PISTOIA – A Palazzo de’ Rossi, all’interno del percorso permanente delle “Collezioni del Novecento”, possiamo ammirare due preziose Kore realizzate in ceramica da Fausto Melotti (1901-1986) negli anni Cinquanta, volute qui “in visita” da Monica Preti e Annamaria Iacuzzi, dando così inizio al progetto di “esposizioni temporanee” all’interno del “percorso” museale, per creare momenti di approfondimento, di dialogo, di confronto su autori, in questo caso Melotti, ma anche correnti culturali del XX secolo e di questo attuale.
La direttrice scientifica di Pistoia Musei Monica Preti e la curatrice Annamaria Iacuzzi hanno messo in dialogo le due Kore con la Pomona di Marino Marini della collezione pistoiese attraverso la forma e la materia con le quali sono state realizzate e che portano un ulteriore motivo di riflessione sul tema della persistenza del mito antico nell’arte del Novecento e nella contemporaneità.

Kore, per i romani Proserpina, figlia di Zeus e di Demetra, come fanciulla partecipa ai riti agricoli, in rapporto con il susseguirsi delle stagioni e dei cicli vegetativi, ma anche Pomona è la dea della fertilità per gli Etruschi e per i Romani diventa la “signora dei frutti”, legata alla fruttificazione delle culture, comprese le viti e le olive. Ecco il primo dialogo.
Le Kore di Melotti si allungano nello spazio divenendo filiformi. L’abito è leggermente conico assottigliandosi verso l’alto e Melotti lo ha decorato con impronte geometriche semplici che ci ricordano quelle che alcune volte possiamo trovare sul terreno, quasi una semina… che sembrano “attingere” ad un’elaborazione di scrittura atavica, usando anche colori dai toni “leggeri”…
Ricordiamo che dai primi anni Trenta Fausto Melotti aveva elaborato un proprio linguaggio astratto, ma si dedica alla ceramica tra gli anni Quaranta e il 1961, in un momento in cui la critica e il mercato non sembravano apprezzarne le ricerche più avanzate. Questa stagione artistica ricca di sperimentazioni tecniche e formali sarà invece fondamentale per l’artista Melotti.
Pomona invece è “robusta”. È “Madre terra” e il suo peso si “sente” sul terreno che calpesta. “Vivono in un mondo solare” diceva Marini, in opposizione alla guerra, nella speranza della sua fine.
L’artista pistoiese fa sentire la sensualità, la femminilità forse primitiva e inconscia… e le tracce dello scalpello sulla pietra non sono un linguaggio ma un recupero di quella antica classicità toscana, penso anche ai non finiti di Michelangelo…
Interessante è il catalogo dove si descrivono le intenzioni di questo appuntamento espositivo e gli spunti di approfondimento aperti al dialogo fra i temi di Kore e Pomona. Eva Fabbris ci offre un contributo critico sulle due opere di Melotti, mentre Monica Preti ci mette “Sulle tracce di Fausto Melotti” e Annamaria Iacuzzi sui “Contatti”, perché Melotti è stato presente a Pistoia, nella Collezione Gori, dove si può ammirare l’opera “Tema e variazione II”, emblema dell’amicizia dell’autore con il collezionista Giuliano Gori.
Il prossimo appuntamento all’interno delle “Collezioni del Novecento” avverrà nella primavera 2023 con un’altra opera d’arte IN VISITA dalle collezioni Intesa Sanpaolo.









