mercoledì, Settembre 9, 2026

La Polizia sgombera il presidio degli operai davanti magazzini Acca, tafferugli con le forze dell’ordine

CARMIGNANO – Sgomberato stamani dalla polizia – scrive l’Ansa – il presidio degli operai che protestavano davanti ai cancelli del polo logistico Acca, a Seano, nel comune di Carmignano: la protesta era partita il 20 giugno, giorno in cui la società, cinese, aveva annunciato la chiusura entro la fine dello stesso mese, incontrando l’opposizione del sindacato Sudd Cobas.

Un momento della mattinata (foto da Tv Prato)

Ci sono stati anche tafferugli con le forze dell’ordine quando alcuni manifestanti hanno cercato di entrare dentro la struttura.
Lo sgombero, da quanto appreso, è avvenuto nell’ambito dell’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dalla procura di Prato, che starebbero indagando a seguito della denuncia per violenza privata presentata da imprenditori cinesi.
Dopo l’annuncio della chiusura è stato un crescendo di tensioni per la vertenza Acca: il 23 giugno c’era stato l’investimento di un operaio che stava partecipando alla protesta per impedire di caricare la merce destinata ai pronto moda.

La sera stessa, circa 250 imprenditori orientali tentarono di forzare il picchetto degli operai. Negli scontri furono feriti 5 poliziotti, con tre imprenditori arrestati per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

LE REAZIONI

Grimaldi (AVS): ‘Polizia contro lavoratori, messaggio grave da parte dello Stato’

“La situazione alla ACCA di Seano è diventata insostenibile e di inaudita gravità. Dopo le aggressioni di padroni e caporali, ora i lavoratori e i sindacalisti in presidio vengono gettati a terra e trascinati sull’asfalto dalle forze dell’ordine. Eppure i tutori della legge non intervengono di fronte a una società criminale, che sfrutta i lavoratori, li bastona quando protestano, e ha sottratto al fisco 71 milioni di euro. Un’azienda che chiude e riapre continuamente per sfuggire a controlli e regole, già a processo per frode fiscale, sfruttamento e caporalato. Com’è possibile? Che messaggio sta dando lo Stato se non sa proteggere i fragili dalla prepotenza dei criminali e addirittura li punisce?” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi

Marta Logli, Arjana Salimusaj e Martina Cacciato (PD): “ Il diritto di sciopero non può essere svuotato della sua efficacia”

“Esprimo la mia più ferma condanna per quanto accaduto questa mattina davanti ad Acca. Sgomberare un presidio di lavoratori e sindacalisti in sciopero, anteponendo e armando la continuità produttiva e la proprietà privata contro chi, onorando la Costituzione, mette il proprio tempo e corpo in sciopero sotto al sole e alla grandine e si espone alla violenza fisica a cui abbiamo più volte assistito per rivendicare la dignità del lavoro, manda un chiaro messaggio di abbandono ai lavoratori che stanno rivendicando legalità per tutti, anche per noi. E manda un chiaro messaggio di complicità agli sfruttatori, e, ancora una volta, di deresponsabilizzazione ai loro committenti.

La strada del confronto istituzionale deve proseguire e anzi vederci ancora più attenti, ora che la leva del blocco delle merci viene strappata ai 95 lavoratori.
Il paradosso della situazione è ulteriormente esasperato dal fatto che il diritto di sciopero non può essere ridotto a un principio puramente simbolico: la sua funzione è proprio quella di consentire ai lavoratori di incidere sui rapporti di forza. Se, nel momento in cui una protesta produce effetti concreti sulla continuità della produzione, la risposta è un massiccio intervento delle forze dell’ordine, il messaggio che rischia di arrivare è che la tutela della produttività (perché “violenza privata” questo significa, impedire alle merci di circolare – illegalmente – senza che i lavoratori vengano correttamente retribuiti per farlo) prevalga su quella del lavoro e della dignità delle persone. È un precedente che deve indignare e mobilitare tutta la politica e tutte le istituzioni, e vederci compattamente impegnati per rilanciare il ruolo che possiamo e dobbiamo avere nel recuperare questi posti di lavoro”, dichiara Marta Logli, consigliera regionale del Partito Democratico.

