di Susanna Daniele
PISTOIA – La mutazione dei corpi: dal mito all’ingegneria genetica. Questo l’oggetto dell’incontro di sabato 24 ottobre a cura del Gruppo di Lettura “Atlante delle letture” al Pantheon degli uomini illustri, grazie all’ospitalità della Filarmonica Borgognoni.
Un viaggio letterario in quattro tempi scanditi da quattro romanzi, scelti per un motivo preciso: raccontano, in epoche diverse, un’idea antica e sempre attuale, quella del corpo che cambia. Il filo che lega tutte le opere è una domanda: chi ha il potere di trasformare il corpo umano, e a quale prezzo?
Dopo il saluto del presidente della Filarmonica Mauro Micheli la coordinatrice del gruppo di lettura, Susanna Daniele, ha illustrato l’attività del gruppo e ha aperto il percorso con le Metamorfosi di Ovidio, il poema latino in cui uomini e donne sono trasformati in alberi, animali, costellazioni, suoni. Qui il cambiamento è subìto dagli umani: è punizione, desiderio o salvezza, deciso dagli dèi. Il corpo muta, ma il sentire resta profondamente umano.

Il passaggio decisivo avviene con Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley (1818), presentato da Rosalia Scalera e Susanna Diana. Per la prima volta è l’uomo a farsi creatore: la trasformazione non dipende più dagli dèi ma dalla scienza, e con essa nasce la responsabilità verso ciò che si crea.
Ne Il mondo nuovo di Aldous Huxley (1932), illustrato da Isabella Giani, la manipolazione diventa industriale: esseri umani prodotti in serie e divisi in caste prima della nascita, a cui è offerta una felicità anestetizzata. Il controllo non è più violento ma piacevole, e per questo più insidioso.
L’ultima tappa del percorso, Oryx e Crake (2003) di Margaret Atwood, presentato da Maria Paola Vannucchi. La scrittrice canadese preferisce all’etichetta di fantascienza quella di speculative fiction: non inventa mondi impossibili, ma porta alle estreme conseguenze tendenze già presenti nella nostra società. Qui non si assemblano più corpi né si condiziona la nascita: si riscrive il codice stesso della vita. La domanda che il romanzo lascia aperta, e che oggi suona meno lontana di vent’anni fa, riguarda chi decide e a vantaggio di chi.
Ogni presentazione è stata seguita dalla lettura di brani, affidata ad Antonio Menicacci, e da un intermezzo musicale del violinista Federico Ricci.







