di Matteo Mariotti
Il quadro delle regole del gioco politico in Italia cambia radicalmente. È stato ufficialmente approvato lo Stabilicum (Legge 9 ottobre 2026, n. 180), la nuova legge elettorale firmata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (lo stesso nome legato al celebre “Mattarellum” del 1993) il quale, attraverso il Quirinale, auspica a un rispetto della Consulta e alla distinzione tra i poteri dello Stato.
Ribattezzata dalle opposizioni “Melonellum”, la riforma guiderà le prossime elezioni politiche, mentre viene atteso con impazienza il vaglio della Corte costituzionale, per non incorrere il rischio – come in passato – di votare con una legge la quale verrà dichiarata incostituzionale dopo la formazione del nuovo governo.
Ma come funziona esattamente questo nuovo meccanismo e quali sono i suoi punti più caldi?
Vediamolo nel dettaglio.
L’impianto della legge: addio all’uninominale
Lo Stabilicum cancella i vecchi collegi uninominali del Rosatellum, cancellando la sfida diretta “candidato contro candidato” nei territori.
Il nuovo sistema si basa su una struttura prevalentemente proporzionale corretta, in cui i seggi vengono assegnati in base alle percentuali di voti ottenute dalle liste.
Se da un lato questo impianto punta a una frammentazione strategica dei partiti alla ricerca di un proporzionale più vantaggioso, dall’altro lato i critici evidenziano il rischio di ridurre la responsabilità diretta degli eletti, che potrebbero risultare meno connessi e identificabili rispetto alle esigenze specifiche delle comunità locali.
Le circoscrizioni estere non hanno subito variazione di firme, tuttavia sono stati assegnati da quattro a due le ripartizioni dei deputati alla camera. Al senato sono stati aboliti del tutto in favore di una nuova “unica grande circoscrizione mondiale” facendo si che tutti gli italiani votanti all’estero (AIRE) abbiano un unico grande calderone globale di liste e candidati, per un totale di 4 senatori.
Le regole per il Premier e il Programma
Una delle novità principali è l’obbligo di indicare il nome del/la Premier che si intende proporre al Quirinale, tuttavia questi, non comparirà sulla scheda elettorale e sarà responsabilità dell’elettore informarsi, consultando il programma elettorale. La dichiarazione andrà fatta al momento del deposito del contrassegno della lista, ovvero tra i 44 ed i 42 giorni prima delle elezioni, allegando anche il programma politico, il quale sarà pubblico e liberamente consultabile da tutti i cittadini.
Sbarramenti e la novità del “Ripescaggio”
Fatta eccezione per i partiti costituiti entro il 31 dicembre 2025, ovvero coloro con almeno un gruppo parlamentare in una delle due camere, restano in vigore per l’accesso al Parlamento le soglie di sbarramento già note con il Rosatellum: 10% per le coalizioni, 3% per i partiti singoli. La vera novità dello Stabilicum riguarda le forze politiche minori, alle quali viene infatti introdotta una clausola di “ripescaggio” per i partiti che scelgono di coalizzarsi: in caso di vittoria della coalizione, la prima lista rimasta sotto la soglia del 3% potrà comunque accedere alla ripartizione dei seggi.
Più firme per gli esterni a Camera e Senato
Partecipare alle elezioni per le nuove forze politiche sarà più difficile poiché il numero di firme necessarie per presentare le liste alla Camera e al Senato sale drasticamente da 1.500 a 6.000. Questo sbarramento burocratico ed esecutivo si applica però solo ai partiti “esterni”, mentre sono esentati dalla raccolta firme i partiti già rappresentati nel Parlamento attuale.
Equilibrio di genere e capilista
Per quanto riguarda le preferenze, rimane il tetto massimo del 60% per la rappresentanza di un singolo genere nelle liste. Vi è però un’eccezione importante, ovvero i capilista designati dai partiti saranno esenti da questo vincolo di alternanza, lasciando totale libertà di scelta ai vertici delle forze politiche.
Il dibattito dei costituzionalisti: i pareri a confronto
La legge ha immediatamente spaccato il mondo del diritto costituzionale tra chi ne difende l’efficacia e chi ne vede profili di illegittimità.
Secondo Tommaso Edoardo Frosini (Professore ordinario di Diritto pubblico comparato e costituzionale)“la legge rispetta pienamente i canoni democratici, poiché corregge il sistema proporzionale per garantire governabilità senza però sfociare nei vizi dei vecchi sistemi (come il Porcellum) e garantisce un sistema di proporzionalità, seppur solo per i già presentabili.
Mentre Roberto Zaccaria (Professore emerito di Diritto costituzionale) con la quale si danneggia la parità di voto dei cittadini attraverso l’enorme premio di maggioranza del 42% la quale distorcerebbe l’eguaglianza di voto tra i cittadini, rischiando poi di preparare una strana in rettilineo per elezioni future di altre cariche.
Lo Stabilicum si presenta quindi come una riforma nata per blindare la stabilità dei governi, ma il cui impatto reale sulla rappresentanza e sulla tenuta costituzionale resta ancora tutto da verificare sul campo.
Il “fattore 42%”: una soglia sartoriale?
Il vero motore politico dello Stabilicum risiede però nel suo premio di maggioranza fisso. La coalizione o la lista singola che ottiene la maggioranza relativa dei consensi si assicura un “bonus” blindato di 105 parlamentari (suddivisi in 70 deputati e 35 senatori), a un’unica e tassativa condizione: superare la soglia del 42% dei voti. Ed è proprio qui che la matematica elettorale si fa squisitamente politica, poiché non dobbiamo dimenticarcelo:
nel 2022 la coalizione di centro-destra ottenne una percentuale di voti complessiva di poco inferiore a questa nuova asticella. Un dettaglio non da poco, che solleva una domanda spontanea se siamo di fronte ad una soglia di garanzia democratica oppure ad un abito cucito su misura partendo dagli ultimi dati reali della storia elettorale italiana?
Il dibattito resta aperto, ma una cosa è certa: la corsa al 42% è ufficialmente cominciata.










