mercoledì, Ottobre 7, 2026

Luciano Ligabue e la sua “Notte di Certe Notti” emozionano Firenze

FIRENZE – Ieri sera il Nelson Mandela Forum non è stato soltanto un palazzetto: è diventato un punto di incontro tra chi è cresciuto con Ligabue e chi lo ha scoperto più tardi, ma ne riconosce la stessa traiettoria emotiva.

“La Notte di Certe Notti” è arrivata a Firenze come una celebrazione, certo, ma soprattutto come un ritorno alle radici: trent’anni di “Buon compleanno, Elvis!” che non sono un anniversario, ma una linea continua proiettata dal passato che ancora oggi vibra.

Alcuni scatti del concerto di Luciano Ligabue al Mandela Forum di Firenze (fotografie di Simone Tofani)

L’ingresso non ha cercato teatralità: è stato una scarica di adrenalina, un partire subito a pieno regime, senza preamboli, solo energia e voglia di far festa in questo trentesimo compleanno.

Il pubblico ha risposto immediatamente, con quella prontezza che nasce quando si riconosce qualcosa di familiare, di necessario. Ligabue è proprio questo: è lì al centro del palco, ma sembra di averlo accanto in platea. La separazione tra palco e realtà si dissolve, e ognuno dei presenti lo sa bene.

La scaletta è come un viaggio a ritroso e in avanti allo stesso tempo, senza mai scadere nell’effetto nostalgia. Ogni passaggio ha portato con sé una vibrazione precisa: la sensazione di attraversare un pezzo di vita condivisa, di ritrovare frammenti che non appartengono solo a chi li ha vissuti, ma a intere generazioni. La musica non ha riproposto ricordi: li ha rimessi in movimento.

Le canzoni più radicate sono tornate come pagine ancora vive, capaci di riaccendersi in un istante, mentre quelle più recenti si sono intrecciate con naturalezza, come se fossero nate per stare lì, in quel flusso.

Ligabue non ha celebrato semplicemente le sue canzoni: ha cucito emozioni, ha collegato epoche, ha trasformato ogni brano in un frammento di un discorso che non si è mai interrotto. La setlist non è stata una sequenza: è stata una narrazione legata a doppio nodo al suo pubblico.

Tra un brano e l’altro ha parlato poco, ma ogni parola era calibrata. Non c’era retorica, c’era gratitudine: quella di chi sa di essere stato scelto come compagno di viaggio da ben oltre i trent’anni di questo album.

Il numeroso pubblico presente fin dal pomeriggio ha trasformato il Nelson Mandela Forum in un unico organismo pronto a festeggiare “Buon compleanno, Elvis!”. Ogni strofa diventava un coro, ogni accordo un fiume danzante mosso dall’energia del palco. E nei passaggi più intimi, quelli in cui la serata si faceva più leggera e penetrante, arrivavano le emozioni più uniche, quelle che ognuno porterà con sé.

Il finale è stato un continuo crescendo tra energia e ricordi: una linea che si ampliava passo dopo passo, come se ogni brano aggiungesse un tassello a qualcosa che stava maturando da tutta la sera. Le ultime note sono rimaste sospese sopra il pubblico, dense e leggere allo stesso tempo, proprio come accade solo in certe notti.

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