“Questa mattina eravamo al presidio accanto alle lavoratrici e ai lavoratori e abbiamo visto persone che chiedevano semplicemente di essere ascoltate e rispettate. Bloccare l’uscita delle merci non era un gesto fine a sé stesso, ma l’unica leva rimasta a chi viene punito col licenziamento per aver osato rivendicare condizioni di lavoro dignitose. Per questo riteniamo grave il segnale che esce da questa vicenda: quando una protesta mette realmente in discussione il funzionamento di una filiera produttiva, la risposta non può essere quella di neutralizzare l’efficacia dello sciopero con la forza. Difendere il diritto di sciopero significa difendere uno dei pilastri della nostra democrazia e della nostra Costituzione. La politica ha il dovere di interrogarsi sul perché sia un sindacato a dover impedire attività illegali per strada, e trovare le opportune soluzioni normative e procedurali, e ancora di pretendere che la vertenza Acca trovi una soluzione nel rispetto dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori nelle opportune sedi”, concludono Arjana Salimusaj e Martina Cacciato, consigliere comunali del Partito Democratico presenti questa mattina al presidio.

Unità Popolare: la politica sottomessa all’economia

“Vogliamo esprimere la nostra piena solidarietà alle operaie e operai e alle sindacaliste e sindacalisti che stavano legittimamente chiedendo di non essere più sfruttati con turni inumani. Vogliamo però soffermarci non tanto sulla polemica che viene alimentata anche dai giornali, ma su un dato laterale eppure decisivo. Perché appena ieri, il 2 luglio, si era tenuto il tavolo in provincia tra il sindacato Sudd Cobas, i titolari della Acca, i sindaci Biffoni e Prestanti, il presidente della provincia Calamai e il Vice Sindaco di Prato, Blasi.

Ecco, passano nemmeno 24 ore che il presidio viene sgomberato malamente dalle forze dell’ordine costituito. E tralasciando (ma condividendo) tutte le ragioni degli scioperanti, il punto politico ci sembra evidente. Il punto politico è che le istituzioni provinciali e comunali sono assolutamente secondarie rispetto alle volontà degli imprenditori e, in questo caso, dei consumatori. Da un lato le giacche e le cravatte attorno ad un tavolo che rassicurano la stampa sull’imminente risoluzione della vertenza e dall’altra gli operai presi mani e braccia e trascinati via dalla polizia su istanza delle aziende. E’ l’immagine plastica di come la politica sia sottomessa all’economia.

Eppure, lo abbiamo dimostrato in campagna elettorale, la politica avrebbe ancora tanti strumenti efficaci per poter intervenire seriamente in campo economico, dagli strumenti di pianificazione, al sostegno su ricerca e sviluppo, fino al gesto più banale e più pregnante, dal punto di vista politico, ovvero la costituzione in parte civile nei casi di sfruttamento lavorativo e di aggressione contro operai e operaie, sindacaliste e sindacalisti. Ma forse, oppure senza forse, manca la cosa più importante. Al campo largo a guida PD, quanto alle destre, manca la volontà politica.” – Lo dichiara Enrico Zanieri, Unità Popolare

Di Sanzo (PD): “Sgombero del presidio è decisione sbagliata, serviva dialogo e confronto”

“I problemi dei lavoratori di Prato non si risolvono sgomberando un presidio sindacale. Si tratta di una decisione profondamente sbagliata. Non è questo il metodo per affrontare una vertenza complessa come quella della Acca con 95 lavoratori licenziati che non hanno ancora una soluzione occupazionale”.

Lo dice Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD Prato.

“Solo due giorni fa si era riunito per la prima volta il tavolo istituzionale. Quello era lo strumento per affrontare la vertenza e dare risposte sia ai lavoratori sia alle aziende. Solo con il dialogo, il confronto e l’aiuto delle istituzioni si possono risolvere i problemi del distretto. Le forzature e l’uso della forza non fanno altro che inasprire le tensioni in un territorio già provato. Era davvero necessario portare i lavoratori e gli operai in questura? Questa vicenda apre una crepa nella lotta allo sfruttamento che deve essere sanata il prima possibile. Altrimenti parlare di rispetto della legalità e lotta al caporalato rischia di non avere più alcun significato”.

Nota congiunta del presidente della Provincia Simone Calamai, del sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti e del sindaco di Prato Matteo Biffoni

In merito allo sgombero forzato del presidio avvenuto davanti ai cancelli della ditta “Acca” di Seano, il presidente della Provincia di Prato, Simone Calamai, insieme al sindaco di Carmignano, Edoardo Prestanti, e al sindaco di Prato, Matteo Biffoni, esprimono in una nota congiunta le proprie considerazioni sulla delicatezza del momento e sulle prospettive della complessa vertenza che coinvolge quasi cento lavoratori.

«Esprimiamo sorpresa per le modalità con cui si è arrivati all’azione di sgombero. Il nostro punto di riferimento prioritario e assoluto è e resta la legalità» – dichiarano Calamai, Prestanti e Biffoni «Se le autorità competenti hanno ritenuto di dover intervenire con la forza, è evidente che avranno ravvisato elementi di illegittimità che hanno portato a tale decisione. Tuttavia, l’accaduto impone una riflessione seria sulle dinamiche che si innescano in queste situazioni di forte tensione sociale».

