PISTOIA – La serata al Puccini Gatteschi con Luca Bracali è stata vissuta dai numerosi presenti come un incontro con un vecchio amico, spogliato della sua notorietà per raccontare di sé, della sua vita e della sua nuova passione: il drone.
Nell’introdurlo, Paola Fagnani, organizzatrice dell’evento, non nasconde un po’ d’emozione nel riassumere per sommi capi chi è e cosa ha fatto Luca Bracali nei suoi quarantuno anni d’attività, felice che la sua testimonianza e il suo ultimo libro di fotografie “Over the Horizon” possa trovare una collocazione negli eventi di Pistoia capitale del libro.
A colloquiare con Luca Bracali era presente un altro scrittore e viaggiatore, Lorenzo Cipriani, che parte citando Leonardo Da Vinci e in particolare il suo disegno, realizzato nel 1473 all’età di 21 anni, “Paesaggio con fiume”, il primo esempio di paesaggio puro nell’arte occidentale, una veduta della Valdinievole “a volo d’uccello” dalla chiesa della Madonna della Neve a Montevettolini.

La prima domanda a Bracali riguarda proprio il suo modo di operare, in che misura si articolano arte e tecnica.
Bracali è decisamente contro qualsiasi uso di foto ritocchi e tanto più dell’intelligenza artificiale, si definisce un purista delle immagini, usa la super tecnologia del drone per raccontare, documentare, testimoniare la realtà. Non può e non deve travisarla, usare il drone è come avere un cavalletto fotografico stabile ma volante che può essere usato ovunque con risultati inaspettati sorprendenti. Volare e vedere il mondo dall’alto è l’avverarsi del desiderio della vista “a volo d’uccello” che Leonardo immaginava nel ‘500.
Bracali non si ferma laddove bisognerebbe fermarsi ma si spinge oltre, una volta percepita quella che ritiene l’immagine giusta è lì che preme il pulsante e scatta. Il suo studio è quello della luce, del soggetto e della composizione armonizzate dalle infinite possibilità di movimento del drone, come l’altezza, la rotazione, il tilting (la capacità basculante).
La fotografia è sempre stata il suo sogno, più precisamente dal 1992, quando si recò in Groenlandia nell’isola di Ammassalik e dove fece le sue prime foto in elicottero, poi la mongolfiera, il deltaplano a motore, l’ultraleggero e l’idrovolante, ma il drone è unico. Con quello si può andare oltre, buttarsi dentro a un vulcano o in mezzo a ghiacciai. Tutto sta a trovare il soggetto giusto, dargli un’interpretazione che possa colpire il tuo cuore e se fa breccia nel tuo cuore sei già un passo avanti per arrivare anche a quello degli altri. Fare foto alla fine diventa piuttosto semplice, quello che veramente è difficile invece sono i video. Si deve saper coordinare quattro/cinque movimenti del dito, questo risulta più facile alle persone nate dopo il 2000, che sono praticamente nativi digitali e hanno un allenamento continuo con i videogiochi.

Bracali all’età di 61 anni si è inventato da solo un modus operandi allenandosi continuamente e affiancando la sua creatività ai movimenti. Il drone non ha confini, non ha limiti e finché Luca non raggiunge lo scatto che vuole non molla la presa. Il drone per lui è diventata una “droga” ma questa sua grande passione prima o poi andrà a finire, perché è più facile girare con un mitra, che in America si trova anche nei supermercati, piuttosto che con un drone.
In molti dei luoghi che ha visitato lo sequestrano direttamente all’arrivo per restituirlo quando riparti. Cita esempi e aneddoti come quello dell’Algeria dove se trovato con un drone te lo sequestrano. I Tuareg gli hanno chiesto un affitto di 250 euro al giorno per un drone di contrabbando perché non possono usarlo nemmeno loro. In Birmania non si entra e gliel’hanno sequestrato, quindi, per poter volare sui templi più belli dell’umanità, che motivarono Tiziano Terzani a dire che la razza umana poteva dirsi fiera grazie alle meraviglie di Bagan, si è fatto comprare un drone dalla sua guida che glielo ha fatto trovare nella camera d’albergo. Poi in altre occasioni storie di droni presi a sassate o a fucilate quando si trovava a riprendere gli orsi polari.
I suoi viaggi ovviamente sono minuziosamente progettati ma quando poi si arriva on site c’è sempre la sorpresa, l’imprevedibile. Quando è andato in Kazakistan e più precisamente nel deserto Mangystau, che per lui è uno fra i tre i luoghi più belli al mondo, ha dormito lì per assistere all’alba, il tramonto e la notte. Quest’ultima l’ha fotografata per cogliere il cielo stellato, poi al mattino, sfruttando le primissime luci dell’alba, e la sera con le ultime luci del tramonto, tirando fuori colori assolutamente naturali e non foto ritoccati. Parla delle condizioni meteo spesso sfavorevoli come l’imprevedibilità del vento o della pioggia.
Una volta in Islanda tirava un vento così forte, ma così forte che ovviamente era impossibile volare ma ci è riuscito. Quando ha recuperato il drone l’ha preso in mano, poi considerato che lui è profondamente cristiano e dopo ogni volo prende il drone, lo bacia e lo dedica a Dio, quella volta il vento forte che tirava faceva girare le eliche all’impazzata che gli hanno tagliato il naso pienando il suo volto di sangue. Ha avuto anche altre difficoltà apparentemente insuperabili ma poi è stato proprio allora che “gli si è chiusa la vena” fino a trovare una soluzione.

