mercoledì, Settembre 9, 2026

La storia di Hamayoun, dall’Afganistan a Pistoia

di Caterina Benini

PISTOIA – Hamayoun ha lasciato il suo paese, Baghlan, nella zona montuosa a nord dell’Afganistan, all’età di 15 anni. Unico figlio maschio di una famiglia di cinque persone, è stato costretto a fuggire perché restare significava combattere, andare in guerra e non concedersi nessuna possibilità di riscatto per una vita migliore.

Hamayoun

In Italia è arrivato dopo un viaggio complicato, difficile, pieno di peripezie ed ostacoli. Ha attraversato l’Iran, la Turchia e la Grecia dove è salito su un camion ed ha raggiunto l’Ungheria e l’Austria per arrivare poi in Italia.

È fuggito dall’Afganistan insieme ad altri ragazzi e uomini che alla guerra proprio non volevano partecipare. Non conosceva nessuno del gruppo, erano tutti volti sconosciuti ma Hamayoun non aveva altra possibilità e accanto alla paura del futuro che lo aspettava in Afganistan, ha messo la voglia di andare incontro ad una vita nuova, ad un riscatto anche per i suoi genitori e le sorelle che non avevano altra scelta che restare imprigionati nella loro terra.

Del lungo viaggio riporta la fatica ma soprattutto i tanti momenti di paura. Un ragazzo di quindici anni, solo, affaticato da una giornata lunga di cammino si ritrova nel bosco, arriva la notte e il buio. Si sentono rumori e versi di animali, Hamayoun ha paura così sale su un albero e ci passa la notte, stretto ad un ramo con il terrore di cadere in attesa della luce del giorno per scendere e proseguire il cammino. Questo è uno dei tanti episodi che racconta con ancora la paura negli occhi.

In Italia arriva accolto a Benevento da un amico. È a Dugenta un paesino di circa tre mila abitanti che Hamayoun inizia la sua nuova vita. Il giorno lavora la terra e la sera studia così riesce a conseguire il diploma di terza media. Non si accontenta e come autodidatta perfeziona l’italiano ma è affascinato anche da altre lingue. Parla il Pashto, la sua lingua madre, l’inglese, l’italiano, il rumeno, il tedesco, l’arabo e l’Urdo una lingua pakistana. È proprio la conoscenza di quest’ultima lingua che lo porta a collaborare con la Questura di Benevento come traduttore.

Nel frattempo, riesce a prendere la patente per autobus e camion. Tra i tanti lavori Hamayoun ha fatto l’autista, il cameriere, il contadino, il pizzaiolo e l’interprete sfruttando la sua conoscenza della lingua pakistana e araba. L’ultimo viaggio a casa, in Afganistan risale al 2022.

Hamayoun

“Quando sono arrivato mi guardavo intorno e mi sentivo straniero nel mio paese”, non riconosceva più i volti e i luoghi, gli usi e i costumi gli sembravano lontani dalla sua nuova vita. Prima di partire non sapeva cosa c’era oltre il confine della sua terra. Ora che ha scoperto un mondo nuovo, Hamayoun si sente a casa in Europa. “Non avrei mai voluto lasciare la mia famiglia, sarei stato felice di crescere nel mio paese, non è stato possibile e i miei genitori hanno preferito vedermi andare via piuttosto che in guerra. Sono orfano ma per salvarmi e salvare la mia famiglia”.

Il padre è mancato nel periodo del Covid quando Hamayoun era a lavorare in Germania. “Non sono riuscito a tornare a casa per salutarlo, so che sarebbe stato fiero di me. La mia mamma è malata e curarsi in Afganistan è molto costoso. Grazie al mio lavoro posso aiutare la mia famiglia”. Racconta che le sorelle non possono uscire di casa da sole, non possono frequentare posti affollati, non possono leggere o accedere ai luoghi di cultura, così vivono nella povertà culturale e nell’ignoranza, convincendosi che quello è l’unico mondo possibile.

Il padre aveva un negozio di vestiti, era sempre a contatto con la gente e pensava ad un futuro diverso per i suoi figli. “Mio padre era moderno nelle idee ed aveva capito l’importanza del sapere infatti era riuscito a portare a casa dei libri che parlavano di storie d’amore e insegnava alle mie sorelle le fondamentali regole sociali”.

Hamayoun vorrebbe ospitare la madre per farla curare in Europa ma lei non vuole lasciare la sua terra e le altre figlie. “Sono orgoglioso di tutto quello che ho fatto, è stata dura, sono orfano nella vita di tutti i giorni, da anni abituato a stare da solo, a cavarmela senza aiuti ma tutto questo mi permette anche di pagare le cure di mia mamma che lotta da sette anni ma resiste”.

Hamayoun un anno fa è arrivato a Pistoia con sua moglie, originaria dell’Afganistan e da qualche mese è padre di una bellissima bambina di nome Muska che nella sua lingua significa gioia, sorriso. Lavora in un’importante azienda di bus operator. In Italia questo giovane ragazzo afgano è diventato un uomo, ha combattuto con la solitudine, con le difficoltà ma è riuscito a costruire la sua famiglia con la modernità dell’Europa senza dimenticare le tradizioni delle sue origini.

Sua moglie anche grazie a lui ha imparato a leggere e scrivere, sta prendendo la patente e appena la loro bambina andrà al nido potrà cercare un lavoro per aiutare la famiglia e crearsi un’indipendenza economica.

Spesso la cronaca ci racconta storie di stranieri con un’integrazione difficile, quella di Hamayoun invece è una storia bella, positiva, un riscatto per sé stesso e per la sua famiglia, la testimonianza che la fuga non è mai una scelta ma una necessità. Più volte nel suo racconto Hamayoun ha detto che avrebbe preferito restare nel suo paese ma in Pace, in una terra libera dove tutti possono scegliere la propria strada.

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