PISTOIA – Ho piacere di condividere con i lettori di Reportopistoia, un documento che ho inviato al segretario del Pd Enrico Letta e sul quale gli iscritti al Circolo PD Centro si stanno confrontando. Ovviamente il confronto è alla base dell’anfiteatro democratico, l’allineamento ne rappresenta l’opposto. Quella che sottopongo ai suoi lettori e al segretario è una riflessione personale per favorire e mantenere l’attenzione su tematiche vitali per il nostro futuro. Politica è confronto, non certo allineamento, è incontro, oppure scontro aspro, certo come la vita non può limitarsi ai social ma trovare i suoi spazi tra gli altri. Un circolo politico, a qualsiasi schieramento appartenga, ha il dovere di favorire tali dibattiti, senza perdere di vista quel laicismo necessario quando si parla di futuro. Politica è anche prendere posizione, perché il laicismo finisce laddove si entra nel campo valoriale, non certo ideologico, ma valoriale. E i valori non sono negoziabili.
Caro Segretario,
la guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina ci ha trovato impreparati emotivamente e politicamente, un vero e proprio shock dal quale dobbiamo riprenderci e farlo rapidamente, mai come adesso abbiamo bisogno, a tutti i livelli, di lucidità e fermezza.
Il senso di responsabilità, anche in questo frangente, ci ha portato come partito a compiere scelte difficili e sofferte come quella dell’invio delle armi al popolo ucraino, argomento questo sul quale il nostro circolo continuamente si confronta e discute, esattamente come tutti gli appartenenti alla comunità democratica. Io sono tra coloro che ha sofferto e molto per questa decisione, per questo ringrazio in questa sede tutti i compagni che pur se con posizioni diverse, hanno argomentato e hanno alleggerito, se si può dire, quel senso di disagio che mi pervade.
Ma non è su questo punto che ti inviamo questa testimonianza: è sulla decisione di onorare l’impegno assunto anni fa di portare le spese militari pro NATO al 2% del Pil. Le spese militari non sono certo da demonizzare e il momento storico attuale può sollecitare le paure più profonde generando una corsa al riarmo sull’onda emotiva. Da qui il nostro invito a mantenere fermezza e lucidità, magari cogliendo l’occasione per pensare o ripensare il nostro ruolo all’interno del contesto europeo e dell’Europa stessa affinché cambi passo verso una piena e autonoma legittimità politica e un proprio autonomo esercito al quale contribuire, certamente finanziariamente, ma rispettando le complessità economiche dei singoli membri ancora purtroppo non equivalenti. Destinare adesso queste risorse alla causa della NATO significa commettere un errore strategico per il futuro che abbiamo in mente, ammesso di averne uno che veda l’Europa protagonista e finalmente protagonista sullo scacchiere internazionale affrancata da antichi e ormai superati retaggi culturali che ci trasciniamo dal 1949.
Non trascuriamo poi l’aspetto prettamente economico che ciò comporterebbe: da qualche parte questi soldi devono uscire e stupisce come al giusto entusiasmo con il quale abbiamo accolto il programma Next Generation EU potremmo affiancare una decisione tanto retrograda.
Temi quali istruzione, sanità lavoro giustizia e guerra sono al centro di un interessante libro di Harari: “21 lezioni per il XXI secolo”, che ti suggerisco, scritto in tempi che potremmo definire “non sospetti”, appena quattro anni fa. Harari ci invita a mai sottostimare la stupidità umana e in merito alla guerra ci chiede e si chiede: Come possiamo rendere la concezione delle nazioni, delle religioni e delle culture un po’ più ragionevoli e modeste rispetto al loro reale posto nel mondo?
Sono queste le domande alle quali dobbiamo rispondere, ma solo se ad una politica dominata dalla paura sappiamo proporre una politica forte e ferma nella propria capacità di immaginare e costruire il futuro. Certo, le armi sono i primi strumenti che ci vengono in mente quando parliamo di difesa, un rigurgito atavico dell’essere umano, primo tra gli animali. Il XXI secolo, il nostro terzo millennio, sembra essere partito come tutti gli altri, riproponendo modelli e schemi che storicamente hanno sempre fallito, ammettendo che per fallimento si intenda lo scoppio di qualsiasi conflitto, quello attuale ne è la testimonianza più lampante.
Ti lascio con un passo di Harari: “L’esito pacifico della guerra fredda dimostra che quando gli uomini prendono le decisioni giuste, persino i conflitti tra superpotenze possono risolversi senza sparare un colpo. Dall’altro è pericoloso pensare che la guerra sia inevitabile. Sarebbe una di quelle profezie che si avverano per il solo motivo di essere espresse. Qualora si ritenesse la guerra un fatto inevitabile, i paesi rinforzerebbero gli eserciti, si impegnerebbero in una corsa agli armamenti che scatenerebbe un circuito perverso, i leader rifiuterebbero di scendere a qualsiasi compromesso, e sospetterebbero di ogni gesto di buona volontà. Tutte premesse per lo scoppio di una guerra”, parole di qualche anno fa, non di di ieri.
State sbagliando tutto, ancora.
Pietro De Caria
Segretario Circolo PD Pistoia Centro









