mercoledì, Settembre 9, 2026

La Toscana abbraccia il Giro: tre tappe di emozioni e pubblico in festa

LUCCA – I paesi vestiti a festa, il pubblico ad applaudire i corridori lungo le strade, l’abbraccio alla Corsa Rosa da parte di una regione da sempre patria del ciclismo.

La scorsa estate la nostra regione fu protagonista di un evento forse unico e irripetibile, la Grand Depart del Tour de France da Firenze che attirò appassionati di ciclismo da tutto il mondo e fece diventare il capoluogo toscano per alcuni giorni la “capitale” di questo sport, complice la mastodontica macchina mediatica e organizzativa della corsa francese.

Il Giro d’Italia non può vantare lo stesso prestigio, la stessa risonanza nè la stessa visibilità internazionale della Grand Boucle, tuttavia per tutti gli appassionati di ciclismo resta la “corsa di casa” che magari abbiamo visto per la prima volta in televisione dai nostri nonni, che ci ha fatto innamorare con le grandi imprese di Pantani, che con i suoi percorsi ci fa scoprire angoli quasi sconosciuti nel nostro Paese, e che ogni tanto può transitare nelle vicinanze, se non addirittura sotto il balcone di casa nostra.

Alcuni scatti dalle tre tappe del Giro d’Italia disputatesi in Toscana nei giorni scorsi (fotografie dal profilo Facebook ufficiale del Giro d’Italia)

E quest’anno il Giro ha deciso di ricevere l’abbraccio della Toscana, venendone ampiamente ricambiato, dopo qualche edizione in cui la nostra regione era rimasta un po’ troppo “snobbata”: certamente dietro l’organizzazione della corsa e la scelta delle tappe ci sono spesso ragioni di carattere economico, ma per la sua lunga tradizione ciclistica e la forte passione popolare per questo sport, oltre che per la possibilità di offrire una grande varietà di percorsi, la Toscana sembra davvero una terra irrinunciabile per ospitare almeno due frazioni all’interno del grande giro.

Le attese e le aspettative della vigilia non sono state smentite: quelle disputate in territorio toscano si sono rivelate tre tappe intense e combattute, spettacolari dal punto di vista paesaggistico, e con una notevole cornice di pubblico nonostante due di esse si siano disputate in giorni feriali e con un meteo un po’ ballerino.

Si è cominciato domenica 18 maggio con la temuta frazione da Gubbio a Siena, che prevedeva nella sua parte finale quasi 30 km di sterrato, ricalcando per alcuni tratti il percorso della Strade Bianche. Un viaggio attraverso una delle zone più belle della Toscana, tra i paesaggi rurali e agricoli della val d’Asso e della val d’Arbia e la natura delle Crete senesi, tra strade ora asfaltate e ora sterrate che si snodano sulle colline in continui saliscendi, senza mai un metro di pianura, tra fattorie isolate, filari di cipressi, olivete, calanchi e le varie tonalità dei campi.

Un paesaggio tra i più ammirati e celebrati che però i corridori in gara non hanno avuto tempo nè modo di apprezzare: come era nelle previsioni, i cinque tratti di sterrato hanno prima spezzato il gruppo, poi l’hanno letteralmente frantumato anche a causa di cadute e problemi meccanici che hanno frenato alcuni dei protagonisti più attesi della corsa. Ne è uscita una gara “pazza”, tra fughe e inseguimenti, attacchi e crisi improvvise, che hanno rimescolato le carte in tavola e rivoluzionato la classifica del Giro al termine della tappa.

Una frazione che non poteva avere conclusione migliore dello spettacolare arrivo nella cornice storica, artistica e architettonica di Piazza del Campo a Siena, dopo la breve ma tremenda “rampa” di Santa Caterina e le ultime centinaia di metri sulle strette stradine lastricate del centro storico della città. Lì dove a trionfare di solito sono i fantini del Palio, a tagliare per primo il traguardo è stato il campione belga delle classifiche Wout Van Aert, rinato dopo una prima parte di Giro molto deludente anche a causa di problemi fisici, che ha preceduto la giovane rivelazione Isaac Del Toro, nuova maglia rosa della corsa.