Ricorda la sua storia di quando aveva 15 anni e frequentava l’IPSIA al Pacinotti, “non avevo carattere – dice – ero ipocondriaco e forse lo sono ancora”, si ricorda il giudizio datogli da una sua professoressa: “Bracali Luca, chiuso nel suo piccolo limitatissimo mondo dal quale non riesce quasi a uscirne fuori”. Era già pieno di insicurezze e quel giudizio aggravò ancora di più la situazione. Quarant’anni dopo, durante una cena di classe era presente anche la succitata professoressa, una soddisfazione sentirla dire “Mamma mia sei diventato famoso”, e si ricorda il suo giudizio dicendo “Che cazzata che ho detto”. Quel giudizio allora lo spinse verso la fotografia convinto di poter fare qualcosa in quel campo.
Iniziò con le fotografia sportiva, la prima volta a Prunetta per la rivista Cronosport per le gare provinciali, poi passò a Moto Toscana quindi alle gare regionali, nazionali e internazionali. Infine al Motomondiale oggi MotoGP, poi la Formula uno all’epoca del grande Ayrton Senna.
Quindi la svolta, un servizio giornalistico per la rivista Auto. Con una macchina concessa dalla Toyota cui era piaciuto il progetto, in un mese vistò 15 Paesi percorrendo 15.000 km arrivando persino alle isole Svalbard. Da allora si è sempre più appassionato al mondo e alle sue bellezze.
Nel 2004 si parlava di buco dell’ozono e si chiese perché non andare in Antartide e capire meglio cosa fosse questo buco dell’ozono. Arrivato nella Vernadsky Research Base dove Jonathan Shanklin nel 1985 lo aveva scoperto, parlò con degli scienziati e si fece un’idea per capire se i giornalisti dicevano balle o la verità.
Nel suo percorso professionale ha anche fotografato modelli, nudi d’autore, le Ferrari di Schumacher oppure le Lamborghini. Oggetti di lusso che non sono per tutti ma il mondo invece appartiene a tutti e si è sviluppato in lui un grande amore per la Terra e ha cominciato a viaggiare cercando di scoprire questo pianeta meraviglioso fino a visitare appunto il suo 161º paese.

Il prossimo viaggio sarà in Russia, nella penisola dello Yamal.
Lo scopo è il suo prossimo progetto, un libro sulle donne, che ha in testa da vent’anni. Portare avanti i loro diritti, nel 2002 in Oman sentì parlare di infibulazione su una bambina di due giorni, un vero e proprio strazio. Vuole raccontare la bellezza interiore delle donne, di qualunque società di qualunque posizione sociale, le donne vere autentiche che raccolgono il tè, che vanno nelle miniere, che portano sulla testa sassi di tutti i tipi. Gli mancano le donne Nenets, le mandriane di renne, donne che vivono a 30° sotto zero in mezzo al niente nello Yamal. Conducono i branchi di renne, costruendo le tende e allevando bambini, portando avanti la loro piccola società a queste temperature in luoghi così remoti e isolati. Vivrà con loro, lo accompagneranno una dottoressa di 76 anni ed una signora di 79 con una forza ed energia invidiabili. Dormiranno nelle Chum (le loro tende) tutti insieme.
Luca Bracali non crede al caso, la sua è stata ed è una vita piena di cose che lo hanno reso quello che è oggi seguendo un disegno divino.
Se dovesse scegliere fra macchina fotografica e drone cosa appendere al chiodo, oggi sceglierebbe la macchina fotografica.









