giovedì, Aprile 9, 2026

Le parole di Urbinek, la lezione di Greco e la musica di Django Reinhardt

PISTOIA – Venerdì 23 gennaio, alle ore 18.00, al Saloncino della musica di Palazzo de’ Rossi per Le parole di Hurbinek 2026 presenta la lezione civile ad ingresso gratuito Fuga dalla logica della guerra, con Tommaso Greco.

Tommaso Greco

Negli ultimi mesi sentiamo ripetere continuamente che dobbiamo difenderci, dobbiamo armarci per difendere la nostra democrazia, la nostra cultura, la nostra civiltà, la nostra pace. Stiamo precipitando di nuovo nel clima forgiato dall’antico adagio “se vuoi la pace, prepara la guerra”. E se invece iniziassimo a pensare la pace a partire dalla pace e non dalla guerra? Non è forse la guerra l’interruzione della pace?

Tommaso Greco è professore di Filosofia del diritto nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, dove è anche direttore del Centro Interdipartimentale di Bioetica. Dirige la collana “Bobbiana” dell’editore Giappichelli e la rivista di storia della filosofia del diritto “Diacronìa”. Ha pubblicato Norberto Bobbio. Un itinerario intellettuale tra filosofia e politica (Donzelli, 2000), La bilancia e la croce. Diritto e giustizia in Simone Weil (Giappichelli, 2006), Diritto e legame sociale (Giappichelli, 2012), L’orizzonte del giurista. Saggi per una filosofia del diritto ‘aperta’ (Giappichelli, 2023).

Per Laterza è autore di La legge della fiducia. Alle radici del diritto (2021, Premio Nazionale Letterario Pisa 2022 per la saggistica), Curare il mondo con Simone Weil (2023) e Critica della ragione bellica (2025). Nel 2024 gli è stato assegnato il Premio Bartolo da Sassoferrato per le scienze giuridiche e politico-sociali, sezione “Pensare la pace”. 

Sabato 24 gennaio, alle ore 20.45, al Funaro va in scena Django Reinhardt: un musicista errante, una lezione-spettacolo di Francesco Martinelli, con l’accompagnamento musicale dal vivo di Maurizio Geri, Nico Gori, Pippi Dimonte, Paolo Prosperini, Giacomo Tosti e Kim Chomiak. Nato in Belgio nel 1910 da una famiglia manouche (ramo francese dei sinti), che si guadagnava la vita girando l’Europa e facendo spettacoli dal proprio carrozzone, Django Reinhardt ha attraversato le grandi trasformazioni sociali e i drammi del XX secolo.

Django è riuscito a trascendere sia lo stigma e la discriminazione verso il suo gruppo sociale, sia l’handicap di cui soffriva a causa di un incidente casalingo, che avrebbe potuto mettere fine alla sua carriera. È diventato, invece, uno dei musicisti europei maggiormente influenti nella popular music e un vero e proprio eroe culturale dei Roma.

Dopo aver imparato a suonare chitarra e violino nella sua famiglia allargata, Django si è affermato come accompagnatore al banjo nel genere della valse musette nella Parigi degli anni Venti. Ma i postumi provocati da un incendio alla sua mano sinistra, lo obbligarono a passare alla chitarra.

Nell’ambito del Quintetto dell’Hot Club francese, Django Reinhardt ha gettato le basi di una visione europea del jazz e di una concezione improvvisativa che anticipava quella del bebop. Dopo aver vissuto l’occupazione nazista di Parigi, terminata la guerra, ha sperimentato la chitarra elettrica, registrando opere visionarie e innovative. Dopo la sua scomparsa prematura nel 1953, è stato riscoperto dai giovani musicisti Roma e oggi è celebrato da vari festival internazionali, mentre le sue incisioni continuano a ispirare nuove generazioni.

La vita e la musica di Django Reinhardt vengono qui raccontate attraverso l’uso di immagini, testi, ascolti e filmati con la partecipazione dal vivo di un gruppo riunito per l’occasione con il chitarrista Maurizio Geri, uno dei massimi esponenti del jazz manouche in Italia, di Nico Gori, clarinettista eclettico, ma particolarmente impegnato nella tradizione swing, Giuseppe “Pippi” Dimonte, contrabbassista, bassista e compositore.

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