mercoledì, Settembre 9, 2026

L’esoterismo, la ricerca artistica, la mostra “Cratos”: intervista a Luigi Petracchi

PISTOIA – Alla presenza dell’artista Luigi Petracchi è stata inaugurata “Cratos”, mostra di alcune sue opere alla Biblioteca San Giorgio.

Erano presenti anche Martino Baldi della biblioteca, l’assessore Benedetta Menichelli del Comune di Pistoia, il vice sindaco di Serravalle pistoiese Federico Gorbi e il museologo e storico dell’arte Maurizio Vanni.

“Cratos”, scrive Vanni, nella mitologia greca era emblema di oppressione, di dominio estorto e ottenuto con la forza che tendeva a privare le persone della libertà e della bellezza. La mostra rimarrà esposta fino al 7 luglio 2024.

Un momento dell’inaugurazione della mostra “Cratos” alla Biblioteca San Giorgio (fotografie di Stefano Di Cecio)

E’ stata l’occasione anche per rivolgere qualche domanda all’artista sulle sue opere esposte.

Come è nata la tua passione per l’esoterismo, tema centrale di tutte le tue opere? 

Devo risalire a molti decenni fa. All’età di 12 anni circa mi sono imbattuto in Platone che parlava di Socrate, per l’esattezza nell’opera “Il Simposio”. Ne sono rimasto affascinato, ho pianto per diversi giorni su questo testo innamorandomi follemente della filosofia in cui mi sono gettato a capofitto. La filosofia, con il passare del tempo, mi ha portato a Jung, fortemente esoterico, che mi ha portato all’alchimia. E’ successo tutto nel giro di pochi anni della mia gioventù. Dopo questo approccio alla filosofia, alchimia e psicologia si è innescato un forte desiderio di approfondire e conoscere me stesso.  Sono approdato quindi all’aspetto esoterico grazie anche all’Iperuranio di Platone.

Qual è il processo creativo ogni qualvolta che ti dedichi a una nuova opera?

Attingo sempre a una costante ricerca filosofica dentro di me. Nell’arco dei decenni sono cambiati i metodi, ho fatto varie sperimentazioni perché a me piace sperimentare con tutti i materiali e le tecniche. Non ho fatto la scuola d’arte, sono autodidatta, ma mi è sempre piaciuto sperimentare “tutto di tutto”. Parto sempre dal concetto, mai dall’aspetto estetico, da concetti ancorati a pilastri fondamentali che provengono dalla filosofia, la sociologia, l’alchimia, da testi sapienziali con una forte impronta spirituale.

Quali sono i simboli esoterici più ricorrenti?

Moltissimi, a me preme essenzialmente il concetto che a volte si esprime appunto con tanti simboli, dipende da come lo si vuole affrontare. Faccio un esempio, il cavallo. Quelli che sono alla San Giorgio sono tutti e due fisicamente imbrigliati, ma anche il loro spirito libero, la loro forza, ed io nel cavallo mi ci rivedo, è un autoritratto. Ma come vedo me, vedo ogni essere umano. Nell’unicorno io vedo l’essere divino che si è spogliato dell’io a vantaggio dell’essere divino in sé.

L’artista Luigi Petracchi all’inaugurazione della mostra personale “Cratos”

Come vedi il futuro della tua arte?

La mia è una ricerca costante e continua, un vero e proprio viaggio dentro di me alla ricerca della verità e contemporaneamente quella delle cose dell’universo intero. Non mi accontento, getto via la verità appena scoperta e accolgo quella successiva, in qualsiasi campo, su di me o su tutto quello che mi circonda. Il futuro è una ricerca continua, senza sosta verso la libertà, ma anche il desiderio di conoscere la verità delle cose, qualsiasi essa sia.

Ci sono delle opere a cui tu ti senti più affezionato rispetto ad altre?

Posso dire di no perché ho sempre attinto alle stesse fonti,  in qualsiasi ambito le abbia poi riversate, le ritrovo tutte. Il mio modo di lavorare è ermeneutico, quando le rivedo lo faccio sempre con occhi diversi e anche a distanza di pochissimo tempo ci leggo tutta un’altra storia.

Una delle opere della mostra “Cratos”

Parlami delle 14 opere esposte alla San Giorgio nelle sette vetrine e nella stanza ovale.

Sono opere realizzate negli anni dal 1983 al 2022. E’ una selezione in cui ricorre un tema che le unisce: Cratos, l’essere dominatore ed oppressore. Diversi gli ambiti in cui si manifesta, quello familiare ad esempio, un’opera riflette la violenza sulla donna, c’è ne un’altra molto grande, del diametro di due metri, che ha l’aspetto di uno scudo romano e riflette  il grande impero che aggredisce il piccolo staterello. Oppressione di qualsiasi tipo, psicologica o fisica.

Ci sono quattro opere riferite ai quattro elementi terra, acqua, aria e fuoco ostacolati nel loro sviluppo da forze occulte, dodici forze che opprimono e legano questi elementi. 

Cosa ti aspetti dal pubblico?

La curiosità. Non credo che un artista abbia qualcosa da dire o da indicare. Non c’è niente da insegnare a nessuno tantomeno lo posso fare io. Per me è importante che l’opera susciti qualcosa, la curiosità di approfondire, riflettere e porsi delle domande

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