistenza, l’inizio e la fine.
La musica di Schubert tende verso l’infinito, accompagna verso ciò che non conosciamo e non è razionale, guida al sentimento della trascendenza. Non è una danza comoda, quella di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, che cerchi il consenso incondizionato e il plauso del pubblico, è una danza che pone domande senza dare risposte, che smuove e fa vacillare senza offrire un sostegno, scalfendo in modo indelebile certezze e preconcetti per trasportare in un viaggio che avrà inevitabilmente esito incerto.
Posto unico: € 18.00 intero, € 15.00 ridotto, ridotto € 9.00 Giovani Card e Carta dello Studente della Toscana









