PISTOIA – Un piccolo scrigno di arte barocca e rococò, recentemente restaurato e riportato allo splendore di un tempo, al centro di un antico orto botanico.
Uno sguardo sulla Pistoia dell’età moderna nel segno della presenza delle monache benedettine: è questo il filo conduttore delle aperture straordinarie di tre edifici nel centro storico in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, che come sempre rappresentano un’occasione da non perdere per conoscere la storia e ammirare l’arte e l’architettura di luoghi solitamente chiusi al pubblico.
Grazie alla cortesia e alla disponibilità dei volontari del Gruppo FAI di Pistoia, che ringraziamo, abbiamo preso parte a una visita guidata ai tre luoghi pistoiesi condotta dalla storica dell’architettura Giuseppina Carla Romby, che ha illustrato ai partecipanti la storia degli edifici e le loro peculiarità artistiche, stimolando collegamenti tra essi e sviluppando un’interessante visione d’insieme.
Un itinerario in tre tappe che si sviluppa dall’ex chiesa di Santa Maria degli Angeli per poi arrivare all’oratorio del Santissimo Crocifisso, termine di un percorso sacro e prospettico che attraversava il monastero delle benedettine come una sorta di Via Crucis, terminante proprio nel tempietto con l’immagine della Croce.

L’oratorio si trova in quello che un tempo era il cosiddetto “giardino dei semplici” del monastero, ovvero una sorta di orto botanico destinato alla coltivazione delle erbe officinali usate in farmacopea, per la produzione di medicinali naturali (”i semplici”) utilizzati dalle monache per curare i malanni più comuni e diffusi.
Un’area verde situata in una zona in cui il tessuto urbano di Pistoia era piuttosto rarefatto, posta non lontano dalla chiesa di San Francesco e lungo la via Borgo Stretto (oggi chiusa e inclusa negli spazi del Liceo Forteguerri nel suo primo tratto che parte da corso Gramsci). Un’attenta opera di restauro e di riqualificazione urbana realizzata negli anni passati ha permesso non solo di valorizzare l’edificio dell’oratorio, che svetta isolato in fondo al giardino, ma anche di dare nuova sistemazione a questo ambiente, oggi divenuto un piccolo parco urbano intitolato alla memoria di Paolo Novelli, vigile del fuoco medaglia d’oro al valore civile.
L’oratorio, con pianta centrale a croce greca, venne costruito nel 1752 e fu commissionato dalla badessa Maria Alma Costante Rutati e dalla sorella Teresa, anch’essa consorella del monastero, come ci ricorda l’epigrafe apposta nella parte centrale della pavimentazione.

La facciata si articola in due livelli divisi da un’importante cornice marcapiano che separa un doppio ordine di lesene sovrapposte ed è concluso da un frontone curvilineo; al di sopra di esso si trova un plinto a sostegno della Croce con la figura del pellicano (uccello che nella simbologia cristiana è immagine di Cristo eucaristico che dà da mangiare la sua carne e il suo sangue per la vita dei suoi figli). Sopra la finestra di facciata è presente un timpano spezzato sul quale svetta lo stemma dei Rutati, la famiglia delle due monache committenti.
La giornata di sole esalta i giochi di luce all’interno del piccolo edificio, un vero e proprio gioiello che grazie alla costanza e all’impegno di associazioni e cittadini è stato restaurato e riportato all’antico splendore.
L’interno del tempietto è un trionfo di decorazioni in finti marmi rossi e in stucchi che arricchiscono e impreziosiscono l’ambiente, dominato dalla grande croce di legno inserita nella nicchia absidale, termine e punto di arrivo di questo itinerario sacro che partiva dal monastero delle benedettine. In un percorso così sacralizzato che le monache dovevano percorrere, i simboli della Passione e della Resurrezione del Cristo contenuti all’interno dell’oratorio erano “segni parlanti”, evidenziati anche dal sontuoso apparato decorativo e figurativo dell’interno.

Le tre tappe del dramma della Salvezza sono incorniciate dai dipinti realizzati dal pittore fiorentino Vincenzo Meucci (1694-1766): il dipinto della Natività di Cristo, sovrastata dal cartiglio con gli strumenti della crocifissione; la Resurrezione del Cristo, con il bassorilievo dei tre chiodi; centralmente, al di sopra dell’altare maggiore, un dipinto funge da fondale al Crocifisso. La cornice di questo pannello è più decorata e presenta i simboli della cattura, della Crocifissione e Resurrezione di Cristo. A coronamento della raffigurazione centrale si ammira un gruppo scultoreo con Dio Padre, la colomba e testine di cherubini e angeli che arricchiscono il fastigio.
Alzando lo sguardo, la cupoletta centrale si imposta su quattro arcate che racchiudono tre finestre, con stucchi dal gusto rococò che conferiscono al piccolo ambiente un senso di maestosità, di leggerezza, di spaziosità, in particolare nell’alternanza tra oro e bianco, i due colori dominanti.
Grazie all’impegno e alla dedizione dei volontari del Gruppo FAI di Pistoia e alle illuminanti spiegazioni della dottoressa Romby, i visitatori hanno potuto conoscere meglio e apprezzare questo piccolo edificio sacro, per molto tempo purtroppo abbandonato e dimenticato dai pistoiesi, oggi “restituito” alla città e testimone del suo illustre passato.










