di Anna Maria Celesti*
PISTOIA – Ringrazio le autorità civili e militari, le associazioni combattentistiche e d’arma, l’Anpi, tutti i membri del Cudir, le cittadine e i cittadini presenti questa mattina per celebrare insieme, davanti al Monumento ai Caduti di piazza della Resistenza, la Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo.
Pistoia e l’Italia intera si ritrovano oggi unite e insieme per celebrare il 25 aprile, la Festa della Liberazione. Un punto di svolta della nostra storia, il giorno in cui l’Italia ritrovò se stessa dopo vent’anni di dittatura, violenze, persecuzioni e guerra ai civili.
Ottantuno anni fa, in questa stessa data, il nostro Paese uscì dall’oscurità. Si liberò dall’occupazione nazista e dal fascismo, dalla brutalità degli eccidi, dalla negazione dei diritti fondamentali. Si liberò da un regime fascista che aveva soffocato la libertà, calpestato la dignità ed educato generazioni al culto della violenza.

Ma soprattutto, ottantuno anni fa, l’Italia scelse di rinascere. Scelse la democrazia, la pace, la convivenza civile e la repubblica. Scelse di costruire un futuro fondato sul lavoro, sulla solidarietà, sull’uguaglianza. Oggi più che mai dobbiamo avere la consapevolezza che la storia non si riscrive e non si piega alle convenienze del presente. Senza il 25 aprile, non solo a molti non sarebbe stato concesso di vivere, ma nessuno di noi potrebbe godere di quelle libertà che oggi consideriamo naturali, ovvie, scontate.
Per questo il 25 aprile deve essere una grande occasione di unità.
Unità nella memoria, unità nei valori, unità nel riconoscere che la libertà è un patrimonio comune, che appartiene a tutti e che tutti siamo chiamati a difendere per onorare davvero chi ha lottato per
liberarci. La Toscana è una delle regioni che più hanno sofferto la ferocia nazifascista. La nostra Pistoia ha conosciuto rastrellamenti, deportazioni, rappresaglie, famiglie spezzate, vite distrutte.
In questa città, in queste piazze, in queste strade, la guerra fu esperienza diretta, vissuta sulla pelle della comunità. Fu la brutalità di piazza San Lorenzo e della Fortezza Santa Barbara, dove civili inermi vennero uccisi davanti alla loro comunità. Fu il silenzio dei deportati che partirono dalla nostra stazione e non fecero più ritorno. Fu il coraggio dei giovani che salirono in montagna, dei contadini che offrirono un riparo, delle donne che portarono messaggi e speranza. Fu la scelta di chi, pur nella paura, decise di non piegarsi.
Oggi rendiamo omaggio ai partigiani, alle staffette, ai militari che rifiutarono di servire la Repubblica di Salò, ai deportati, agli internati, alle donne e agli uomini che scelsero la libertà quando farlo significava rischiare la vita. Rendiamo omaggio anche alla Resistenza civile: quella fatta da chi nascose un ebreo, un renitente, un soldato alleato; da chi offrì un riparo, da chi oppose
alla violenza un gesto di umanità. In quei gesti, spesso silenziosi, c’era già l’Italia che sarebbe nata.

La Resistenza non è stata soltanto una lotta armata: è stata una scelta morale, una presa di coscienza collettiva. È lì che il nostro Paese ha ritrovato se stesso. È lì che sono nati i valori che ancora oggi tengono insieme la nostra comunità: la libertà, come esigenza inalienabile dello spirito umano, senza distinzione di provenienza, di fede; un amore di Patria autentico, lontano da ogni nazionalismo e da ogni deriva di odio, capace invece di riconoscere la dignità degli altri popoli e di costruire solidarietà.
In questo giorno, sentiamo forte il dovere della gratitudine. Gratitudine verso coloro che lottarono per la Liberazione, che posero fine alla guerra, all’occupazione straniera, alla dittatura e alle persecuzioni. Gratitudine verso gli uomini e le donne della Resistenza, verso chi con la sua scelta coraggiosa si rifiutò di piegarsi, verso gli eserciti alleati che risalirono la nostra penisola, e ai quali rendiamo omaggio nei cimiteri di guerra dove riposano migliaia di giovani caduti.