I rappresentanti istituzionali entrano poi nel merito della natura della protesta, relativamente alla questione del legittimo diritto di sciopero: «È noto che un picchetto sindacale non può impedire fisicamente, tramite barriere, il normale carico e scarico delle merci o l’accesso di chi lavora regolarmente per l’azienda.

La vicenda della Acca, ci impone quindi una riflessione di carattere generale che non possiamo più rimandare: i lavoratori non possono e non devono essere il soggetto che paga il prezzo più alto di fronte a situazioni di illegalità e al mancato rispetto delle normative esistenti. Occorre tutelare i diritti dei lavoratori che sono vittime di aziende che operano nell’illegalità È necessario e urgente ampliare le tutele a disposizione di tutti i lavoratori, offrendo loro più modalità e più strumenti per difendere i propri diritti e il proprio posto di lavoro. Una crisi non può tradursi in un danno alla parte più debole. È necessario che i lavoratori abbiano a disposizione strumenti reali ed efficaci per potersi tutelare».

I rappresentanti istituzionali ribadiscono poi l’impegno del tavolo istituzionale di confronto:«Il percorso istituzionale, che abbiamo avviato nei tempi e nei modi concordati durante il primo tavolo di confronto istituzionale lo scorso 1 luglio nella sede della Provincia di Prato, proseguirà senza sosta e non è messo in discussione dallo sgombero avvenuto questa mattina. Il nostro obiettivo prioritario resta la salvaguardia occupazionale dei 95 lavoratori di Acca. Continueremo a lavorare con la massima determinazione per individuare ogni soluzione possibile per il loro futuro lavorativo, muovendoci uniti per difendere la dignità del lavoro nel nostro territorio».

Il Sindaco Prestanti: “Lo sgombero poteva esserci risparmiato”

“Una pagina che poteva esserci risparmiata. Da oggi, a Prato, i lavoratori avranno meno possibilità di fare valere i loro diritti” È la posizione assunta dal sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti sullo sgombero all’azienda di logistica Acca.
“Appena due giorni fa – continua Prestanti – ci siamo riuniti attorno ad un tavolo istituzionale per tentare di risolvere la vertenza. Un impegno assunto dalle istituzioni, Provincia, Comuni di Prato e Carmignano. L’azione di sgombero vanifica questo sforzo, rende impotenti i lavoratori, li priva di ogni strumento con cui affermare lo loro giusta difesa dell’occupazione. La questione vera è il futuro di 95 operai, che già incerto ora è assolutamente precluso”
Prosegue il sindaco di Carmignano: “È una pagina brutta, che doveva essere evitata. Come Comune continueremo la nostra azione a fianco dei lavoratori, a fianco di chi lotta per il proprio posto di lavoro. Continueremo, anche con Provincia e Comune di Prato, ad esperire tutti i percorsi per un positivo esito della vertenza Acca, compreso quel tavolo istituzionale che per noi non è chiuso”.

Gruppo PD Prato: “Sgombero atto grave, bisogna stare nel solco tracciato dal tavolo istituzionale”

“Lo sgombero del presidio, oltre a non essere risolutivo, è un atto grave che comprime l’esercizio dei diritti sindacali e colpisce lavoratori che stavano portando avanti una mobilitazione per la tutela delle proprie condizioni di lavoro. Proprio quando si era aperto un dialogo istituzionale con il tavolo convocato dal presidente Calamai, si è scelta una strada diversa. Una strada che riteniamo errata e pericolosa per il territorio. Non è questo il modo di gestire una vertenza e le sue complessità”.

Così il Gruppo consiliare del Partito Democratico di Prato commenta l’operazione di questa mattina.

“Ci sono lavoratori che subiscono da anni sfruttamento e precarietà. Meritano risposte concrete su salari, contratti e occupazione, non di essere portati in Questura. Inoltre, questa mobilitazione è anche una denuncia di gravi illeciti che riguardano l’azienda, attualmente sotto processo per sfruttamento del lavoro e caporalato e sotto indagine della Procura europea per una frode fiscale da 71 milioni di euro. Per questo assume un rilievo che riguarda il rispetto della legalità nel nostro territorio. Il tavolo di confronto rappresentava il primo segnale di apertura dopo mesi di conflitto. Quella era e rimane la strada giusta. Invece si è preferito lo scontro. Come consiglieri comunali continueremo a stare dalla parte dei lavoratori e a seguire da vicino ogni sviluppo della vertenza”.

