mercoledì, Settembre 9, 2026

L’incontro fra Oriente e Occidente nell’arte di Yan Pei Ming

FIRENZE – Il “Pittore di storie” Yan Pei-Ming ha invaso le stanze del Palazzo Strozzi con le sue grandi tele, che uniscono storia e contemporaneità, fino al 3 settembre 2023.

Certamente è la più grande mostra dedicata all’artista franco-cinese in Italia a cura di Arturo Galansino, che ci propone un percorso di oltre trenta opere di grandi dimensioni che ci permettono di esplorare la potente e originale ricerca dell’artista sulla relazione tra immagine e realtà, in un cortocircuito tra vita personale e storia collettiva, simboli e icone della cultura e della storia dell’arte tra Oriente e Occidente.

L’artista franco-cinese Yan Pei Ming e alcune sue opere in mostra a Palazzo Strozzi (fotografie di Andrea Dami)

Chi è Yan Pei-Ming? È un artista cinese ed europeo, come gli piace definirsi: «Ma sono prima di tutto un artista». È nato a Shanghai nel 1960 e, come egli stesso afferma, “è cresciuto in Cina durante la Rivoluzione Culturale” e venti anni dopo si è trasferito in Francia, dove oggi vive e lavora.

La sua formazione artistica è avvenuta studiando la storia dell’arte europea che gli ha permesso di fondere tecniche e temi che “ibridano” Oriente e Occidente.

Ai modelli iconografici della cultura visiva occidentale si uniscono anche soggetti che rimandano in maniera diretta alla Cina, come la figura della tigre o quella di Mao, mentre quella di Bruce Lee, che è mito della sua infanzia, è anche l’anello di congiunzione tra Ovest ed Est, tra Hollywood e Hong Kong.

Nella bellissima mostra fiorentina possiamo ammirare dei “generi” come il ritratto: quello della madre e del padre o di personaggi storici come Mao Zedong, insieme a originali reinterpretazioni di opere come la Monna Lisa di Leonardo o l’Innocenzo X di Velázquez, che prendono vita dal modello, o meglio, dalle sue immagini fotografiche che l’artista estrapola da fonti diverse.

L’altro “genere” è la pittura di storia, le cui immagini fotografiche Yan Pei-Ming le ha estrapolate da fonti ancora diverse, come possono essere le due copertine della rivista “Time” dedicate rispettivamente nel 2008 al presidente russo Vladimir Putin e nel 2022 a quello ucraino Volodymyr Zelensky, per farci riflettere sulla contraddizione tra “realtà e rappresentazione”, tra “verità e costruzione delle immagini”, tema sempre più centrale nell’era della riproduzione e della condivisione digitale della storia pubblica e delle nostre vite private.

Anche alcuni “fatti” italiani hanno interessato Yan Pei-Ming “fermando”, sempre grazie alle immagini fotografiche, momenti drammatici che appartengono alla nostra storia, alla storia del Novecento, dall’esposizione a testa in giù dei corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci a Piazzale Loreto a Milano nel 1945, al corpo riverso di Pier Paolo Pasolini all’idroscalo di Ostia nel 1975 o al ritrovamento di Aldo Moro nel bagagliaio di un’auto a Roma nel 1978.

La pittura Yan Pei-Ming, come possiamo vedere, è «potente e diretta», come dice lui stesso. «Non è una carezza – afferma Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi –. Con questa mostra Palazzo Strozzi prosegue la sua missione nel creare un dialogo tra passato e presente, coinvolgendo artisti che sanno interpretare il nostro tempo. Yan Pei-Ming riflette sulla condizione umana, fondendo insieme fonti diverse tra realtà e immaginazione, vita privata e storia pubblica».

Andy Bianchedi, Presidente della Fondazione Hillary Merkus Recordati, parte del progetto, aggiunge: è un «luminoso compendio di ‘turbamento’ e orgoglio. Yan Pei-Ming è un artista visionario, un vero pittore ‘d’assalto’, immaginifico e coraggioso che obbliga chiunque si avvicini al suo talento a rispecchiarsi in una irreversibile sintesi tra presente e passato. Ogni sua opera, ogni suo segno invitano, anzi obbligano a pensare e ripensare, come ribadito dai suoi estimatori, in un salto temporale infinito, sublimato in una tempesta perfetta che avvolge e stravolge, in tutta la sua potenza visuale ed emotiva, gli animi sensibili».

Vorrei concludere il “viaggio” tra i grandi dipinti di Yan Pei-Ming con le sue parole: «Dipingo con molti sentimenti personali. Quando si parla di sentimento nella pittura contemporanea si risulta sempre un po’ sospetti. Pare non si debba mai utilizzare l’emozione, il cuore, io faccio esattamente il contrario! La pittura mi parla, parla allo spettatore, parla del suo tempo. Voglio essere attore della mia epoca».

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