di Marcello Paris
PESCIA – A margine dell’incontro sui festeggiamenti dei 140 anni dalla prima pubblicazione di Pinocchio, abbiamo rivolto alcune domande ad una delle maggiori esperte nello studio del lavoro di Carlo Lorenzini che ci fa di lui una fotografia a tutto tondo della poliedricità e degli interessi verso la società contemporanea che guarda con attenzione e ne intuisce, o ne auspica, il futuro.

Daniela Marcheschi è critico letterario e docente di Letteratura italiana, Lingue e letterature nordiche e Antropologia delle arti in diverse università, tra le quali Salamanca, Uppsala, Firenze, Perugia e il CLEPUL-FLUL di Lisbona. Oltre a numerosi saggi tradotti in diversi paesi, ha curato i «Meridiani» Mondadori delle Opere di Carlo Collodi.
Professoressa, fra le tante letture e riletture che ci sono di Pinocchio, quale la sua versione.
La mia rilettura è in primo luogo sul piano filologico, su cosa Collodi ha veramente detto Collodi.
Se vediamo il finale questo è molto ironico ed era proprio il genere di letteratura umoristica giocosa che lui faceva. Pinocchio che si mette la mano in tasca conta i soldi si guarda nello specchio vede che è tanto un bel bambino in una bella casa con u babbo ringiovanito, insomma quel borghese già in nuce , piccolo soddisfatto di se che crescendo poco darà all’Italia nuova e finisce Pinocchio con il punto esclamativo puntini puntini.
Lorenzini sbeffeggia la borghesia, è uno dei più grandi giornalisti moralistici dell’Europa.
Pensi che viene tradotto in francese, sui giornali francesi che si impone di fare caricatura dei tipi borghesi: i dandy, l’uomo alla moda, il matrimonio, le signore che puntano ai soldi fingendo di parlare d’amore, i giovani che parlano d’amore senza rendersi conto che si fanno accalappiare. È un tipo di satira che interessa molto la cultura francese di una società moderna. Firenze nonj è una città così moderna ma Collodi cogli aspetti di grande sviluppo della società ottocentesca.

In questa sua satira, in questa fotografia della società nemmeno la chiesa è immune dalla sua critica.
Più che altro sono le Istituzioni asservite a dei poteri. Non è tanto la chiesa in se. Collodi non è una persona volgare è un uomo tutto d’un pezzo, un uomo che ha grandi ideali va a combattere volontario due volte nelle grandi guerre del Risorgimento, per l’Indipendenza. È un personaggio che critica la società italiana perché troppo ripiegata sugli opportunismi, sulle convenzioni , gli interessi meschini. Lui è il prodotto della migliore gioventù dell’800. Tanto per capire, Fogazzaro, in una bellissima pagina di “Piccolo mondo antico” dice proprio che la generazione dei giovani italiani nati negli anni ’20 era la gioventù migliore, più colta. È un uomo che padroneggia tanti saperi ma che li mette a disposizione del rinnovamento.
Si capisce che la voglia, il desiderio di rinnovamento permea la nuova società o almeno la parte più colta di essa.
Si, quasi tutti questi intellettuali, Carducci altri suoi amici, fanno grandi battaglie, per esempio, per l’istruzione pubblica. Collodi non solo sostiene l’istruzione pubblica anche perché vengano sostenuti i figli del popolo per non essere costretti a scegliere fra scuola e lavoro. Altro esempio, la famosa lettera al ministro è la richiesta di un sostegno economico non è una lettera di un conservatore, come è stato detto, la data di pubblicazione ce lo spiega e ci spiega il momento storico.
Un’ultima domanda. Lei fa un paragone Collodi Cervantes, come li accosta.
Si perché Pinocchio rientra in quelle grandi figure che diventano degli emblemi dell’Umanità, come dice Croce, e quindi sono figure che restano impresse come valore simbolico altissimo. Ora, Pinocchio no è un simbolo di qualcosa che appartiene al passato. Non è un simbolo di un’esperienza antropologica dell’uomo che si apre alla vita, conosce il bene conosce il male, conosce gli affetti, incarna tutta l’esperienza della natura, la vita vegetale, animale quando diventa ciuchino e umana quando diventa bambino. È la marionetta senza fili che guarda al futuro al nuovo mondo dell’intelligenza artificiale, della robotica e la natura che cambia con gli strumenti tecnologici e le connessioni con il mondo della tecnologia. Quindi, veramente Pinocchio è un contemporaneo del futuro. Anche Collodi che era un giornalista e vede dove va la società italiana, guarda, vede la direzione tant’è che se si leggono gli articoli di politica e di costume è impressionante, sembrano scritti oggi. Però fa specie che vissuta l’infanzia qua, a Collidi, abitando a Firenze, una città già allora votata al turismo aiuta il fratello che ha una manifattura di porcellani di Doccia (a Sesto fiorentino) e la fa diventare una delle prime grandi aziende internazionali dimostra che è uno che ha le idee molto chiare. Poi lui viaggia molto, anche per ragioni politiche considerando l’aria che tirava non troppo buona per lui prima dell’Unità d’Italia. Quindi è una figura che ha la capacità di leggere dove stava andando il Paese e la storia. Si può dire che è un nostro contemporaneo e anche del futuro.