La gratitudine per aver potuto vivere decenni di libertà, democrazia e pace. Basta guardarsi intorno, nel mondo di oggi, per capire quanto questi beni non siano affatto certi. In molte parti del mondo, ancora oggi, uomini, donne e bambini vivono sotto la guerra, sotto regimi autoritari, privati dei diritti fondamentali e della possibilità di scegliere il proprio destino. Sono realtà che ci ricordano quanto sia prezioso ciò che abbiamo conquistato e quanto sia fragile.
Dopo l’8 settembre il Paese precipitò nel caos. Molti avrebbero potuto arrendersi alla paura, alla rassegnazione, alla brutalità. E invece migliaia di persone scelsero la via del riscatto morale: la libertà al posto dell’imposizione, la fraternità al posto dell’odio, la democrazia al posto della sopraffazione. Alla barbarie, il nostro Paese rispose con la Resistenza. Dalla Liberazione nacque la Repubblica. Dalla Liberazione nacque la Costituzione, che ancora oggi è il nostro patto civile più prezioso.
Quei valori non appartengono soltanto al passato: sono il fondamento della nostra convivenza civile. Sono scritti nella nostra Costituzione, ma soprattutto vivono nelle scelte quotidiane di ciascuno di noi. Libertà e pace non sono conquiste definitive: sono beni fragili, che richiedono consapevolezza, impegno e responsabilità. Darli per scontati sarebbe un errore imperdonabile.
Custodirli significa tenerli vivi, rinnovarli, trasmetterli.
Mai come oggi sentiamo l’urgenza di questa memoria. Viviamo un tempo segnato da guerre, aggressioni ai civili, ritorni di nazionalismi e razzismi, attacchi alla democrazia, impoverimento sociale. Mai come oggi abbiamo bisogno di riaffermare che l’antifascismo non è un’eredità del passato, ma un valore del presente. È difesa della libertà. È rifiuto dell’odio. È responsabilità verso le generazioni che verranno.
Il fascismo come tutti i regimi totalitari sono stati e sono una malattia della democrazia. Una malattia che può sembrare sconfitta, ma che può riemergere quando si dimentica, quando si abbassano le difese, quando si cede all’indifferenza. E allora la democrazia è la cura, è la partecipazione. È la scelta quotidiana di stare dalla parte della libertà, della dignità umana, del rispetto degli altri.
Il 25 aprile ci ricorda che la democrazia non è mai garantita per sempre. Va custodita, nutrita, difesa. E questo compito riguarda ciascuno di noi. Essa merita di essere custodita con la stessa determinazione con cui fu conquistata.
Vorrei rivolgermi soprattutto ai giovani, il nostro presente e il nostro futuro. Il 25 aprile non è un capitolo lontano nei libri di storia. È un’eredità viva, che parla di coraggio, di scelta, di responsabilità. È un invito a non essere indifferenti, a non voltarsi dall’altra parte, a non accettare mai che qualcuno venga discriminato, escluso, umiliato. La libertà che oggi viviamo non è un bene da considerarsi ovvio: è un dono che abbiamo ricevuto e che dobbiamo saper trasmettere.
È bene parlare del 25 aprile anche come una festa. E come tutte le feste, è fatta anche di gesti semplici. Un giorno in cui fare gli auguri alle persone che amiamo: ai nostri figli, ai nostri genitori, agli amici. Alla nostra famiglia. E allora oggi diciamolo con forza, diciamolo ad alta voce, diciamolo ai nostri familiari: viva la libertà.
Grazie a tutte quelle donne e a tutti quegli uomini che hanno combattuto per consegnarcela. Perché senza di loro, questo giorno non esisterebbe, e nemmeno la nostra vita così come la conosciamo.
Pistoia è una città che crede nella pace, nella democrazia, nella giustizia sociale. Una città che si riconosce nei valori della Costituzione. Una città che sa che la libertà si costruisce ogni giorno: nelle scuole, nelle associazioni, nei luoghi della memoria, nel lavoro, nella solidarietà, nella partecipazione, nelle famiglie.
Siamo eredi di una storia che ci chiede di essere all’altezza. E Pistoia, ogni giorno, dimostra di esserlo. Il 25 aprile è la festa della libertà ritrovata e della democrazia.
Con gratitudine verso chi ci ha preceduto e con responsabilità verso chi verrà dopo di noi, rinnoviamo insieme il nostro impegno: per la pace, per la libertà, per la dignità di ogni persona, per la nostra Repubblica.
Viva la Liberazione. Viva l’Italia. Viva Pistoia. Grazie a chi ci ha liberato.
Buon 25 aprile a tutti!
* Sindaco facente funzioni











