mercoledì, Settembre 9, 2026

L’arte come luce e vita: intervista a Silvio Viola

di Andrea Dami

CASTELVECCHIO DI PESCIA – Siamo nella Svizzera Pesciatina e precisamente nello studio dell’artista Silvio Viola, ormai toscano d’adozione perché è dal 1970 che vive e lavora nella nostra regione.

Ha frequentato il Liceo Artistico di Firenze, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti della stessa città e ha insegnato Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico “P. Petrocchi” di Pistoia.

Invece nel suo territorio, dove lavora materie come il legno o la pietra, ha svolto un’intensa attività artistica organizzando interessanti e produttivi simposi dal titolo: “Scolpire la pietra in Valleriana”, divenendone anche il direttore artistico, che hanno visto scultori giunti da varie parti d’Italia e del mondo.

Silvio mi ha confidato che alla base di tutta la sua attività c’è la convinzione che l’essere umano possa essere in assoluto portatore di buone notizie. Dopo questo messaggio positivo entro nel vivo delle domande.

In questa anomala situazione pandemica, dovuta al nuovo coronavirus Covid-19, come stai reagendo, ovviamente con il tuo lavoro artistico? Magari con lavori di grande o piccolo formato?

Sostanzialmente fino ad oggi ho vissuto questo periodo in due momenti creativi ben distinti. All’inizio ho sentito il desiderio di comunicare la speranza di poter superare le difficoltà dovute al Covid-19 con una scultura di grandi dimensioni che avevo iniziato qualche anno prima e poi abbandonata, che rappresenta la classica “Pietà”.

La tecnica utilizzata è stata quella della cartapesta, mista tra quella viareggina e quella pugliese. Questa tecnica ha richiesto diversi mesi di lavoro. Posso dire che mi ha aiutato a superare bene la fase critica della prima ondata pandemica.

Successivamente è iniziato un periodo di crisi creativa; la condizione di isolamento, il perdurare delle distanze-fisiche, la mancanza del vivere quotidiano, il divieto di stringere la mano ecc. mi hanno bloccato.

Tu sai benissimo che da molti anni lavoro su temi di “denuncia” quindi l’isolamento è una condizione di disconnessione e azzeramento creativo, molto triste sotto tutti i punti di vista.

Da diversi giorni ho ripreso a lavorare realizzando sculture di piccolo formato ritornando al periodo dello studio della forma, della purezza della linea, ma non fine a se stessa.

In qualche modo un auspicio al ritorno ad abbracciarsi non più in maniera “metaforica”.

Hai intenzione di presentare i nuovi lavori in una personale o in una collettiva?

Certamente… penso sia il desiderio di tutti noi.

Va bene tutto. Sai che sono molto interessato ai simposi di scultura, mi mancano molto.

Dopo la bellissima esperienza fatta con il ghiaccio a Terni avevo un bel programma di partecipazione anche in Europa… tutto sospeso.

Tornando all’oggi, quale “luce”, forte o flebile, vedi in fondo a questo inaspettato “tunnel”?

Credo che ci sarà una grande esplosione, una grande luce di gioia e tantissimi eventi: appena questo Covid-19 sarà sconfitto, io confido nel vaccino!

Per rimanere nel “mondo” dell’arte: c’è una speranza per i giovani artisti, ma anche per tutti quelli che operano con pennelli, scalpelli, carte colorate e pennarelli?

L’Arte non muore mai, neanche quando diventa “lingua morta”, come diceva Arturo Martini riferendosi alla Scultura.

Per i giovani cambiano i mezzi e forse avranno più facilità nel far veicolare il proprio lavoro. Per noi è stato più difficile “navigare”, mi riferisco a Internet, la formazione è stata più materiale, laboratoriale, molto legata alla conoscenza delle tecniche, al saper fare.

Mi interesserebbe una tua riflessione sul tuo percorso artistico, su quelle opere, se ci sono state, che ti hanno fatto “deviare” da quella linea immaginaria che ti eri prefissata, scoprendo un altro “cammino”, o una strada senza uscita.

Bene, la mia formazione è stata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, nel corso di Scultura del Prof Oscar Gallo (1975/79). Scelta voluta proprio per l’indirizzo Classico-Figurativo, per il desiderio di studiare e cimentarsi con la scultura classica.

Si iniziava con il ritratto, con la modella dal vivo, fino al nudo per intero.

Ma… un giorno nell’aula del Cenacolo, entrato per curiosità ad assistere ad una lezione diversa dal mio programma di studio, ho incontrato… “Maiastra”… “Il nuovo Nato”… “L’uccello nello Spazio”… “Colonna senza fine”…Era Costantin Brancusi.

Da quel messaggio sono ripartito dopo qualche anno di elaborazione, pensa che nel 1983 sono stato vincitore del premio “Filippo Albacini” presso l’Accademia Nazionale di San Luca di Roma.

Vorrei terminare il nostro incontro con quest’ultima domanda: com’è oggi, intendo nel XXI secolo, lo “stato dell’arte” per Silvio Viola?

Credo che l’arte che tutti conoscono attraverso i mezzi di comunicazione, quella più nota al grande pubblico è legata solo al mercato inteso come investimento di denaro con opere d’arte. Dai più grandi investitori ai più piccoli è solo investimento.

Logicamente in questo sistema sono coinvolti i più “noti” o meno “noti” critici, galleristi, praticamente tutti coloro che commerciano in Arte…

Per l’artista il punto di partenza dovrebbe essere diverso… per quanto mi riguarda voglio credere che l’arte sia come l’amore, si manifesta in molteplici modi.… e raggiunge il suo fine quando arriva al cuore.

Come le “Portatrici di stelle” che realizzasti per il “Parco delle Stelle” a Pian dei Termini (Gavinana)

Oltre che ad un riferimento al cosmo con tutti i suoi elementi, dai più piccoli ai più grandi, è un omaggio alla donna che in primis porta per nove mesi nel grembo materno la vita, che poi darà alla luce.

Quindi due temi: la luce e la vita.

Sì come il tema dei ‘viandanti’. Continuo a indagare il desiderio che stimola l’inizio di un viaggio per recarsi in un luogo senza meta, alla ricerca della propria e altrui esistenza.

Da qui l’approdo alla luce ed alla vita. La prima è elemento del cosmo, di varie forme, che si accendono al contrasto con il cielo ed il verde delle montagne come al Pian dei Termini. Gli effetti per dare l’idea della luce li realizzai con rami di legno intrecciati per poter giocare su pieno e vuoto, tanto da renderli più leggeri dal punto di vista scultoreo, dando la sensazione di poter volare ancora più in alto. Infine la vita.

Alberi semplicemente decorticati per renderli più puri e leggeri, sistemati in modo da suggerire un ipotetico percorso dove chiunque può inserirsi per continuare il viaggio. È evidente il richiamo all’albero della vita.

Quindi possiamo gridare: viva la vita, viva l’arte!

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