giovedì, Aprile 9, 2026

La prova di forza della sinistra, le indecisioni del Pd e i capponi di Renzo

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Le cento firme raccolte dalla parte sinistra del “campo largo” è una evidente forma di pressione nei confronti del Pd. Attraverso l’appoggio della cosiddetta società civile, si vuole obbligare il Partito democratico a puntare su Giovanni Capecchi, come avevamo anticipato un mese fa. Operazione legittima, ma che ha i suoi rischi.

E’ altrettanto evidente che la prova di forza della sinistra della coalizione nasce dalla considerazione che anche una parte del Pd ritiene Capecchi il candidato giusto e sottotraccia da mesi lavora per questa scelta. Per questi esponenti del Partito democratico, è soprattutto importante che non venga candidato “qualcuno” del proprio partito; insomma, la prosecuzione del percorso velenoso delle Regionali.

Il rifiuto ostinato dell’area di sinistra alle Primarie di coalizione rafforza questa tesi: difficilmente una consultazione popolare avrebbe premiato un loro candidato.

C’è poi un ragionamento più generale che porta direttamente a Roma.

Avs ha manifestato in più occasioni l’esigenza di avere un riconoscimento tangibile alla propria lealtà politica: vuole il sindaco di una città capoluogo. In questi ultimissimi anni, il Pd ha dato il via libera a candidature del Movimento 5 stelle, a civici moderati; all’area della sinistra, niente. Perché?, si chiedono. Non sono più disponibili a essere figli di un Dio minore. Quindi Pistoia può essere la città giusta, una città “sacrificabile” dopo otto anni di destra. Pistoia potrebbe essere entrata nello scacchiere nazionale. Se così fosse, le decisioni verranno prese a Roma e sarà Marco Furfaro a stabilire (o indicare, scegliete voi) il candidato, così come era successo per le candidature alle Regionali. Confermando il fatto che l’autonomia politica dei territori, anche sotto Schlein, è ormai un ricordo. A sinistra, come a destra.

Il problema è che una parte (non piccola) del Pd resiste. Per motivi diversi, ma questa volta convergenti. Coloro che si oppongono non si muovono su un terreno omogeneo, spesso in conflitto tra di loro, adesso hanno trovato la quadra: dopo nove anni di digiuno, il Pd deve tornare a guidare la città. Uno slogan che nasconde – fino a un certo punto – una candidatura ben definita.

Probabilmente è questo il motivo del tentennamento del Pd. Qualcuno dall’interno fa capire che in realtà la decisione è già stata presa e che si sta valutando come comunicarla perché si temono ripercussioni, si devono convincere gli elettori del Partito democratico che la scelta di Capecchi è la migliore: è un nome di prestigio; civico, ma non troppo; di sinistra, senza esagerare; non è un parvenu; lavora a Perugia, ma è ben presente in numerosi enti e associazioni locali.

Insomma, un po’ diavolo e un po’ acquasanta, come si intuisce anche dall’elenco dei sottoscrittori: molti di coloro che hanno firmato per la sua candidatura si fa davvero fatica a vederli camminare a braccetto.

Poi bisognerà capire come si è arrivati a questo. Forse chi pensava di avere in mano il pallino del gioco ha sbagliato i calcoli, ha portato il machiavellismo all’estremo rimanendo col cerino in mano. E adesso qualche protagonista rischia di fare la fine dei capponi di Renzo.

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