PISTOIA – In piazza del Duomo a Pistoia le luci si spengono sull’ormai classico urlo di Rigoletto “Maledetti” rivolto ai cortigiani mentre tiene tra le braccia la figlia morente Gilda, la cui morte fa compiere la maledizione lanciata dal Conte di Monterone nei confronti del buffone di Corte.

Dunque a Pistoia la lirica sta tornando ad essere un appuntamento fisso dell’estate e così è stato con l’opera di Verdi la sera del 7 luglio, data recuperata dopo l’annullamento del primo del mese per maltempo. Appuntamento che ritorna grazie all’Associazione Armonie in Villa e l’impegno di Costantino Frullani, Sandro Gori e Oriano Bimbi.
Come i melomani sanno, la maledizione nasce durante una festa a corte dopo che il Duca di Mantova ha disonorato la figlia del Conte di Monterone e Rigoletto, buffone di corte, si prende gioco del dolore del padre.
Il Conte, indignato, maledice sia il Duca sia Rigoletto con la maledizione che diventa un tema centrale dell’opera: la vendetta e la fatalità che perseguitano il protagonista profondamente colpito da quelle parole (“Quel vecchio maledivami”). Rigoletto diventa ossessionato dalla maledizione tra cui il rapimento della figlia Gilda, creduta l’amante del gobbo e poi uccisa poi per sbaglio, e il tentativo di vendetta contro il Duca tramite l’assassino Sparafucile.
La maledizione, infatti doveva essere il titolo dell’Opera, come Verdi aveva chiesto al librettista Francesco Maria Piave nella prima idea del Maestro che non è solo un episodio narrativo, ma un elemento morale e psicologico che riflette il dolore e la giustizia del Fato.
In piazza del Duomo ad assistere allo spettacolo sono arrivati in circa cinquecento, non poco per un’opera, raggiungendo il numero massimo concesso per l’evento.
Ma tracciamo, a brevi linee, un po’ di storia dell’opera.
Per Rigoletto Verdi si ispira alla problematica e drammatica figura del protagonista scritta da Victor Hugo con “Il Re si diverte” che per motivi politici la lunga e travagliata vicenda dalla Corte di Francia si trasferisce nel ducato di Mantova. Nel dramma di Hugo, che non piacque né al pubblico né alla critica, erano infatti descritte le dissolutezze della corte francese, con al centro il libertinaggio di Francesco I, re di Francia. Nell’opera si arrivò duca di Mantova al compromesso di far svolgere l’azione alla corte di Mantova, a quel tempo non più esistente, trasformando il Re di Francia nel Duca di Mantova.
Intenso dramma di passione, tradimento, amore filiale e vendetta con una combinazione di ricchezza melodica e potenza drammatica che si percepisce fin dal preludio con il ripetersi costante e ossessivo del tema della maledizione.
Un cast di prim’ordine composto da Matteo Pietrapiana Rigoletto; Roberta Ceccotti Gilda; Leonardo Filidei Duca di Mantova; Romano Martinuzzi Sparafucile;Tiziana Vaccari Maddalena; Ivan Ozerov Monterone; Paolo Breda Bulgherini è Marullo; Massimo Gentili veste i panni di Borsa; Federico Masi il Conte di Ceprano; Beatrice Ballo la Contessa di Ceprano e del Paggio della Duchessa; Giulia Fregoso Giovanna, Simone Angiolini l’usciere di Corte.
La regia è firmata da Mauro Pagano. Maestra del coro Chiara Mariani Maestri, mentre il coordinamento artistico si avvale della collaborazione di Gabriele Bologna, Paolo Bernardi e Gabriele Castagna.
Le scene e i costumi sono di OrfeoInScena, mentre la direzione musicale è affidata al Maestro Massimiliano Piccioli, ormai presenza abituale e particolarmente apprezzata dal pubblico di Piazza Duomo.
Naturalmente piazza del Duomo, pur con una buona acustica, non è un teatro ma l’esecuzione è stata di livello sia nella parte sonora che cantata, compresa la prestazione del coro. Belli e apprezzabili i costumi e le maschere dei cortigiani.
In particolare ci piace mettere in risalto l’esibizione scenica e le voci a partire dal baritono di Rigoletto, quella di Basso di Sparafucile, il Soprano Gilda con una notazione positiva per Maddalena. La voce tenorile del Duca in qualche momento si è affievolita per la posizione sul palco ma pur sempre di ottimo livello.
Bene tutti gli altri, come si è detto, apprezzati attraverso ripetuti e convinti applausi finali.









