FIRENZE – Giovedì 6 novembre, al Teatro Cartiere Carrara di Firenze, il tour Furèsta Europa di La Niña ha mostrato tutta la sua forza espressiva.
La serata non è stata soltanto un’esecuzione musicale, ma un vero percorso narrativo che ha accompagnato il pubblico dentro le atmosfere del nuovo disco Furèsta, intrecciandole con brani del passato e con alcune sorprese inedite che hanno reso l’esperienza ancora più speciale.

L’introduzione ha subito imposto un tono evocativo, una volta aperto il sipario cosparso di stelle, sul telo di fondo palco prendeva vita l’immagine di un bosco arido, mentre il suono del flauto elettronico apriva le porte all’ingresso di La Niña, che ha dato avvio al concerto con le note di “Saghe”. Da lì il viaggio è proseguito nell’universo di Furèsta, con l’energia di “’O ballo d’è ’mpennate” e la potenza di “AHI!”, brani che hanno messo in luce la freschezza e l’audacia del nuovo lavoro.
Sul palco vige la parola chiave “mescolanza”, sia per i ritmi che per le sonorità. Accanto a La Niña, troviamo il produttore Alfredo Maddaluno, compagno di avventura musicale e polistrumentista e un ensemble di musicisti di grande livello, che insieme a loro ha dato vita a un tessuto sonoro ricchissimo. Dove chitarra classica e chitarra battente si fondevano con tamburello e nacchere, mentre sintetizzatori e tastiere aggiungevano eleganza e teatralità. Mandolino, maracas, batteria e flauto completavano la tavolozza, oscillando tra radici mediterranee e suggestioni contemporanee.

Dopo un inizio ben fissato nel presente, la scaletta si volta per guardare indietro, riportando in scena due brani che appartengono alla storia artistica di La Niña: “Respira” e “Salomè”, eseguiti con una intensità che ha evocato ricordi e legami profondi con il pubblico.
Il cuore del concerto è arrivato a metà serata, quando La Niña ha regalato una versione inedita di “Fortuna”, uno dei brani più carichi di emozioni vibranti. Prima di eseguirlo, l’artista ha raccontato la nascita di questo pezzo. Come dipingendo su una tavolozza bianca, parla di un mare magnetico e bellissimo, ma anche colmo di detriti storici dolorosi, fatto di tracce di vite spezzate, di speranze infrante e di ricerca di libertà. Ha spiegato come, spesso, riuscire a sopravvivere o a trovare una via d’uscita tra quei flutti, sia legato soltanto alla fortuna. Il pubblico ha ascoltato in silenzio, rapito da un racconto che ha trasformato la canzone in un momento di rara intensità.

La scaletta ha poi riservato lo spazio per un omaggio alla tradizione napoletana con “Maruzzella”, tributo a Renato Carosone e al cuore pulsante della musica partenopea.
Da lì il concerto ha ripreso la sua corsa verso il finale, dove il pubblico trova tre brani che hanno dato una chiusura potente e suggestiva: “Figlia d’ à tempesta”, “Storia di Afrodite” e “Manalonga”, capaci di intrecciare mito, radici e contemporaneità in un crescendo che ha lasciato la sala carica di emozioni.

Il concerto si è così sviluppato come un racconto in più capitoli, capace di alternare energia e delicatezza, memoria e sperimentazione, fino a un finale che ha suggellato la serata sensazione di aver assistito alla creazione di un dipinto musicale che ha preso pian piano forma con pennellate fatte di emozioni e colori creando qualcosa di unico e irripetibile.