Il capogruppo Marco Sapia aggiunge: “Quella di questa mattina è una scelta controproducente. Si cancella il dialogo appena iniziato. Non solo. I modi utilizzati non portano ad alcuna soluzione, anzi la aggravano. Serve il confronto. Serve la responsabilità di tutti. I lavoratori dell’Acca non possono restare soli”.

Furfaro (PD): “Lo Stato mostri il pugno duro con chi sfrutta, non con chi viene sfruttato. Il governo non può continuare a guardare”

“Dieci giorni fa decine di imprenditori cinesi hanno assaltato con la forza un picchetto sindacale. Hanno ferito cinque agenti, distrutto i gazebo, investito un operaio con un furgone. Questa mattina, all’alba, decine di agenti hanno sgomberato il presidio dei lavoratori. Operai che difendono cento posti di lavoro. Persone che negli anni scorsi sono state picchiate sotto casa per aver chiesto un contratto regolare. Ognuno tragga le sue conclusioni. Io dico solo che immagini così ci riportano indietro di decenni”.

Lo dichiara Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico.

“Sia chiaro, il rispetto per il lavoro della magistratura e delle forze di polizia non è in discussione. La questione è politica. Parliamo di un’azienda a processo per sfruttamento e caporalato, sotto custodia giudiziaria per una frode fiscale da 71 milioni di euro accertata dalla Procura europea, coinvolta in una guerra tra bande per il controllo della logistica. Questa determinazione, questo dispiegamento di uomini e mezzi, vorremmo vederli sempre contro chi sfrutta, contro chi evade, contro la criminalità organizzata che avvelena il distretto. Non contro chi prova a far valere un diritto”.

“E qui la destra ha un problema enorme di credibilità. Per anni ci hanno raccontato che l’illegalità di una parte dell’imprenditoria cinese era il loro cruccio. Ci hanno costruito comizi e campagne elettorali. Alla prova dei fatti il governo Meloni è scomparso. Niente risorse per i controlli e ispettorato del lavoro senza organici. Lo sfruttamento si combatte con gli ispettori e con una politica industriale seria. Non lasciando soli i lavoratori e un intero territorio”.

“Due giorni fa si era finalmente aperto il tavolo istituzionale in Provincia. Quella era ed è la strada. Il governo batta un colpo e si assuma le sue responsabilità su un distretto strategico per il Paese. I lavoratori della Acca non chiedono la luna. Chiedono lavoro, contratti e dignità. Il Partito Democratico è al loro fianco, in Parlamento e nelle strade di Prato”.

La CGIL Toscana e la CGIL di Prato-Pistoia: “lo sgombero è una forzatura grave e sbagliata”

“Condanniamo l’intervento di sgombero del presidio dei lavoratori Acca a Carmignano (Prato), e le modalità dello stesso: rappresenta una forzatura grave e sbagliata, che alimenta ulteriormente la tensione senza affrontare il nodo vero della vicenda, cioè la tutela dell’occupazione e del futuro di quasi cento lavoratrici e lavoratori.

È inaccettabile che, di fronte a una vertenza così delicata, la risposta sia quella dell’intervento di forza nei confronti di chi sta esercitando il diritto a difendere il proprio posto di lavoro. L’obiettivo deve essere quello di favorire una soluzione della crisi industriale e occupazionale, non quello di trasformare una vertenza sindacale in un problema di ordine pubblico. La Cgil Toscana e Prato-Pistoia rinnovano la propria piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici coinvolti e continueranno a sostenere ogni iniziativa finalizzata a salvaguardare il lavoro, la dignità delle persone e i diritti sindacali.

Facciamo un richiamo alle istituzioni democratiche del territorio per uscire dalla logica securitaria ed assumere quella della legalità e della sicurezza sociale. Ora basta. Non è più tollerabile un sistema che si basa sullo sfruttamento dei lavoratori e sulle illegalità. Occorre intervenire subito, convocando un tavolo interistituzionale, magari anche lo stesso tavolo del distretto, per affrontare il problema con un approccio improntato alla tutela di legalità, diritti, rispetto dei contratti e delle condizioni dei lavoratori, per affrontare davvero le tematiche del distretto tessile pratese e della sua economia più in generale. Lo sfruttamento sul lavoro è un problema diffuso in Toscana e in particolar modo nel territorio di Prato: la legalità delle filiere e il contrasto allo sfruttamento costituiscono un argomento centrale nella nostra piattaforma dello sciopero regionale dell’industria del 9 luglio, che prevede una manifestazione a Firenze”.

Cgil Toscana e Cgil Prato-Pistoia

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