martedì, Settembre 8, 2026

La storia, gli uomini, la città: una mostra sull’industria ferroviaria pistoiese

PISTOIA – Una mostra sull’evoluzione storica e le vicende di un’azienda che ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo industriale della Pistoia contemporanea e ha ridisegnato i confini stessi della città.

È stata inaugurata oggi pomeriggio nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale la mostra fotografica e documentaria “Dalla San Giorgio a Hitachi: 120 anni di industria ferroviaria a Pistoia” organizzata da Gruppo Lavoratori Anziani Breda Costruzioni Ferroviarie, Comune di Pistoia e Biblioteca San Giorgio.

Alcune immagini della mostra fotografica e documentaria alle Sale Affrescate per i 120 anni dell’industria ferroviaria pistoiese (fotografie di Andrea Capecchi)

L’esposizione è un viaggio visivo attraverso la storia e l’evoluzione dell’industria ferroviaria in città, raccontata attraverso una serie di pannelli espositivi che seguono una sequenza cronologica. Le immagini storiche, i documenti d’archivio e gli scatti contemporanei guidano il visitatore attraverso le trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali che hanno plasmato il tessuto urbano e produttivo di Pistoia, realtà in cui l’industria ferroviaria ha costituito un elemento centrale nel corso del Novecento.

Dalla nascita della Società anonima industriale San Giorgio nel 1905 fino all’acquisizione degli stabilimenti da parte del gruppo Hitachi nel 2015, ogni pannello testimonia il contributo dell’industria ferroviaria allo sviluppo del territorio evidenziando l’impatto sulle comunità locali e l’occupazione e l’identità stessa della città di Pistoia.

È un percorso che unisce passato e presente celebrando l’ingegno, la dedizione e l’innovazione che hanno reso Pistoia un punto di riferimento nel panorama ferroviario nazionale e internazionale. Senza dimenticare uno sguardo proiettato verso le nuove sfide del futuro, tra rivoluzioni tecnologiche, mutamenti geopolitici e temi ambientali, con una realtà che attraverso la continua innovazione punta a rimanere azienda leader nel proprio settore.

La mostra prende quindi le mosse dall’installazione, in un’area suburbana di Pistoia poco fuori l’ex cinta muraria, di un sito produttivo di proprietà della Società anonima San Giorgio di Genova fondata in quello stesso anno 1905 da un gruppo di attenti e lungimiranti industriali. La scelta di Pistoia non fu casuale, infatti sul territorio pistoiese era presente manodopera esperta in falegnameria, meccanica e lattoneria già utilizzata dalle ditte artigianali produttrici di carri e carrozze.

Nel giro di pochi anni la fabbrica cresce e si espande con la costruzione di nuovi fabbricati, fino a costituire un’unica area compresa tra il limite della città e la stazione ferroviaria, con quest’ultima che acquisisce un ruolo fondamentale per il trasporto su rotaia dei mezzi prodotti dai suoi stabilimenti. Durante la Grande Guerra la San Giorgio produce carri e blindati per l’esercito italiano, nel corso degli anni Venti si specializza nel settore ferrotranviario con la costruzione di carrozze ferroviarie, tram a trazione elettrica e carri merci; nello stesso periodo nasce anche una sezione aeronautica, che non si limita alla lavorazione di componenti di aerei ma porta anche alla costruzione di monoplani e biplani da ricognizione bellica, di cui i primi esemplari vedono la luce già nel 1918.

Duramente colpita dai bombardamenti aerei anglo-americani nel corso della Seconda guerra mondiale per la sua rilevanza industriale e strategica, nell’immediato dopoguerra la fabbrica risorge con il passaggio di mano a Finmeccanica e l’acquisizione del nuovo nome di Officine Meccaniche Ferroviarie Pistoiesi (OMFP), che nel 1949 entrano nella complessa cerchia delle aziende a partecipazione pubblica secondo le politiche del tempo.

