PISTOIA – Un sorprendente affresco di vita cittadina oggi scomparsa, un caleidoscopio di volti, personaggi, tipi umani, antichi mestieri, tutto filtrato attraverso la memoria e il ricordo personale.
Saverio La Ruina porta in scena al Funaro di Pistoia il suo spettacolo “Via del Popolo”, un monologo autobiografico che prende ispirazione dai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza: siamo all’inizio degli anni Sessanta, quando Saverio e la sua famiglia lasciano il paesino montano dell’entroterra calabro dove sono sempre vissuti e si trasferiscono a Castrovillari, cittadina alle falde del monte Pollino, che a quei tempi era vista dai “montanari” come una sorta di America.

Ambientarsi non fu facile, almeno per i primi tempi, dovendo da un lato vincere la diffidenza degli abitanti della città verso gli “stranieri” provenienti dalle montagne, e dall’altro abituarsi alla realtà e ai ritmi di una città molto diversa dal paesino di provenienza. Il padre di Saverio, uomo molto intraprendente, apre un bar che diventa presto uno dei luoghi di ritrovo della città; sia l’abitazione, sia l’attività commerciale della famiglia sono poste lungo via del Popolo, una delle strade principali di Castrovillari, che diventa subito un luogo privilegiato per osservare la vita cittadina e conoscere i suoi abitanti.
Ai tempi in cui Saverio era bambino e poi ragazzo lungo via del Popolo c’erano un cinema, negozi, alimentari, attività artigianali, due bar, una sezione di partito e la caserma dei carabinieri, per non parlare del continuo via vai di personaggi più o meno singolari che rendevano questa strada l’autentico centro e cuore della vita sociale della città.
In poco più di un’ora di spettacolo Saverio compie un tuffo nel passato, ci riporta all’epoca della sua adolescenza tra anni Sessanta e Settanta e ci racconta insieme alla storia della propria famiglia gli incontri quotidiani con uomini e donne che popolavano la strada. Un viaggio reale e autobiografico ma allo stesso tempo immaginario e simbolico tra ricordi nostalgici, aneddoti, storie di paese e leggende metropolitane, pettegolezzi, fatti personali, eventi comici o tragici che in qualche modo hanno segnato la “microstoria” di via del Popolo e la vita del giovane Saverio.
E il viaggio viene compiuto da un anonimo passante che percorre per intero la via: ma invece di impiegare quei due minuti che, cronometro alla mano, occorrerebbero per andare da un capo all’altro di via del Popolo, il suo percorso risulta molto più lento e tortuoso, della durata complessiva di trenta minuti. Perché ci impiega mezz’ora? Forse perché non ha quella fretta che oggi è diventata caratteristica di tutte le realtà cittadine, o forse perché il suo intento è in realtà quello di conoscere chi popola la via, entrare nei negozi, varcare le soglie e i portoni, ascoltare le chiacchiere di chi si ferma per strada, udire le conversazioni alle finestre, spiare dentro le case, fermarsi al tavolino del bar tra discorsi di sport, politica e vita quotidiana.

Percorrere la via del Popolo della sua adolescenza significa per Saverio presentare al pubblico una galleria di personaggi e un’umanità varia e singolare, tra vecchi sognatori, comari pettegole, belle ragazze con i tacchi che al loro passaggio attirano su di sè mille occhi, giovani affiliati a gruppi rivoluzionari di estrema sinistra, contadini e pastori dalle campagne, l’ubriacone del paese, alcuni ospiti “internazionali” e molte altre figure che colpiscono per la spiccata personalità e la nitidezza con la quale l’attore rievoca il loro ricordo.
Oggi questa varia umanità non c’è più: tanti sono morti, qualcuno ha abbandonato il paese e si è trasferito altrove, pochissimi, anzi quasi nessuno, è rimasto in via del Popolo e resiste allo scorrere incessante del tempo. E proprio il tempo e il suo fluire è uno dei fili conduttori dello spettacolo: Saverio ci fa riflettere su come in fin dei conti il passare dei minuti, delle ore, dei giorni, dei mesi e degli anni abbia un valore relativo e come ciascuno di noi possa vivere in maniera diversa il passare del tempo, dando ad esso un diverso valore e una propria particolare percezione. Ci sono momenti brevi che però ci appaiono lunghissimi e periodi assai lunghi che trascorrono in un soffio. Un’idea ben resa dall’orologio liquefatto attaccato sullo sfondo nero della scena che ricorda quelli dipinti da Salvador Dalì nel suo celebre quadro “La persistenza della memoria”.
È proprio la memoria di un passato così lontano ma allo stesso tempo così presente e vivo quella che affiora nelle parole e nei ricordi di Saverio, per una sera nostro “cicerone” alla scoperta dell’antica via del Popolo.









