mercoledì, Settembre 9, 2026

Liliana Cavani, Leone d’oro a Venezia con un passato pistoiese

PISTOIA – Liliana Cavani, classe 1933, è stata premiata ieri al Festival del Cinema di Venezia con il Leone d’oro alla carriera.

Anticonformista, coraggiosa, decisamente non convenzionale, ha sempre fatto del suo lavoro uno strumento di ricerca della verità nelle situazioni spesso scomode dell’animo umano e della realtà in cui esso vive.

L’attrice Liliana Cavani al Festival di Venezia

La storia che la lega alla nostra città ce l’ha raccontata Piera Baronti, moglie di Attilio Guardincerri, scomparso prematuramente nel 1993. La Cavani venne a Pistoia nel 1970 per presentare il suo film “I Cannibali” al Manzoni. In quell’occasione si accorse che in sala c’erano alcuni “ospiti” delle Ville Sbertoli portati da alcuni volontari fra cui Piera Baronti, Attilio Guardincerri e molti altri amici che gravitavano intorno all’AIAS e ai cineforum da loro organizzati.

Per questi volontari portare gli ospiti delle Sbertoli in una realtà “normale” era uno degli obiettivi principali, favorire cioè un percorso inclusivo contrastando in maniera innovativa la loro esclusione dalla realtà di tutti.

Oltretutto alcuni degli ospiti erano impropriamente affidati alle Ville: era il caso di Maddalena che soffriva solo di epilessia o quello di Vincenzo sofferente di emiplegia, tant’è che ambedue vennero poi trasferiti all’AIAS.

Piera Baronti

Durante quella serata la Cavani, guardando verso la sala, vide queste persone e volle saperne di più. Fu l’occasione da cui scaturì l’idea di girare un film su una realtà “scomoda”, quella dei manicomi, quella delle Ville Sbertoli. Il titolo del film, che nella stesura del copione originale (conservato gelosamente da Piera), era “facce nude” o in alternativa “corpo d’amore”, divenne “L’ospite”, così come venivano chiamati i degenti delle Ville Sbertoli.

Al film parteciparono come attori alcune persone di Pistoia come Aldo Ferro, Galardini del Manzoni e lo stesso Attilio Guardincerri chiamato anche a collaborare alla regia del film. La Cavani, alla fine delle riprese, avrebbe voluto portarlo a Roma per consentirgli di continuare a lavorare nel settore cinematografico, ma Guardincerri non lo fece, aveva 24 anni e doveva terminare gli studi universitari. La prima de “L’ospite” a Pistoia vide la presenza dell’attore Glauco Mauri e di Lucia Bosè che, ricorda Piera, indossava un enorme mantello di colore blu.

A quei tempi Piera e Attilio si conoscevano per tramite dell’AIAS, di cui lui era consigliere. Nel 1971 l’AIAS portò i suoi assistiti, non senza qualche difficoltà, ad uno stabilimento balneare a Fiumetto. Attilio e Piera erano due degli accompagnatori, il primo come volontario la seconda come fisioterapista. Nacque una simpatia fra i due che si è poi trasformata in matrimonio pochi anni dopo.

Titoli di testa del film “L’ospite”

Il “diverso” disabile psichico o fisico allora non era ben visto dal mondo “normale”, la sera venivano portati ad una gelateria del luogo, con tutte le carrozzine veniva invasa la normale realtà con grande sconcerto delle persone “villeggianti”. L’esperienza di Fiumetto fu comunque significativa tanto che il mensile Famiglia Cristiana gli dedicò non solo un corposo articolo ma addirittura la copertina con il titolo “La storia più bella dell’estate 71”.

Non era facile allora avere delle idee “rivoluzionarie” nell’ambito del disagio mentale o dei portatori di handicap, con i cineforum del Lux e del Manzoni a Pistoia venivano invece affrontate tutte le problematiche della città, ed anche l’Ospite rientrò in queste discussioni.

La copertina di Famiglia Cristiana del settembre 1971 dedicata all’esperienza di Liliana Cavani

Don Siro Butelli che gestiva sia il cinema Roma che il cinema Verdi si trovava in difficoltà per le presenze, soprattutto del cinema Roma, si rivolse quindi ad Attilio a cui venne in mente l’idea di farne un cinema d’essai visto che a Pistoia molti film non passavano sui circuiti normali.

Siamo nel 1974 ed allora, appena sposati, Attilio e Piera andavano a Firenze in via Fiume a scegliere i film da proiettare. All’ingresso del cinema venivano distribuite le recensioni scritte da Attilio.

Erano gli inizi degli anni Settanta, pieni di progetti, utopie, scontri e fatti non sempre “facili”, anni difficili, molto.

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