giovedì, Settembre 10, 2026

La Scola, il “borgo di pietra” nel verde dell’Appennino

GRIZZANA MORANDI – Un borgo di origine medievale “riscoperto” nel cuore e nel verde dell’Appennino bolognese.

Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, un’oasi di pace e silenzio in cui è possibile camminare tra antiche case in pietra, viottoli acciottolati, pergolati con viti, orti e giardini con fichi e ciliegi, cipressi monumentali, fontane, sentieri tra prati e faggete che paiono perdersi nel fitto del bosco.

Alcuni scorci del borgo medievale de La Scola, sull’Appennino bolognese (fotografie di Andrea Capecchi)

Un posto “magico” in cui immergersi che negli ultimi trent’anni è stato valorizzato grazie al lavoro e all’impegno dell’associazione culturale “Sculca”, promotrice di interventi di restauro presso gli edifici del borgo e di organizzazione di eventi culturali e ricreativi come mostre, concerti, passeggiate, performance di teatro e danza.

A causa del processo di progressivo spopolamento delle aree montane in direzione di Bologna o della vicina valle del Reno, più attrattive dal punto di vista economico e industriale e per la facilità dei collegamenti, nel secolo scorso anche il borgo de La Scola ha rischiato di diventare uno dei tanti “paesi fantasma” dell’Appennino: tuttavia un’attenta opera di conservazione e tutela del suo patrimonio architettonico e ambientale, unita alla più recente promozione turistica del borgo, hanno permesso a La Scola di continuare a vivere e di rimanere non soltanto un centro abitato, ma anche un piccolo “presidio” culturale.

Il borgo, situato nel comune di Grizzana Morandi, si può raggiungere in auto salendo da Riola e voltando a sinistra poco prima della Rocchetta Mattei: in una decina di minuti una strada tortuosa risale il fianco della montagna e ci conduce all’ingresso del paesino dove si trova un piccolo parcheggio. Altre modalità “ecologiche” per raggiungere il borgo sono in bicicletta (sempre salendo da Riola, oppure da Grizzana o Camugnano) o a piedi, dal momento che dalla Scola passano alcuni sentieri e percorsi di trekking che attraversano l’Appennino emiliano.

Entrare nel borgo con i suoi viottoli acciottolati (è consigliabile indossare scarpe comode e sportive) significa davvero fare un tuffo all’indietro di sette secoli: menzionato per la prima volta in un documento catastale del 1375 come “Sculca” o “Scolca” (da cui poi “La Scola”), il paese deve forse il suo nome al termine longobardo “skulk”, con significato di “posto di guardia”, “luogo di vedetta”.

Ciò rivelerebbe un’origine ancora più antica, dal momento che il borgo, popolatosi stabilmente a partire dal Duecento, sorse forse sulle rovine di una fortificazione o torre di osservazione risalente al VI secolo, all’epoca dei conflitti tra Longobardi e Bizantini in queste aree di confine tra i territori del Regno longobardo di Pavia e quelli appartenenti all’Esarcato di Ravenna.

Una zona storicamente di confine, prima tra questi due popoli, poi, passando all’età comunale, tra i contadi di Bologna e Pistoia; ma un’area al tempo stesso caratterizzata da una forte vivacità economica e commerciale, vista la vicina presenza della valle del Reno e la sua prossimità ai numerosi itinerari transappenninici che collegavano Emilia e Toscana. Non sorprende che nel corso del Basso Medioevo anche La Scola, come altri borghi dell’Appennino, visse un periodo di sviluppo connesso alle attività agricole e forestali, ai piccoli commerci, alla difesa militare del vicino centro monastico di Montovolo.

Tra XIV e XV secolo si assiste a un’espansione edilizia con il recupero di vecchie strutture, l’erezione di case-torri, la costruzione di nuovi edifici gli uni addossati agli altri, nella tipica conformazione del borgo montano fortificato, la cui protezione era assicurata anche dalla natura orografica del luogo. Dagli anni Settanta del secolo scorso il borgo è sottoposto a vincolo urbanistico e architettonico, misura che ha indubbiamente favorito un’azione di tutela verso le bellezze del paese, capace ancora oggi di mantenere immutata l’atmosfera di “lentezza” e di “immersione” nella pace e nella quiete della natura.

Una camminata per le viuzze del borgo ci porta alla scoperta di antichi edifici in pietra, sapientemente restaurati, sui quali compaiono due meridiane solari ancora funzionanti; passaggi a volta e vicoli a gradoni ci aprono lo sguardo su corti interne, giardini dominati da ogni tonalità di verde, orti con frutteti; una fontana ottocentesca ci ristora con la sua acqua fresca, mentre tutt’intorno il bosco di faggi e castagni sembra custodire il borgo con il suo abbraccio.

E poi ancora le case-torri in pietra con finestre in legno, le porte decorate con antichi simboli legati alle maestranze comacine (attestate presso la vicina abbazia di Montalvo), i pergolati con viti a graticcio da cui pendono i grappoli d’uva, uno spazio dedicato a mostre d’arte e fotografia, il seicentesco oratorio di San Pietro, e soprattutto il “simbolo vivente” de La Scola e della sua storia secolare: in fondo al paese, in un giardino, sorge il cipresso monumentale dall’età stimata di circa settecento anni, che ha visto “nascere” il borgo e ha attraversato con esso il passare delle epoche.

Una visita consigliata in un luogo tutto da scoprire nei suoi angoli più nascosti e pittoreschi, a poca distanza e in dialogo ideale con altri monumenti originali come l’eclettica Rocchetta Mattei e la moderna chiesa di Aalto a Riola.

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