PISTOIA – Dodici anni possono sembrare un soffio o un’era geologica, dipende da cosa ci metti dentro.
All’H2NO, in via Eugenio Montale, ci hanno messo musica, notti piene di emozioni, volti felici e tanta passione, come se quel locale fosse una seconda casa. Ora però il sipario si chiude: a fine maggio il circolo saluterà il suo pubblico per l’ultima volta, e lo farà sabato 30 maggio, come sempre con ottima musica fino a tarda notte.

È stato proprio Gian Filippo Morganti, per tutti Pippo, a darne notizia tramite i canali social. Pippo è stato per dodici anni la mente e il cuore pulsante dell’H2NO, ma con il tempo si è ritrovato l’unico a sostenere un progetto nato per essere condiviso con gli altri soci. Un progetto che dall’esterno poteva sembrare semplice, perché il locale ormai era già avviato e aveva il suo ecosistema, ma che in realtà aveva dietro una grande complessità gestionale. Per i frequentatori scorreva tutto come sempre; sotto, però, c’è stata una grande lotta da parte di Pippo per tenere in piedi e aperto un luogo così grande, così vivo, così chiaramente pensato per essere portato avanti da più mani, sia come idee che come attività giornaliere necessarie. E detto tra noi, ci riusciva, e lo faceva dannatamente bene.
L’H2NO aveva aperto nel 2014, portando alle porte della città un luogo che mancava, in una città difficile, restia ai cambiamenti e alle novità: un club dove la musica non era solo intrattenimento, ma un modo di stare insieme.
In dodici anni sono passati artisti affermati e non, dj che hanno segnato stagioni intere, band che hanno trovato qui una tappa del loro percorso verso il successo.
Il pubblico arrivava da tutta la Toscana e dalle regioni limitrofe, e il locale aveva superato persino il momento buio dell’intrattenimento dovuto alla pandemia del Covid reinventandosi e tornando con una nuova energia e nuova voglia di far musica.
Eppure, anche i posti che sanno reinventarsi non sono del tutto immuni al tempo e agli stravolgimenti.
L’H2NO, nel suo percorso ha proposto musica di qualità, serate curate, eventi culturali e concerti che andavano regolarmente sold out. Ma negli ultimi anni è successo qualcosa che nessun locale può controllare: la città, con le sue persone, che un tempo erano il cuore di quelle notti, ha via via smesso di esserci andando così ad interrompere un legame ciclico che durava da anni.
L’H2NO ha nuovamente scritto altre pagine, attirando ancora di più il pubblico che arrivava da fuori, segno di quanta passione e capacità era messa in campo settimana dopo settimana. Però un pubblico “lontano” che lo attiri solo in alcune circostanze o eventi, difficilmente sostituisce la gente della tua città ed entra a far parte del tuo ecosistema, quello da cui nasce il ricambio generazionale sia in pista che fuori. Un mutamento che non è dovuto alla qualità del club — che è stato per più di un decennio il vanto di Pistoia e lo è tuttora mentre ci avviciniamo alla serata di chiusura — ma a un cambiamento più ampio nelle abitudini e nei desideri del pubblico locale e della città di Pistoia.
Per anni Pippo ha portato avanti l’H2NO con un impegno che andava ben oltre il lavoro: era una responsabilità quotidiana, un investimento emotivo e fisico costante, un progetto che richiedeva presenza totale. Ha affrontato difficoltà, cambi di rotta, stagioni incerte, reinventandosi ogni volta pur di tenere acceso quel palco. Ma oggi, tutto quel turbinio logorante, non può più gravare sulle spalle di una sola persona: senza una squadra con cui condividere il peso, le decisioni e la ricerca di idee, le condizioni per proseguire purtroppo non ci sono più, nonostante il grande amore per la musica e per questo percorso.
Sicuramente non è una scelta presa a cuor leggero, ma c’è la consapevolezza che certi percorsi non possono essere sostenuti in solitaria, un gesto che dà ancora più importanza a quello fatto fino ad adesso.

L’ultima serata sarà il 30 maggio, e il tam tam frenetico sui social fa già capire che non avrà il sapore di un addio formale, ma quello di un gesto rivolto alle persone, ai loro ricordi, alle vite che per un tratto si sono intrecciate tra quelle mura. Non è un omaggio a un luogo in senso geografico, ma a chi l’H2NO l’ha vissuto davvero: a chi ci è entrato una volta sola e a chi ci ha passato anni, a chi ci ha trovato un pezzo di sé senza nemmeno accorgersene e a chi ha fatto sì che quel posto potesse esserci.
Un’ultima occasione per fare “casino” e far vagare la mente a cosa ha voluto dire l’H2NO per tutti noi: per i ragazzi che, ancora minorenni, sentivano i più grandi parlarne nei corridoi delle scuole e immaginavano il momento in cui sarebbe toccato a loro poterci andare; per chi, una volta cresciuto su quella pista, ha trovato lì un amore, un’amicizia, una famiglia. Per chi ha ballato e cantato fino a perdere la voce, per chi ha scoperto un artista per caso e da quel momento se l’è portato addosso come un tatuaggio, per chi ha capito che quelle notti non si potevano spiegare: si poteva solo ringraziare di averle vissute.
Quando le luci si spegneranno, il silenzio che calerà sarà assordante. Ma resterà una tessitura invisibile, costruita notte dopo notte, che continuerà a unire le persone che hanno condiviso quel luogo: storie, volti, e quella sensazione irripetibile di essere stati parte di qualcosa che non si replica altrove.
E, come nelle migliori pellicole, non è escluso che un giorno le luci di quel palco possano riaccendersi, forse sotto lo stesso nome o chissà. Gian Filippo Morganti valuterà nel tempo le proposte che sta ricevendo e capirà se esistono davvero le condizioni per un ritorno o un nuovo capitolo, sempre ricco di musica e passione.
Per ora è solo una possibilità, niente di più, forse una speranza che nasce nei cuori di chi quel posto l’ha vissuto e chiamato casa, ma è abbastanza per non chiudere del tutto la porta. L’unica cosa certa è che il 30 maggio ci sarà l’Ultima Festa dell’H2NO, e sarà una grande festa.










