LUCCHIO – Un “borgo sospeso” arroccato sulla vetta del monte, un “nido d’aquila” quasi inaccessibile, per secoli guardiano della valle della Lima percorsa da soldati, mercanti e pellegrini.
È il paese di Lucchio, frazione di Bagni di Lucca, a poca distanza dal confine tra le due province di Lucca e Pistoia: oggi quasi abbandonato – l’ultimo censimento conta una trentina di abitanti – e raggiungibile solo percorrendo una strada stretta e tortuosa che si stacca dalla statale 12 all’altezza delle cave della Lima e risale a stretti tornanti il ripido pendio della montagna.

Appigliato a uno sperone roccioso, circondato da boschi e castagneti, con la sue case di pietra addossate le une sopra le altre e la Rocca sovrastante, il borgo domina dall’alto il medio tratto della valle di Lima, ripagando il visitatore che “si arrischia” ad arrivare fin quassù con scorci suggestivi e con i colori e gli odori dell’Appennino. Siamo a quasi 800 metri di quota, immersi in uno scenario montano dove lo sguardo si perde a nord verso Vico e Popiglio, e a sud verso la Penna di Lucchio (1176 m), cima rocciosa dall’aspetto “dolomitico” che si può raggiungere dal paese attraverso un sentiero lungo il crinale.
Come molti altri paesi di questa zona, anche la storia di Lucchio affonda le proprie radici nell’età medievale ed è strettamente connessa alla viabilità attraverso l’Appennino e ai traffici e alla mobilità che a partire dal XI secolo riprendono slancio e vigore in tutta Europa.
Le prime testimonianze sull’insediamento sono riconducibili alla presenza della pieve di San Pietro, attestata agli inizi del Duecento: la chiesa è stata più volte rimaneggiata nei secoli successivi e ampliata nel corso del Seicento, con il campanile eretto nel 1894 in sostituzione di quello più antico.

La Rocca, edificata sullo sperone roccioso che domina il borgo e quasi “sospesa” sopra di esso, viene menzionata per la prima volta solo nel 1327, anche se una prima fortificazione era già presente: alcuni studiosi la fanno risalire addirittura al VII secolo, nel periodo degli scontri tra Longobardi e Bizantini per il controllo dell’Appennino.
Al di là delle varie ipotesi sulle origini del castello e del borgo, che nel suo nome, derivante dal latino “lucus”, richiama al “luogo ricoperto di boschi” in cui è inserito, è innegabile il ruolo fondamentale nel controllo della media valle della Lima che l’insediamento assunse nel corso del Medioevo. Arroccato in quota e praticamente inespugnabile, Lucchio costituiva un punto strategico dal punto di vista militare, tanto che i lucchesi, impadronitisi del castello nei primi anni del Trecento, resero la rocca uno dei più importanti baluardi difensivi dei confini di Lucca: il suo possesso permetteva di controllare, da una posizione privilegiata, la strada che percorrendo la valle della Lima metteva in comunicazione Lucca con i valichi appenninici, nonchè di tenere “sott’occhio” i movimenti di Pistoia nei suoi territori montani.

Non a caso uno degli eventi più significativi della storia di Lucchio è legato alla figura del condottiero e capitano di ventura Castruccio Castracani, che, divenuto signore di Lucca, utilizzò la rocca come avamposto nelle sue campagne militari contro Pistoia per il controllo delle vie appenniniche. Forse fu lo stesso Castruccio a restaurare e ricostruire il vecchio castello, un’ipotesi suggerita dall’intensa attività edilizia promossa dal signore lucchese durante il suo breve governo (1325-1328) per rafforzare i confini con una vera e propria “rete” di castelli e fortificazioni militari.
Anche nei secoli successivi Lucchio mantenne un importante ruolo di sorveglianza dei confini lucchesi, ospitando fino alla metà del XVII secolo un presidio militare. Successivamente la rocca perse il suo ruolo strategico e militare, tanto che nel 1826 venne venduta alla famiglia Pacini, che converti l’edificio in abitazione e i terreni circostanti in orti.

Fino alla metà del secolo scorso la popolazione di Lucchio era costituita da boscaioli, carbonai, contadini, con un’economia legata alle attività montane e una società contraddistinta da un forte isolamento, diretta conseguenza del carattere “inaccessibile” del borgo. A partire dagli anni Cinquanta e Sessanta si è avviato un inesorabile processo di spopolamento del paese e di emigrazione verso la piana e i centri urbani: un fenomeno certamente comune a tante realtà montane del nostro Appennino, ma che a Lucchio si avverte in maniera particolare, tanto che il paese si è guadagnato l’appellativo di “borgo fantasma” abitato stabilmente da pochissime persone.
Eppure non mancano i tentativi di valorizzazione e di recupero dei vecchi edifici in pietra del borgo per dare “nuova vita” e nuove speranze a Lucchio, altrimenti destinato a un lento e irrimediabile abbandono. Puntando soprattutto sul turismo “lento”, sulla riscoperta del patrimonio secolare di mestieri e tradizioni montane, sulla sostenibilità ambientale, su escursioni e iniziative volte a mettere in risalto il positivo rapporto tra uomo e natura in questo suggestivo contesto montano. Visitare Lucchio significa essere abbracciati dal vento che spira tra le rovine della Rocca, immergersi in un’oasi di pace e silenzio dove il tempo sembra essersi fermato, restare stupiti dai dettagli e dai particolari della natura che si manifesta a ogni passo.

Si lascia l’auto nello stretto parcheggio all’inizio del paese, lì dove un’antica fonte in pietra – menzionata già nel 1605 – ricorda quello che per secoli è stato l’unico mezzo di approvvigionamento idrico del paese: da qui in avanti la strada si restringe, i ciottoli in pietra sostituiscono l’asfalto e si entra in un’atmosfera magica, in un luogo che, visto da lontano, ricorda più le Dolomiti lucane che non l’Appennino lucchese.
Strette stradine, case arroccate e addossate una accanto all’altra, passaggi sotto le volte, muri a secco, orti e cortili semiabbandonati, il vede delle montagne e dei boschi, il grigio luminoso della pietra. Sul paese veglia la Rocca, raggiungibile attraverso un sentiero: qui si può ancora distinguere la cinta muraria che segue l’andamento irregolare del baluardo roccioso, mentre della sede della guarnigione rimangono solo i resti delle fondamenta e alcune murature, e la fortificazione si presenta come una sorta di “grande terrazza” da cui si può godere di uno spettacolare panorama sugli Appennini e le vallate circostanti.
Il borgo, di impianto medievale, costituitosi tra XII e XIII secolo con l’arrivo dei coloni impiegati nella costruzione e nel mantenimento del castello, si sviluppa in massima parte lungo l’unica e ripida strada che attraversa il paese, fra piazzette, terrazze, “castelli” di case in pietra e muriccioli che talvolta “aprono” a bellissimi scorci paesaggistici. Verso la fine del paesino, la già menzionata pieve di san Pietro, che al suo interno conserva il fonte battesimale del Seicento e l’altare maggiore in pietra serena con ciborio a conchiglia databile al Settecento.
Un luogo magico e suggestivo, testimonianza sia dell’adattamento dell’uomo a luoghi impervi e isolati, sia dello strettissimo legame con la natura e l’ambiente montano, che a Lucchio non è semplice “scenario”, ma vivo protagonista. Un borgo da riscoprire e valorizzare come parte integrante della storia, della cultura e delle tradizioni della nostra montagna.










