martedì, Settembre 8, 2026

Le geometrie e i colori di Daniel Buren in mostra a Pistoia

PISTOIA – Le strisce verticali, le geometrie, gli specchi, i vetri, i riflessi e i giochi di luce, in un’arte ripensata per nuovi spazi e in un processo creativo che realizza, destruttura e riadatta.

Fino al prossimo 27 luglio luglio gli spazi espositivi di Palazzo Buontalenti e non solo ospitano la grande mostra “Fare, Disfare, Rifare” dell’artista francese Daniel Buren, noto soprattutto per i suoi numerosi interventi di riqualificazione urbana e di valorizzazione degli spazi pubblici attraverso installazioni realizzate appositamente per quello spazio.

Palazzo Buontalenti è il fulcro attorno al quale ruota l’intera esposizione, pensata però come un percorso “diffuso” che si estende in altre sedi di Pistoia Musei con nuovi lavori appositamente creati, e si collega idealmente agli interventi che Daniel Buren ha realizzato nel territorio pistoiese a partire dagli anni Duemila, come la fontana “Muri Fontane a tre colori per un esagono” (2005-2011) nel parco di Villa La Magia a Quarrata e “La Cabane Éclatée aux Quatre Salles” (2005) nella Collezione Gori della Fattoria di Celle a Santomato.

Nello sdrucciolo della chiesa di San Jacopo in Castellare, sul muro esterno di Palazzo de’ Rossi, si trova l’intervento “Dalla terrazza alla strada: livello”, che coinvolge lo spettatore in un’esperienza visiva inedita. Rifacendosi alle azioni urbane degli Affichages Sauvages della fine degli anni Sessanta, l’artista adatta il proprio strumento visivo al contesto cittadino, con una striscia con bande bianche e nere, disposte in alternanza dinamica, che sembra “slittare” sulla parete, adattandosi con naturalezza alla struttura architettonica.

In piazza del Duomo, all’esterno dell’Antico Palazzo dei Vescovi, Buren ha realizzato “La facciata ai venti”, un’opera che si fonde con l’architettura creando un dialogo con l’edificio storico. Una sequenza di tessuti a righe bianche e nere alternate e verticali, sospesa alle arcate del loggiato, viene animata da ventilatori producendo un movimento cromatico che richiama i motivi decorativi a marmi policromi tipici dell’architettura romanica, presenti nella stessa piazza sulle facciate della Cattedrale e del Battistero.

Alcune immagini della mostra “Fare, Disfare, Rifare” di Daniel Buren a Pistoia (fotografie di Carlo Quartier)

Il percorso della mostra a Palazzo Buontalenti si apre invece con un pannello illustrativo che segnala tutti gli interventi artistici e architettonici compiuti da Daniel Buren in Italia a partire dal 1968, quando l’artista “debuttò” nel nostro Paese inaugurando una personale a Milano. Dagli anni Settanta a oggi è presente con regolarità praticamente in tutte le regioni della penisola con una predilezione particolare per la Toscana, dove, oltre ai già citati interventi a Pistoia e sul suo territorio, ha lavorato nella realizzazione di installazioni permanenti al Borgo Syrah di Cortona e al Palazzo Senza Tempo di Peccioli.

Tutte le sue opere sono realizzate in situ, all’interno di contesti pubblici o collezioni private, e sono concepite per “vivere” in quello specifico contesto in cui vengono create, interagendo e dialogando con gli altri elementi circostanti tanto che per lo stesso artista è impossibile “pensarle” al di fuori del loro spazio originario. Pertanto la mostra pistoiese non vuole compiere una semplice retrospettiva sulle opere e le installazioni realizzate da Buren nell’ultimo mezzo secolo, ma proporre all’attenzione dei visitatori nuovi lavori adattati al contesto dello spazio museale in cui si trovano.

“Fare, disfare e rifare”, titolo della mostra, allude proprio a questo processo di destrutturazione delle opere originali e alla loro rielaborazione e al riadattamento in un contesto nuovo. Temi centrali e ricorrenti dell’esposizione sono i colori e le geometrie, da sempre elementi caratteristici dell’arte di Buren: nella seconda sala, per esempio, una serie di pannelli presentano strisce verticali a due o più colori alle quali è sovrapposto un reticolato ondulato di colore bianco o giallo. Studi su strisce verticali con colori bianco e rosso proseguono anche nelle sale successive, anche con l’utilizzo di un tessuto in fibra ottica, che ha permesso all’artista di adattare i propri lavori ai vari contesti ambientali in cui essi sono stati situati.

Si passa poi al cortile interno del palazzo, dove è presente un’installazione a forma di stella a quattro punte con archi rettangolari di diverso colore, perfetta sintesi degli studi dell’artista sul dialogo tra colori e diversi elementi geometrici.

Nella sala successiva un interessante “gioco di specchi” riflette i colori della parete opposta – viola, verde, rosso, giallo e blu – sempre a partire da pannelli in cui alla striscia verticale colorata è sostituita una striscia di vetro. Le due salette adiacenti presentano una struttura “a specchi” con pareti arancioni, che ci porta a riflettere sul rapporto tra il colore e la sua “assenza”, e una selezione di disegni preparatori dell’artista per la realizzazione di alcuni interventi in situ tra cui spiccano quelli del territorio pistoiese come la “Fontana” di Quarrata, “Partizioni colorate” al Padiglione di emodialisi dell’ex Ospedale del Ceppo di Pistoia e “La Cabane” nel parco di Celle.

Si passa poi nella sala forse più appariscente e particolare di tutta la mostra, in un gioco di riflessi e illusioni tra gli specchi alle pareti, gli esili supporti di legno e le tessere di colori sul soffitto, a creare un effetto labirintico e fantasioso che ricorda nell interno alcune architetture dell’arte moresca.

Strisce verticali di colori, ma stavolta con protagonista la luce che si propaga dal basso e crea un effetto luminoso, sono presenti nella sala successiva con l’installazione “La Cabane lumineuse”, altra variazione sul tema della “capanna” utilizzato da Buren in numerose delle sue installazioni.

Chiudono la mostra di Palazzo Buontalenti i tre “Prismes et miroirs”: tre opere in cui si alternano tre prismi con strisce di colore bianco e blu, bianco e nero, bianco e fucsia, intervallate da due specchi orizzontali. Per il visitatore che entra nella sala l’effetto è molto particolare, i prismi si riflettono a vicenda negli specchi e creano un’idea di profondità e di successione infinita, come in un caleidoscopio di colori, che ci lascia attoniti e meravigliati.

Ma non finisce qui: infatti Pistoia Musei ha organizzato una serie di attività – dialoghi, laboratori per bambini, la presentazione del catalogo, tutte consultabili sul sito web – che arricchiscono un’esposizione “diffusa” in città per una primavera d’arte che Pistoia ha voluto dedicare a Buren, al quale è stata conferita anche la cittadinanza onoraria. Un riconoscimento meritato per un artista che alla soglia dei novant’anni continua a stupire con le sue intuizioni e che nel corso degli anni Duemila ha contribuito a sviluppare l’arte contemporanea nel territorio pistoiese con i suoi interventi.

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