di Vannino Chiti
PISTOIA – Ieri, a Pistoia, durante una manifestazione sulla pace Daniela Belliti ha annunciato, con commozione sofferta, la sua decisione di lasciare il PD.
Daniela è una personalità importante della politica pistoiese: per la sua storia – è stata segretaria provinciale dei Ds e poi dello stesso PD, vicesindaco di Pistoia rinunciando per l’impegno preso con la città alla sua elezione in Consiglio regionale -, per la sua competenza – è ricercatrice di filosofia politica -, per la sua coerenza, il rigore, la visione etica che accompagnano da sempre il suo impegno.
Le posizioni assunte dal PD in parlamento sul riarmo hanno rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma lo stato di insoddisfazione è più di fondo e non personale: nel partito continuano a non esserci sedi di discussione vera, per cui le differenze diventano dissenso, il dissenso viene ignorato o considerato un pericoloso ostacolo all’equilibrio realizzato tra le correnti, alla fine si giunge a rotture che stanno privando il PD di tante energie.
Immagino che qualche esponente locale della confederazione correntizia, particolarmente in auge nel nostro territorio, si stia stropicciando le mani, tra sé e sé felice nel considerare il proprio destino futuro, fingendo magari esteriormente rammarico per “l’inspiegabile abbandono”.
L’ipocrisia da sempre accompagna la mediocrità! Purtroppo, come ho cercato di dire, l’abbandono del PD non è né inspiegabile né isolato, a Pistoia, in Toscana, in Italia. Non si sta realmente cambiando strada nei territori , come Letta aveva fatto sperare al momento della sua elezione.
In ogni caso, a Pistoia, l’uscita di Daniela Belliti dal PD è destinata a cambiare profondamente gli equilibri nella politica locale, già tormentata da un centrosinistra diviso e perciò ancora più debole di fronte alla sfida della destra.
E questo panorama non è certo confortante.









