MONTALE – Un percorso alla scoperta dell’antica toponomastica delle strade di Montale e del suo territorio, tra memoria del passato e una maggiore consapevolezza per progettare il futuro.
È stato presentato alla Villa Smilea di Montale il volumetto “Campione delle Strade della Comunità del Montale, anno 1826” curato da Andrea Bolognesi e Siria Panichi, realizzato nel quadro di un progetto sostenuto da Comune di Montale, Auser Montale e Fondazione Caript.

Panichi e Bolognese hanno compiuto un lavoro attento e certosino di trascrizione dagli antichi stradari che ci ha restituito un quadro estremamente interessante e vivo per comprendere la realtà del territorio di Montale nella prima metà dell’Ottocento, in una vera e propria “fotografia” del paese e dei suoi insediamenti abitativi.
La vecchia toponomastica, come è stato sottolineato più volte nel corso dell’incontro, non riguarda solo una curiosità storica o una ricerca dal carattere aneddotico, ma è uno strumento utile alla comprensione del passato di un territorio con le sue realtà e la sua identità, e tale conoscenza può rivelarsi importante per la progettazione del futuro.
“Già da due anni il Comune di Montale punta molto sulla riscoperta del proprio territorio nell’ottica di una sua valorizzazione – ha affermato l’assessore alla cultura Francesco Barontini – come è accaduto con la Strada Longobarda, un itinerario di origine altomedievale che attraversava il territorio montalese, scendendo dal valico appennino per fare tappa presso l’abbazia di San Salvatore e poi riconnettersi al ramo della via Cassia tra Firenze e Pistoia.
Il volume che oggi presentiamo al pubblico è il risultato di uno studio su documenti che in passato indicavano e descrivevano le strade del territorio con finalità di manutenzione, in un’ottica di razionalizzazione degli interventi. Quello che emerge dai vecchi stradari è un affresco straordinario del nostro passato, capace di farci scoprire elementi toponomastici rivelatori di una determinata realtà e delle trasformazioni intervenute nel corso degli anni”.

“Gli stradari antichi sono strumenti di scoperta perché fossilizzano nomi di persone e luoghi che ci aprono finestre sul passato e che talvolta rimangono vivi nella memoria – ha sottolineato l’archeologo Alberto Agresti, in dialogo con gli autori – per questo essi rappresentano un archivio tutto da indagare e da esplorare, facendoci riflettere allo stesso tempo su quanto il territorio montalese sia di fatto rimasto inalterato per secoli, subendo radicali mutamenti solo a partire dal secondo dopoguerra con la fine della mezzadria e l’avvio dell’industrializzazione. Questo volume ci aiuta a guardare al passato con una maggiore consapevolezza, a mantenere viva l’identità del territorio e a stimolare nuove ricerche in questo ambito”.
L’idea dell’opera, come hanno spiegato i due autori, è nata inizialmente dalla costruzione di una mappa dei toponimi attraverso la trascrizione del documento “Campione delle Strade della Comunità del Montale”, conservato presso l’archivio storico e datato 1826: uno stradario nel quale gli ingegneri del Granducato di Toscana redigono la rete viaria montalese dell’epoca e classificano le varie strade distinguendole tra regie, provinciali, di comunità e vicinali.
Però poi, vista la ricchezza di informazioni e di indicazioni che scaturivano dalla lettura, “abbiamo cercato di identificare e di ritrovare le strade citate nel tessuto attuale: è stata la parte più lunga e difficile del lavoro, ma la sovrapposizione della viabilità antica su quella odierna ci ha permesso di comprendere bene le trasformazioni intervenute sul territorio. Oltre alla trascrizione di tutte le strade che comprendevano il reticolo viario di Montale e del suo territorio, il volume è arricchito da una serie di mappe topografiche che evidenziano i percorsi delle vecchie strade nella Montale di oggi. Molto utili ai fini del nostro lavoro si sono rivelate anche le foto aeree scattate nel 1954, in un periodo immediatamente precedente alle grandi trasformazioni che avrebbero cambiato radicalmente gli assetti demografici, economici e abitativi del paese”.

Il volume ci rivela quindi una viabilità che è specchio dell’organizzazione del territorio da molteplici punti di vista: il paesaggio agrario, con la presenza di coloniche e fattorie oppure pascoli e aree boschive, le attività economiche e la loro differenziazione, con la presenza di officine e ferriere, il popolamento del territorio, con il riferimento a “castelli” e ville, le differenze tra l’area montana e collinare e quella del piano.
Ecco allora riemergere nomi di origine personale, familiare, legati a un’attività economica o a una caratteristica curiosa o peculiare del luogo, che sono entrati nel linguaggio comune e sono pertanto rimasti cristallizzati nella toponomastica locale, rimanendo dal qual momento legati a un preciso luogo. Riscoprire questi nomi vuol dire compiere un viaggio nella memoria tra strade magari oggi scomparse o abbandonate, ma un tempo importanti, oppure come occasione di immergerci nel territorio percorrendo a piedi vecchie strade dalla storia secolare.

Uno sguardo sul nostro passato, ma con un occhio sempre rivolto al futuro: infatti il documento trascritto da Bolognesi e Panichi comprende anche la rete dei torrenti e dei fiumi, con opere come argini, serre e ponti, e indica anche i provvedimenti da prendere per evitare i danni causati da piene e alluvioni. Un “avvertimento” sempre attuale, viste le recenti criticità riscontrate nell’assetto idrogeologico del territorio montalese, e un’indicazione sul reticolo idrico antico da tener presente prima di costruire edifici, tombare torrenti e ruscelli, cementificare zone alluvionali.
Il volume può essere acquistato presso Auser Montale al costo di 10 euro.