La “rinascita” avviene non soltanto attraverso la ricostruzione e l’ampliamento dei precedenti stabilimenti, ma anche con l’introduzione di nuovi settori di produzione come le nuove locomotive elettriche per le Ferrovie dello Stato italiane e per alcune società ferroviarie estere (per esempio le ferrovie cilene), i filobus per città italiane e straniere (per esempio quelli acquistati dalla Turchia per le strade di Istanbul), gli autobus e le locomotive diesel (alcune acquistate dalle ferrovie jugoslave).

L’uscita dai disastri della guerra mondiale, insieme al peso politico di Finmeccanica, determinarono molta attenzione verso le officine pistoiesi, fondamentali per ricreare un efficiente trasporto urbano e per potenziare i collegamenti fra le città italiane negli anni del boom economico. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta lo stabilimento di Pistoia fu visitato da un numero considerevole di politici e di delegazioni, sia italiane che straniere, e sicuramente questi incontri contribuirono a far giungere alla città commesse importanti sia per il settore autobus che per quello ferroviario, come testimoniato dalle numerose foto dell’epoca che mostrano incontri istituzionali avvenuti proprio all’interno dello stabilimento.

Nella terza sala della mostra si illustra l’altro fondamentale passaggio societario che avvenne nel 1968, quando l’OMFP fu inglobata nella Breda di Sesto San Giovanni e si avviò la costruzione del nuovo stabilimento a sud della ferrovia nella zona dell’ex campo di volo, vista la necessità di disporre di impianti più spaziosi, funzionali e moderni rispetto alle vecchie officine, in parallelo con una affermazione internazionale che imponeva nuove scelte a livello industriale.

Gli anni Settanta furono caratterizzati da grandi scelte strategiche con la vittoria di importanti commesse negli Stati Uniti (come la metropolitana leggera per la città di Cleveland) e in parallelo da agitazioni e manifestazioni sindacali sulla scia delle rivendicazioni del Sessantotto che portarono nel corso degli anni alla riduzione dell’orario di lavoro e adeguamenti salariali per i dipendenti.

Autobus, metropolitane, vagoni per treni e soprattutto la collaborazione con lo studio di design Pininfarina per la progettazione dell’ETR500, fiore all’occhiello dell’alta velocità delle ferrovie italiane: gli anni Ottanta e Novanta segnano l’evoluzione di un’azienda che guarda già all’avvicinarsi del nuovo millennio, quando avviene la fusione con Ansaldo, anch’essa società del gruppo Finmeccanica, con la nascita di Ansaldo Breda che diversifica la produzione nei siti di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria.

Il resto è storia recente: nel 2015 Finmeccanica vende lo stabilimento pistoiese al gruppo giapponese Hitachi e per l’azienda si apre un nuovo capitolo fatto di nuove commesse per il trasporto sostenibile in Italia, espansione verso mercati emergenti, competitività a livello internazionale, progettazione di metropolitane leggere, treni per il trasporto regionale e suburbano e tram su rotaia in una sintesi tra innovazione tecnologia, sicurezza e sostenibilità ambientale.

Accanto alle riproduzioni dei documenti e delle foto d’epoca che illustrano i vari mezzi prodotti dallo stabilimento pistoiese nei suoi 120 anni di vita, i pannelli espositivi spiegano anche i riflessi che le vicende della fabbrica hanno avuto sul tessuto sociale ed economico di Pistoia, a dimostrazione di come l’ex San Giorgio, oggi Hitachi, sia diventata ormai un elemento costitutivo e imprescindibile dell’identità della nostra città.

In questa azienda hanno lavorato generazioni di pistoiesi, tra progettisti, ingegneri e operai che al di là di tutte le vicende societarie sono stati i veri protagonisti di questa storia secolare, contribuendo a dar vita all’immagine di Pistoia come “città dei treni” e della mobilità sostenibile.

A loro e a tutti i pistoiesi è dedicata questa mostra, che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 25 febbraio.

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