mercoledì, Ottobre 21, 2026

La sanità punta di un iceberg di diritti negati. Breschi: “Occorre un nuovo patto con l’Emilia Romagna

di Alberto Vivarelli

SAMBUCA PISTOIESE – Millecinquecento giorni senza medico di famiglia. Millecinquecento giorni di disagi che si sommano a quelli che devono sopportare coloro che hanno scelto di continuare a vivere in montagna. Sambuca è terra di confine, a volte dimenticata dalla Toscana, lontana anni luce dalla vicinissima Emilia.

Sabato 24 ottobre a Sambuca Pistoiese ci sarà un presidio civile per il diritto alla salute in montagna. Ne abbiamo parlato con il sindaco del piccolo comune montano che si è messo alla testa della battaglia per il diritto alla salute.

Marco Breschi, sindaco di Sambuca Pistoiese (foto Giovanni Fedi)

Sindaco, il 21 ottobre Sambuca conterà 1.500 giorni senza un medico di medicina generale.

Nella mia figura di Sindaco sento un carico di personale disagio per questa negazione.

Come si è arrivati a questa situazione? Cosa è possibile fare per trovare una soluzione?

Le ragioni di questa situazione, tra l’altro assai diffusa in tutto il territorio nazionale, hanno origini e cause lontane. Senza andare troppo indietro nel tempo, una errata capacità di programmare il bisogno di medici per cui oggi con una popolazione sempre più vecchia, l’Italia ne sconta la mancanza. L’impossibilità, visto il rapporto di tipo privatistico, di obbligare un medico a esercitare in un dato luogo. Non a caso, prima dell’estate, il ministro della salute Schillaci aveva avanzato una proposta per trasformare in dipendenti pubblici parte dei dottori. Un’ipotesi avanzata e ritirata nel breve giro di alcuni giorni vista la forte reazione dei medici e la prossima tornata elettorale. L’attuale compagine governativa, alla luce della complessa situazione finanziaria, ha contingentato le risorse per la sanità. Con il 6,2% del PIL, l’Italia è ultima tra i Paesi del G7. Un cittadino ogni 10 rinuncia a curarsi oppure utilizza risorse proprie e le regioni, così la Toscana, sono obbligate ad indebitarsi. In una situazione simile, le aree più marginalizzate risultano ancora una volta le più colpite e penalizzate.

Sembra di capire che nonostante le proteste e la mobilitazione, non sarà facile vedere un medico di famiglia a Sambuca Pistoiese.

L’Azienda Usl Toscana Centro sta aprendo nuovi bandi per l’assegnazione di sedi vacanti ma, come da tempo in larga parte del Paese, il numero delle posizioni richieste è e resterà ancora a lungo superiore al numero di medici che faranno domanda. Si spera sempre che un medico scelga il nostro Comune ma nessuno potrà imporre a un medico di venire da noi o in un altro comune. La soluzione maestra quanto complessa è una revisione a livello nazionale della normativa. Nel frattempo credo che, di fronte ad una specifica emergenza, debbano essere adottati strumenti particolari anche se i sistemi gestionali complessi non amano le eccezioni e, anche per questa ragione, risultano così vischiosi e incapaci di rispondere a casi specifici.

Per vedere un medico a Sambuca Pistoiese non resta che sperare in un miracolo?

Noi si spera in tutto anche in un miracolo. Più realisticamente si auspica un deciso cambio di paradigma. Se la salute è un bene da tutelare bisogna farlo con qualsiasi strumento e con alternative diverse basate sull’evidenza che a Sambuca il medico di base non c’è. Con non pochi sforzi alcuni piccoli passi sono stati fatti, grazie anche a una nuova attenzione a vari livelli istituzionali, dalla Regione alla Società della salute. Bisogna, però, arrivare a soluzioni stabili e creare così un sistema articolato di servizi per la salute a livello locale. Lungo questa direttrice ben vengano le ore di attività ambulatoriale svolte da medici di medicina generale impegnati in altre sedi che ringraziamo per la loro disponibilità. Bisogna operare affinché questo importante servizio di prossimità sia incrementato nelle ore e nei paesi e, anche, con l’espletamento di visite a domicilio. Un altro passo è l’attivazione con il terzo settore di un ambulatorio solidale che, a partire da primavera, fornirà visite ambulatoriali di medicina specialistica (cardiologia, ginecologia, geriatria, ecc.). I nostri cittadini avranno a disposizione qualificati esperti che, su appuntamento e a titolo gratuito, forniranno senza lunghe attese preziosi consulti di medicina specialistica. Nei prossimi giorni sarà attivato nei locali del Comune uno sportello digitale assistito che permetterà di gestire in autonomia le varie pratiche sanitarie senza dovere scendere a Pistoia.

Quindi, qualcosa inizia a muoversi

Certo, anche se resta viva la lunga mancanza del medico di famiglia. Altri interventi possono essere fatti per garantire la salute ai cittadini, in particolare alle nostre numerose persone anziane. Il contatto medico è insostituibile, tuttavia noi siamo pronti a sperimentare la telemedicina, un altro strumento che permette di fare un passo avanti nell’innovazione dei servizi sanitari e nell’equità di accesso alle cure non solo per le persone affette da particolari patologie. Non meno utile è il ricorso a visite mediche mobili su furgone/camper attrezzati (ambulatori mobili) per offrire servizi diagnostici di prevenzione e visite ad hoc sul territorio evitando così problematici spostamenti alla popolazione più fragile. Ancora, data la collocazione del nostro comune, il cui territorio è tutto al di là dello spartiacque appenninico, risulta più semplice ricorrere ai servizi sanitari esistenti a Porretta Terme rispetto a quelli disponibili a Pistoia. In considerazione dell’attuale collocazione del baricentro demografico, la prima dista, in media, poco più di 12 km mentre la seconda è ad oltre 33 km. Anche per questo motivo è importante attivare un nuovo e stretto patto di collaborazione con la Regione Emilia Romagna in modo da usufruire dei più accessibili e comodi servizi presenti a Porretta a partire da quelli erogati dal locale ospedale a quelli forniti per il servizio di emergenza/urgenza.

Sembrano tutte proposte ragionevoli e fattibili

Concordo. Bisogna sforzarsi per superare la vischiosità implicita nei sistemi organizzativi vasti imperniati, tra l’altro, su base regionale. Insisteremo per ottenerli proprio perché risultano tutti a portata di mano. La grande politica dovrebbe assumere con decisione il punto di vista di chi vive in montagna. La fatica maggiore è correggere il forte strabismo di molti organismi che guardano poco, troppo poco, alla montagna e alle sue esigenze. Oggi nelle montagne sono rimasti pochi abitanti. Per avere un reale ripopolamento dobbiamo creare le condizioni per viverla senza chiedere continui sacrifici. Lo scenario del futuro deve quindi essere quello di portare o restituire alla montagna i diritti fondamentali al lavoro, alla salute, all’istruzione, alla mobilità, al tempo libero, ecc. Non sarebbe un costo, ma un investimento in uguaglianza e una via per correggere un modello di sviluppo squilibrato. Si tratta di una sfida difficile ma, a mio parere, alla portata di una Regione che vuole essere vigorosa e progressista.

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