giovedì, Settembre 10, 2026

L’Acquedotto Nottolini: dove l’ingegneria incontra l’architettura neoclassica

LUCCA – Un fortunato incontro tra ingegneria civile e architettura neoclassica in una delle opere idrauliche più significative e affascinanti della Toscana.

Funzionalità e bellezza architettonica si combinano e si uniscono nell’Acquedotto Nottolini di Lucca, dal nome dell’architetto e ingegnere Lorenzo Nottolini (1787-1851) che ne progettò la struttura e diede avvio alla sua realizzazione. Un’opera monumentale di oltre tre chilometri di lunghezza, caratterizzata da imponenti arcate, ancora oggi in buono stato di conservazione e integra ad eccezione dell’unico punto in cui l’acquedotto si interrompe ed è stato “tagliato”, ovvero in corrispondenza del passaggio dell’autostrada A11 Firenze-Pisa. Proprio transitando lungo l’autostrada l’acquedotto risulta facilmente visibile e riconoscibile in entrambe le direzioni di marcia, tanto che è impossibile non rimanere incuriositi da questa struttura che per molti aspetti ricorda i ben più antichi e famosi acquedotti dell’età romana.

Alcune immagini dell’Acquedotto Nottolini con le sue arcate e il Tempietto di Guamo (fotografie Comune di Lucca)

L’Acquedotto Nottolini nasce per risolvere un cronico problema per la comunità lucchese, dal momento che nel corso dei secoli la città di Lucca ha sofferto per la mancanza di un rifornimento idrico costante e di qualità. Le fonti d’acqua esistenti erano insufficienti e spesso inquinate, il che portava a frequenti epidemie e problemi sanitari. Già nel corso del Settecento il governo repubblicano della città per motivi di igiene pubblica aveva progettato la costruzione di un acquedotto per attingere l’acqua dal territorio di Badia a Catignano, ma gli studi preliminari, affidati all’ingegnere Giuseppe Natalini, non ebbero seguito e i lavori non videro mai inizio.

La costruzione di un nuovo acquedotto che avrebbe fornito acqua potabile alla città era soltanto rimandata di qualche decennio: nel 1822 la duchessa Maria Luisa di Borbone e il figlio Carlo Lodovico affidarono la progettazione e realizzazione dell’opera a Lorenzo Nottolini, un ingegnere idraulico e architetto lucchese già noto per altre opere pubbliche in Toscana e in particolare nella stessa Lucca. Per circa trent’anni architetto di riferimento della Lucca dell’età ducale, la costruzione del nuovo acquedotto rappresentò per Nottolini una sfida ingegneristica di notevole portata e una sorta di “coronamento” di una carriera che lo vide protagonista in opere di regimentazione idraulica del bacino del Serchio, di bonifiche nell’area di Massaciuccoli, di sistemazione della piazza dell’Anfiteatro e di costruzione dell’osservatorio astronomico della Specola di Lucca.

La costruzione dell’acquedotto iniziò nel 1823 e si protrasse fino al 1833, con alcune interruzioni: i lavori furono complessi e articolati, dato che l’acquedotto doveva superare diverse difficoltà geografiche e logistiche.

Il progetto elaborato da Nottolini prevedeva il prelievo dell’acqua da una serie di sorgenti vicino alle colline di Guamo e Vorno, alle falde del monte Pisano: qui le acque erano convogliate e raccolte nel cosiddetto “Tempietto di Guamo”, edificio a pianta circolare in stile neoclassico, e in questa cisterna erano depurate e resa limpide mediante il passaggio successivo da ghiaie e sassi.

Dal Tempietto si sviluppa la struttura principale dell’acquedotto, lunga circa 3,2 chilometri, composta da oltre 460 archi in mattoni e muratura, alti circa 12 metri e disposti su una doppia fila per garantirne la stabilità. Sulla sommità scorrevano due canali per le acque, che Nottolini decise di separare in base alla destinazione (uno per le fonti pubbliche e private, l’altro per le fontane monumentali) e di coprire con una volta in mattoni per preservare . la qualità delle acque e proteggerle da impurità e contaminazioni, anche grazie a un adeguato sistema di impermeabilizzazione.

In un primo progetto l’acquedotto, sfruttando la gravità, avrebbe dovuto far scorrere le acque fino all’interno delle mura cittadine, ma Nottolini decise di eliminare le ultime 46 arcate verso il Baluardo di San Colombano per non compromettere in maniera irreparabile l’integrità architettonica delle mura di Lucca: una scelta non solo estetica, ma di conservazione storica e paesaggistica che a posteriori si rivelò saggia, consentendoci ancora oggi di poter ammirare la cinta muraria lucchese nella sua integrità. L’architetto preferì far terminare l’acquedotto poco fuori dal centro urbano, nel cosiddetto “Tempietto di San Concordio”, un’altra cisterna costruita all’interno di un edificio circolare e in stile neoclassico molto simile al Tempietto di Guamo: da qui l’acqua, raccolta in una vasca, era forzata in tubature sotterranee che oltrepassavano le mura e rifornivano le fontane della città, attraverso un complesso sistema idraulico sviluppato negli anni successivi.

Entrato in funzione sotto il governo del duca Carlo Lodovico, l’acquedotto non si distingueva solo per la sua efficacia, ma anche per la sua eleganza architettonica, in particolare nelle arcate e nei tempietti, con evidenti richiami all’arte e all’architettura neoclassica che Nottolini aveva avuto modo di conoscere e apprezzare durante i suoi studi a Firenze e a Roma, e durante i quali aveva conosciuto il celebre scultore Canova, diventato presto uno dei suoi modelli di riferimento.

Con il passare del tempo e l’avvento di nuove tecnologie per la distribuzione dell’acqua, l’acquedotto perse gradualmente la propria importanza e venne a subire alcune modifiche strutturali. Nel 1933 con la costruzione dell’autostrada Firenze-Pisa si rese necessario eliminare un’arcata per fare spazio alla carreggiata (al tempo l’autostrada era a una sola corsia per senso di marcia) e sostituirla con un’altra di lunghezza maggiore; più radicale fu la trasformazione nel 1962, con il raddoppio dell’autostrada che portò all’abbattimento di cinque arcate all’interruzione definitiva della continuità dell’acquedotto, che tuttavia negli anni Sessanta aveva già perso la propria funzione originaria.

Il “buco” in corrispondenza dell’A11 non ha tuttavia intaccato la bellezza e l’eccezionalità dell’opera, negli ultimi anni oggetto di lavori di restauro e di promozione turistica attraverso sentieri da percorrere a piedi o in mountain bike attraverso i suoi archi neoclassici: sono così possibili “passeggiate” tra storia e natura, immersi nel paesaggio rurale a pochi passi da Lucca, per ammirare da vicino l’abilità tecnica e il gusto estetico di Nottolini. Senza dimenticare il suo valore civile, in quanto simbolo di un progresso tecnico a beneficio di una comunità cittadina sempre più ampia, nonchè esempio di una nuova attenzione e sensibilità verso il benessere sanitario e l’igiene pubblica.

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