mercoledì, Settembre 9, 2026

Mauro Pescio in Segheria: non è la storia di un eroe quella di Lorenzo S.

PISTOIA – Sant’Agostino alle nove di sera è deserta, poche macchine in giro, la “zona industriale” della città si è fermata ed attende il lunedì per ripartire.

Quasi in fondo all’area però ieri sera c’erano luci accese, persone giovani e meno giovani che hanno affrontato all’aperto, con coraggio, i primi freddi della stagione. C’era movimento a “La Segheria” degli Omini, una piccola ma al tempo stesso grande luce accesa nel mare magnum del teatro che quest’anno festeggia sei anni di attività.

Mauro Pescio durante la serata a La Segheria (foto di Stefano Di Cecio)

Come loro consuetudine hanno spesso ospiti e ieri sera c’era Mauro Pescio, attore e autore dal 2013 per Radio24, Radio2, Radio3, Audible, Chora e Raiplaysound. Autore anche dei podcast La pienaGenova per tuttiLa cattura e Io ero il milanese. Quest’ultima opera era l’oggetto della serata nelle forme e nei tempi del teatro.

Lo spettacolo è il racconto di un uomo , Lorenzo S., che nella vita ha fatto tante scelte sbagliate, un uomo con cui la sfortuna si è accanita, un uomo che ha toccato il fondo, ma che da quel fondo si è rialzato. Dimostrando così che non devono  mai venire meno la fiducia e la speranza e, soprattutto, l’importanza di offrire sempre un’altra possibilità.

Il carcere e i suoi annessi e connessi con la società è un argomento di estrema attualità, abbiamo parlato con Pescio partendo dalla sua esperienza lavorativa, passando per il racconto di Lorenzo e altro.

Da quando svolgi la tua attività di attore?

Le prime cose le ho fatte a 17-18 anni, adesso ne ho quasi 50. Dopo le scuole superiori mi sono formato a Milano alla scuola Paolo Grassi. Dal 98 attore e dal 2013 ho cominciato a lavorare come autore per il teatro e principalmente per la radio.

La scelta di dedicarti a storie come quella di Lorenzo è stata casuale o voluta?

Mi ritengo una persona abbastanza impegnata, ma non mi piace presentarmi “troppo impegnato”, ma come uno che fa tante cose differenti. Quando ho avuto la possibilità, soprattutto grazie alla radio, ho fatto molti incontri. Mi piace essere trasversale nelle cose e, in mezzo quelle più o meno leggere, ho inserito anche temi come quello del carcere, della detenzione eccetera. Quando poi ho trovato questa storia ho pensato che fosse molto importante socialmente ma anche una storia molto bella per chiunque.

È una storia molto complessa, tra l’altro anche molto attuale, considerando le situazioni delle carceri in Italia, cioè della possibilità, anzi della necessità di trovare forme alternative alla detenzione.

Sono d’accordissimo su quello che dici, oggi ci sono 61 mila detenuti circa, quelli con pene definitive sopra i 5 anni sono meno di 10 mila, se tutti gli altri potessero accedere a delle pene alternative le carceri si svuoterebbero in un attimo. C’è un disegno politico che non vuole svuotarle. 

Come ti sei imbattuto in questa storia?

Perché conoscevo, per altri lavori precedenti, la redazione di “Ristretti Orizzonti”. Ero già in contatto con Ornella Favero, direttrice di questa rivista che si fa nel carcere di Padova in via Due palazzi. E’ stata Ornella a chiamarmi al telefono il giorno in cui Lorenzo è uscito per sempre dal carcere. Mentre lui usciva dal portone lei era fuori ad aspettarlo e ha chiamato me. È un mistero perché abbia chiamato me, è una cosa istintiva, glielo ho chiesto mille volte. Ornella Favero è una donna un po’ più grande di me di età, che ha un ufficio stampa, ha lavorato nell’editoria, conosce tantissima gente, ha una agenda di persone sicuramente anche molto più competenti di me. Ha chiamato comunque me per un suo istinto, e mi ha detto “vieni ne vale la pena” io non ci ho pensato due volte e sono andato.

Da lì è nato lo spettacolo che fa riflettere molto…

Questa storia l’ho portata tantissimo in carcere, è un progetto che è un podcast, un libro ed uno spettacolo. Il podcast di “Io ero il milanese”  ha raggiunto veramente milioni di persone (in onda su Rai Play Sound ndr), questa storia ha avuto un passaparola clamoroso, ha generato veramente molto interesse, se ne è parlato anche al Parlamento Europeo. Nel giro di pochi mesi è diventata una cosa molto  importante sia per il tema, sia per come è stata trattato. La presentazione del libro e soprattutto lo spettacolo, li ho portati dentro le carceri girando l’Italia. Praticamente sono stato in almeno una quindicina di carceri differenti ed è stata un’esperienza che non lascia indifferenti, per quanto poi ci si abitua anche a quello. 

Quali progetti hai per il futuro?

Da una parte voglio staccarmi, non voglio diventare il profeta del carcere con il megafono, non voglio perché non è il mio ruolo. Anche come creatore di contenuto penso che replicare un’altra storia non sia altrettanto efficace. Per cui ho altri progetti di podcast, sto scrivendo un libro, sto facendo altre cose con temi diversi. Sicuramente però il mondo del carcere, il mondo detentivo e la sensibilità che vi ho trovato, è qualcosa su cui tornerò a lavorare magari fra un anno o due.

Il libro “Io ero il milanese” è edito da Mondadori.

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