La carovana del Giro si è poi spostata a Lucca, dove lunedì 19 maggio era in programma il secondo giorno di riposo della gara, per riprendere martedì 20 con una cronometro individuale di 28,6 km tra Lucca e Pisa passando per il traforo di San Giuliano. Una frazione per specialisti, caratterizzata da qualche curva all’inizio e lunghi rettilinei che hanno permesso di sviluppare alte velocità, lungo una striscia d’asfalto che ha collegato due città d’arte toscane famose in tutto il mondo, anche grazie al passaggio attraverso luoghi iconici.

Da sottolineare, infatti, sia il “mezzo giro” sulle mura cinquecentesche di Lucca, percorribili in bici grazie alla pista ciclabile che corre lungo i bastioni, sia il doppio attraversamento dell’Arno a Pisa, per un passaggio sul lungarno presso la chiesetta gotica di Santa Maria della Spina Prima di percorrere via Santa Maria e concludere la prova in piazza del Duomo, proprio all’ombra della Torre pendente.

Nonostante il meteo avverso e una pioggia che è iniziata a cadere sempre più fitta proprio in concomitanza con l’arrivo degli uomini di classifica, il pubblico ha onorato questo appuntamento e si è assiepato lungo le transenne, applaudendo il passaggio di tutti i corridori. Grande entusiasmo soprattutto nei 2 km finali tra le strade del centro storico di Pisa, dove si segnalano numerose bandiere della squadra di calcio locale, neopromossa in serie A, e altre a sostegno della Palestina.

D’altronde il Giro è da sempre uno strumento per ottenere visibilità, per apparire in televisione inquadrati dalle numerose telecamere che seguono la corsa e lanciare così messaggi politici, sociali o semplicemente goliardici; ma è anche e soprattutto una festa popolare che coinvolge persone di tutte le età, dai gruppi sportivi di cicloamatori fino ad appassionati e semplici curiosi, che fino alla mattina si accampano lungo il tracciato e vivono ore nell’attesa del passaggio della gara, passaggio che molto spesso si esaurisce nell’arco di pochi secondi.

E una festa è stata anche quella di mercoledì 21 maggio, quando il Giro ha salutato la Toscana alla volta dell’Emilia con la frazione, per nulla banale, dal mare di Viareggio alle colline di Castelnuovo nei Monti, valicando l’Appennino attraverso la lunga e temibile ascesa di San Pellegrino in Alpe, una salita di oltre 13 km con pendenze in doppia cifra soprattutto negli ultimi chilometri.

Sui tornanti e sulle rampe finali della salita, due ali di folla hanno salutato il passaggio prima di Lorenzo Fortunato, con indosso la maglia azzurra di miglior scalatore, poi del gruppo inseguitore con tutti i “big” del Giro, in un tripudio di bandiere, striscioni, incitamenti, applausi, trasformando per un giorno le quiete montagne dell’Alpe, tra prati e foreste, in un autentico anfiteatro all’aperto, risuonante di gioia chiassosa.

Anche se l’infelice collocazione della vetta del San Pellegrino, a oltre 90 km dall’arrivo, non ha invogliato attacchi da lontano da parte degli uomini di classifica, è stato comunque emozionante vedere da vicino l’impegnativa scalata dei corridori in una delle salite più dure dell’intero Appennino, tornata nel percorso del Giro a distanza di 25 anni dall’ultima volta.

Il passaggio della Corsa Rosa, che in questa edizione pare incerta ed equilibrata in assenza di un vero e proprio dominatore, ha risvegliato l’entusiasmo e la partecipazione del pubblico, nella speranza che anche il prossimo anno la nostra regione torni protagonista all’interno del percorso del Giro, regalando emozioni sportive nella superba e variegata cornice di paesaggi, borghi e città d’arte che punteggiano la Toscana.

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